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Sarà la Sicilia a pagare l’accordo FIAT-OPEL?

fiat.jpgdal Comitato delle Due Sicilie-SICILIA. L’industria metalmeccanica siciliana di ieri e di oggi.
Alla fine ciò che si sapeva sarebbe prima o poi successo, è avvenuto.Quella fabbrica FIAT di Termini Imerese, costruita con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, doveva essere chiusa poco dopo secondo la strategia usata dai dirigenti dell industrie del Nord. Il trucco era semplice: si aprivano capannoni al Sud con la scusa di portare lavoro, ma il vero obiettivo era intascarsi i fondi della Cassa e rimettere a nuovo le fabbriche del Nord.E così dopo essersi rifatto il cappotto nuovo, i dirigenti padani chiudevano la fabbrica che con tanto spirito di “servizio alla nazione”, avevano aperto nel Meridione.

Per Termini Imerese le cose erano andate diversamente ma solo perchè i nostri “cari” politici siciliani, da bravi cagnolini scodinzolanti avevano capito che da quella grossa “vastedda” di pane, cascavano grosse molliche.E fu così che Termini divenne il simbolo del clientelismo isolano, infatti grazie ai voti generati dalla fabbrica, veniva tenuta in vita dagli aiuti di stato, dalle Regione e dalla UE.
Ma adesso Termini Imerese sembra non servire più, ha esaurito la sua funzione clientelare, causa scenari economici che impediscono ulteriori sprechi clientelari.
Resta l’incognita di centinaia di famiglie che rimarranno sul lastrico, e del know-how tecnologico che in ogni caso era stato ottenuto in Sicilia.
A questo punto la domanda è lecita: perchè se la Fiat chiude Termini, lo stabilimento non può continuare a costruire automobili per altre case?Meglio ancora, perchè non fondare una casa automobilistica meridionale, una FIAT delle Due Sicilie?
La fabbrica l’abbiamo, la tecnologia pure, ed abbiamo anche la legittimazione storica per farlo: l’archeologia industriale siciliana ci racconta che a Palermo, nei pressi del Porto Vecchio sorgeva una fonderia gigantesca, che fino al 1871 contava più di 700 operai(1).
Questa industria si chiamava: Fonderia Oretea ed era di proprietà dei Florio. Fiore all’occhiello della nostra Industria, le cronache dell’epoca raccontano che portasse lo stemma borbonico nella parte alta dell’ingresso in quanto grosse erano le commesse effettuate dalla Casa Reale di Napoli.
In questa fabbrica, si producevano strumenti di precisione per macchine a vapore, come pressostati, pressometri e manometri che venivano esportati in tutta Europa, infatti ancora oggi i musei marittimi del vecchio continente conservano questi preziosi marchingegni.
La tecnologia nell’isola raggiunse un livello tale che nel 1846 fu costruita nella suddetta fonderia, la prima macchina a vapore interamente siciliana(2) (la FIAT nacque solamente nel 1899)
Fu il raggiungimento di questi primiti a spingere i siciliani ad osare sempre di più e così nel 1854 i fratelli palermitani Luigi e Salvatore De Pace fondano la “Società di Navigazione Sicula Transatlantica”, la prima in Italia a collegare gli Stati Uniti con l’Italia(3). Le Due Sicilie, tramite il piroscafo “Sicilia” furono così collegate stabilmente a New York dove nel frattempo era stata aperta la prima ambasciata della Penisola Italiana: quella del Regno delle Due Sicilie.
Certo sarebbe un sogno avere una fabbrica di automobili tutta meridionale, e siamo coscente che farlo costerebbe parecchi soldi oltre ai grossi ostacoli di natura politica, così ci accontentiamo di lanciare l’idea per il nome del marchio: Oretea industrie automobilistiche
(1) Stato unitario e disarmonie regionali – Guida Editori – 1987
(3) Il Mezzogiorno preunitario – Bari – 1988
(4) The Postal Gazzette – giugno 2006

Davide Cristaldi – Comitati Due Sicilie

www.comitatiduesicilie.org

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