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Acqua pubblica, più di 150mila in corteo "A Roma per difendere il sangue della terra"

Da piazza della Repubblica a piazza Navona contro la legge di privatizzazione del governo. Il Forum italiano dei movimenti : “Raccogliamo le firme. Entro il 2011 faremo un referendum”- di GIULIA CERINO


Acqua pubblica, più di 150mila in corteo
ROMA – Quando i primi sono arrivati in piazza Navona, gli ultimi percorrevano ancora via Cavour. Non erano 7mila
come dichiarato dalla questura. “Siamo più di 150mila” annunciano gli organizzatori dal furgone che apre il corteo. Sono venuti da tutta Italia. Dal Nord, dal Sud. Per difendere un bene comune, contro la privatizzazione del servizio idrico prevista dal decreto Ronchi approvato dal governo. In prima fila i gonfaloni delle città, da Napoli a Bassano a Modica, sorretti dai vigili urbani degli stessi comuni. Ma anche l’Arci, le Acli, rappresentanze sindacali della Cgil, dei Cobas e degli altri sindacati di base così come le maggiori associazioni ambientaliste dal Wwf a Legambiente. A dare la loro adesione anche l’Idv e tutte le sigle politiche della sinistra attualmente extraparlamentare, da Rifondazione comunista, Sinistra ecologia e libertà ai Verdi, tutti rimasti in fondo al corteo, come da richiesta degli organizzatori.
Poi anche il Jesuit social network, Libera, Pax Christi, fino alla
diocesi di Termoli. La mente della manifestazione, il Forum
italiano dei movimenti per l’acqua, un’organizzazione nata dalla
fusione e dal coordinamento dei forum regionali per un servizio
idrico pubblico. Il merito, di quattro centri sociali romani: La
Torre, Acrobax, il Forteprenestino e il Volturno occupato. I nuclei
che, a detta del Forum, “hanno organizzato e gestito la giornata,
fornito i furgoni e dato colore alla protesta”.

Il servizio idrico è il tema principale ma la piattaforma della
manifestazione indica un orizzonte più ampio: la tutela dei beni
comuni, della biodiversità, la lotta ai cambiamenti climatici, la
democrazia partecipativa. Non solo. Quella del 20 marzo è una
protesta di tutti, contro tutto. I protagonisti sono loro, gli
stessi del no B-day, quelli in prima linea contro la riforma
Gelmini e per la libertà di stampa: sono gli studenti dell’Onda, i
sindacati, i collettivi universitari, gli immigrati, i Viola. E
anche gli slogan e gli striscioni sono gli stessi sfoggiati durante
quelle manifestazioni: “No dal Molin, “No Tav”, “No ponte a Reggio
Calabria e Messina”, “Palestina libera”, “Via la mafia dallo
Stato”, “Beni comuni, beni di tutti”. Eccolo, il popolo dell’acqua
italiana, tutto in piazza. Compatto.

“La protesta – spiega Gabriel, napoletano, 22 anni – è volta a
ottenere un diverso modello di consumi e di stile di vita”. Una
protesta ma non solo. “Questa è una festa”, spiegano gli
organizzatori. E infatti la musica non mente. “L’acqua – recita il
testo di una canzone diffusa a tutto volume lungo via dei Fori
Imperiali – è un liquido magico che mescola e rimescola. L’acqua è
l’anima del mondo, il sangue della terra. L’acqua scorre libera”.
Un augurio. “Ci stiamo muovendo in questo senso. Per far sì che la
realtà cambi di nuovo. “La raccolta firme prosegue – spiega un
membro del Forum nazionale ‘Salva l’acqua’ – porteremo avanti una
proposta di legge di iniziativa popolare, poi la presenteremo agli
Enti locali. La nostra vita è cambiata a causa della
privatizzazione del sistema Italia”. Contro il monopolio dell’acqua
e contro tutte le privatizzazioni. Un’esperienza collettiva, perché
“si scrive acqua ma si legge democrazia” spiega Nadia, vicentina,
55 anni.

Partiti da piazza della Repubblica, i manifestanti sono arrivati in
via dei Fori Imperiali. Dove sono caduti nel vuoto gli allarmi per
l’ordine pubblico paventati dalla Prefettura di Roma: le due piazze
– in contemporanea, alle spalle di Piazza Venezia, sfilava il
corteo
del Pdl
– sono rimaste a debita distanza grazie a un
cordone di militari schierato davanti al Colosseo. Una barriera
umana che ha impedito alle due manifestazioni di incrociarsi. Anche
se in realtà il “corteo blu” era più concentrato sulla propria
protesta che non intenzionato a contestare i manifestanti diretti
verso San Giovanni (nemmeno uno striscione contro il governo o
Berlusconi).

Alle 18 il “popolo blu” è arrivato in piazza Navona e in migliaia
si sono seduti in terra per ascoltare gli interventi dal palco.
Proprio da una delle voci più seguite della chiesa italiana, il
missionario comboniano padre Alex Zanotelli, è giunto uno dei primi
appelli: “Privatizzare un bene comune come l’acqua è un rischio.
Significa la vittoria del mercato, la mercificazione della
‘creatura’ più sacra che abbiamo: sorella acqua. Questo decreto –
conclude il sacerdote – sarà pagato a caro prezzo dalle classi
deboli di questo Paese per le quali, con l’aumento delle tariffe,
sarà sempre più difficile pagare le bollette. Ma soprattutto la
privatizzazione dell’acqua sarà pagata dai poveri del Sud del mondo
con milioni di morti di sete. Destra e sinistra devono muoversi
insieme. Il movimento deve partire dal basso”.

E ancora. Sul palco la rappresentante dell’Abruzzo Social Forum ha
ricordato come sia stato “solo grazie alla gestione pubblica
dell’acqua che è stato possibile scoprire, in Abruzzo, mezzo
milione di tonnellate di rifiuti tossici che inquinavano le acque
potabili”. Poi, l’intervento di Margherita Ciervo del Comitato
pugliese “Acqua comune”: “La Regione Puglia e i comitati sono
riusciti a realizzare insieme un disegno di legge già approvato
dalla giunta per rendere di nuovo pubblico l’acquedotto della
nostra Regione. La politica ascolti: tutti i voti della Puglia si
giocano sul tema dell’acqua”. E ancora. L’intervento del
coordinamento campano, di quello toscano, di quello del Molise.
Centinaia di storie di “acque” privatizzate e di cittadini
“preoccupati” per il futuro dei propri figli: “Lasciare pubblico il
servizio idrico significa insegnare alle nuove generazioni a
gestire la res publica”.

Lunedì sarà il giorno mondiale dell’acqua e il 2010 – spiega un
rappresentate del Forum – sarà l’anno dell’acqua. “Noi ci
proponiamo un obiettivo ambizioso ma realistico: entro la primavera
del 2011 ci sarà un referendum contro il decreto Ronchi e per
‘ripubblicare’ l’acqua. Nell’aria c’è ottimismo. Lo vinceremo”.

(20 marzo 2010)
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