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Alla Procida che sa sognare, sa sperare, sa pensare…

“La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso”. (Margaret Mazzantini)

Con mia grande sorpresa ho ricevuto una mail con una lettera di un amico che ho conosciuto su facebook. Aveva ricevuto l’invito dell’incontro che si terrà domenica presso la sala consiliare e non potendo esserci, ha scritto qualcosa che in primo luogo può servire per qualche spunto di riflessione ma, cosa più importante, per dimostrare che i tanto bistrattati giovani procidani –  lui mi parla a titolo personale – ci sono, il problema è che pur essendoci non sanno a chi rivolgersi, anche se concretamente vogliono cambiare le cose. Credo che questo però sia il momento di cominciare. Buona lettura.

Salve sono Fabrizio, un giovane di Procida come tanti e con questo messaggio, che non vuole essere uno sfogo, ma solo una condensazione di idee e di sogni, parlo esclusivamente a nome mio, rivolgendomi a quella parte di Procida che si oppone, che cerca di fare qualcosa per rendere migliore la situazione attuale, quella parte dell’isola che come me sa sognare, sa sperare, sa pensare,  (come ad esempio gli ideatori di questa piccola testata, che stimo profondamente) e che soprattutto ha il potenziale potere di cambiare l’ordine delle cose in questa porzione di mondo che per me e per tanti rappresenta la propria casa.

Da sempre sono stato affascinato dal fatto che in Gran Bretagna quando si esce per strada con la macchina “si cammina a sinistra” perché ciò è un qualcosa che distingue gli appartenenti a un tipo di cultura rispetto ad altre e li rende unici in una maniera tanto banale quanto simbolica; inoltre ho sempre apprezzato la voglia di riscatto e l’immane coraggio che ha condotto gente comune a lasciare tutto, per andare alla ricerca di quell’ American Dream tanto enfatizzato nella grande migrazione dal vecchio al nuovo continente:oggi quella cultura americana è alla base della nostra vita tanto da divenire ovvia:indossiamo ancora i loro jeans, ascoltiamo le loro musiche, mangiamo i loro hamburger. Contando sulle proprie risorse, inglesi e americani, hanno finito per creare e definire il nuovo mondo, un mondo in cui rappresentano la maggiore forza economica, politica e culturale,  riuscendo ad esportare oltre al proprio modo di vedere la realtà, anche il capitalismo come nuova pratica economica, e l’ideologia della democrazia, divenuta ormai unico strumento di legittimazione del potere politico.

Cosa abbiamo in comune noi, in quanto piccola realtà, con americani e inglesi? E in che modo un contesto sociale così macro possa essere visto in chiave micro?

Abbiamo in comune l’isolamento che va visto sia dal punto di vista geografico che in chiave storica:geograficamente siamo in un certo senso liberi da influenze esterne che nel nostro contesto di appartenenza possono essere identificate nella criminalità organizzata, molto diffusa in una regione come la Campania ma che fortunatamente non ci colpisce da vicino; storicamente invece non siamo ancorati ad una tradizione così forte da non permetterci di progredire(a Roma ad esempio i progetti per la costruzione delle reti metropolitane sotterranee sono puntualmente minati da ritrovamenti di oggetti di valore storico che rallentano i lavori) e di guardare avanti con la paura di dimenticare e far dissolvere nel nulla un glorioso passato. Noi non abbiamo impedimenti di questo genere!

Qui di seguito esporrò una serie di convinzioni strettamente personali volte in buona fede ad un miglioramento della situazione procidana in campo politico, culturale ed economico individuando le risorse a nostra disposizione perché la semplice critica non è quasi mai costruttiva.

POLITICA

Premetto di non essere un esperto in materia ma:

dal punto di vista della politica, la nostra risorsa maggiore è il territorio di limitate dimensioni, che può e deve permettere l’entrata della pubblica amministrazione nella vita di ogni procidano : “non bisogna aspettarsi che la gente si interessi della politica ma è la politica che deve prendersi cura dei suoi singoli soggetti”. Andare dal cittadino significa impegnarsi direttamente e in modo fisico a svolgere un programma di interazione tra l’uomo comune e colui che lo rappresenta al potere, vuol dire entrare nelle case e spiegare cosa si sta facendo o cosa si vuole fare di una determinata risorsa(turismo), di un patrimonio artistico(carcere,giardini di Elsa, Vivara), di un oggetto culturale(processione del Venerdì Santo),di un problema sociale(traffico). Per poter fare ciò è necessaria una creazione di un gruppo di giovani o chi per esso che svolgano il ruolo di intermediari. A Procida,dato che inoltre mancano o per lo meno scarseggiano canali di ascolto ,e dove essi esistono non prendono in considerazione in maniera congrua le aspettative e i sogni della gente qualunque, la politica deve intervenire non soltanto nella sfera privata (le case), ma ovunque ci sia un certo grado di socialità (anche fuori dalle chiese se ce n’è bisogno , in quanto l’attività politica non è di stampo profano, ma è vitale per l’uomo essendo essa “l’arte di amministrare la collettività” e senza la quale vivremo in un mondo senza controllo, in un far-west di situazioni che ci sfuggono di mano, e in quanto anche la Chiesa in modo del tutto personalizzato svolge una certa funzione politica indicando ai fedeli “la strada da seguire insieme”). Solo una volta che la politica si sia avvicinata al cittadino in maniera concreta credo che si possa innescare un processo capace, in pochi anni ,di invogliare i procidani ad interessarsi in modo “volontario” e non “forzato” alla vita pubblica ed a quel punto bisogna organizzarsi comportandosi naturalmente di conseguenza cercando di riuscire ad assorbire la voglia di una partecipazione attiva creando canali di ascolto e di aggregazione dai quali possano scaturire idee di ogni genere(siamo  11000 anime 11000 teste che sanno o almeno cercano di pensare). Tale tipo di democrazia, che si discosta evidentemente dall’area della rappresentanza, abbracciando di più una sfera deliberativa ,potrebbe essere un nuovo modo di fare ed interpretare la politica.

CULTURA PROCIDANA E TURISMO

Per quanto tempo possiamo farci mantenere in piedi da una Elsa Morante o da un Troisi, che per quanto posseggano una grande ammirazione da parte del sottoscritto e per quanto siano parte della nostra storia, sono ormai morti e defunti? Sarebbe l’ideale prendere solo spunto dal genio di personaggi del genere, favorendo la crescita di nuovi artisti nostrani e non, che riescano a rendere la giusta fama alla nostra isola. Concorsi a premi con successive pubblicazioni degli elaborati al tema “Procida” credo che possano regalare oltre alla soddisfazione personale dei singoli creatori,anche un opportuno tornaconto alla collettività. Non lasciamoci sopraffare dall’invidia ma impegnamoci a valorizzare la vena artistica di quei giovani che sono costretti a scappare via per essere ascoltati e compresi. Non posso permettermi di inventare cultura, questo spetta a chi di dovere: dai pasticcieri che hanno saputo inventare la nostra e solo nostra “lingua di bue” , a tutti quelli che ogni anno ci regalano dei “misteri” fantastici, da tutti quei giovani che come me o meglio di me sanno scrivere, a quelli che aspirano a diventare registi senza trovare sbocchi, se non altro nei “MAK PI” dove contribuiscono alla presentazione di lavori straordinari e divertentissimi con un preciso montaggio delle scene video. Pane per i loro denti potrebbe essere la creazione di uno spot pubblicitario che possa andare in onda nei luoghi pubblici anche più lontani(nella metropolitana di Roma sugli schermi si possono ammirare i luoghi di vacanza più belli e suggestivi, tra cui Cipro, ma anche Ischia e Capri, che diventano argomento di discussione e poi mete turistiche).La rete può darci una mano inaudita ed:

è’ compito di chi vuole rendersi utile alla collettività, valorizzare e promuovere un certo tipo di impegni!!

Facciamo conto che tutto ciò si sia avverato e che ogni anno migliaia di turisti di tutte le età ci vengano a trovare non solo d’estate e a Pasqua: dove li mettiamo? Cosa gli facciamo fare?

Sarebbe necessario che l’amministrazione (e noi tutti) lavorasse in modo affiatato con albergatori e ristoratori, favorendo promozioni e investendo in questo campo ma prima bisogna individuare e risolvere alcune problematiche:

Un turista sbarca a Procida e : 1) deve stare attento a non inciampare sulle nostre strade ricoperte di” basoli”( ma credo che per questo non ci voglio io a renderlo noto e che qualcuno si sia già mosso per trovare soluzioni a riguardo, o almeno lo spero) 2)Non sa dove trovare un servizio igienico pubblico, in quanto almeno io non ho mai visto delle indicazioni del tipo “toilette”o “servizi”, e deve obbligatoriamente recarsi nei bar o nella biglietteria dove non sempre sono puliti 3)Deve tenere per mano i propri bambini non avendo l’opportunità di lasciarli soli stando tranquillo a causa del grande traffico 4) a chi deve chiedere informazioni quando la “Graziella travel” è chiusa?. Queste e tante altre sono le problematiche che devono affrontare i vacanzieri, che certamente prima di andare incontro ad una situazione del genere, essendo ottimista io, ci penseranno su la prossima volta o assumendo una prospettiva pessimistica, non ci verranno mai più. E’ nostro compito dare un’immagine positiva in questo senso al nostro territorio: servizi igienici efficienti, operatori turistici professionisti attivi sempre, sono le prerogative necessarie ad una buona riuscita della macchina turistica che spetta a noi mettere in moto.

TRAFFICO

Ho toccato un tema a me molto caro e che mi fa riflettere più di tutti.

Nella mia famiglia premetto che siamo in 4 e possediamo 3 mezzi di locomozione, e non credo che solo in casa mia succedano cose del genere ma che, facendo un  calcolo approssimativo deve esistere almeno un mezzo di trasporto ogni 2 abitanti e ciò in un territorio di 3 km2 ritengo sia inammissibile, non solo da un punto di vista etico ,morale, ecologico, ma soprattutto dalla prospettiva in cui, facendo un esempio, se un cittadino ,che abita a Madonna delle Grazie o comunque lontano dall’ospedale, si sente male e necessita di soccorsi alle 8 e 15 di mattina in pieno periodo scolastico, lo sfortunato è bello che morto!

Il comune possiede il potere di rendere Procida(o almeno parte di essa) un isola pedonale così come lo sono Panarea e Capri. E’ chiaro che in questo caso intervengono problemi di tipo logistico (mancherebbe la comodità dell’auto) e di tipo economico (i privati anzi “il privato” distributore di benzina vedrebbe minati i propri affari), ma a tutto c’è una soluzione.

Naturalmente non bisogna limitarsi alla semplice comunicazione del fatto che Procida sia finalmente divenuta un’isola pedonale, ma si deve cercare di incrementare l’efficienza dei mezzi di trasporto pubblico(motorette,autobus,taxi,mezzi elettrici,scuolabus,ecc…), i quali verrebbero finanziati da ogni singolo procidano, che sarebbe alquanto felice di pagare con una quota mensile per un servizio funzionante, quei soldi che non andrebbe più a spendere nella benzina per la propria auto. Credo che sia necessario eliminare la cultura dell’automobile utilizzata per scopi inutili, e far nascere una visione del mondo come un qualcosa di pubblico e comune anche nel trasporto, che non ci faccia chiudere a riccio nel tettuccio della nostra auto, ma che possa contribuire a creare una socialità vera e propria, tralasciando per un attimo il fatto che tutto questo meccanismo ci risolva innumerevoli problemi, soprattutto ambientali. E’ un percorso che va fatto insieme e in maniera graduale!!

PATRIMONIO CULTURALE

Nessun posto al mondo possiede un panorama più bello della “Corricella” vista dal belvedere “dei cannoni”, nessun posto al mondo ha un potere suggestivo pari a quello dei “giardini di Elsa”,solo pochi posti sono ricchi di storia come l’abbazia di San Michele Arcangelo, non tutti possiedono un ex carcere che ancora sta in piedi, non tutti hanno vicino casa un isolotto disabitato ricco di una fauna e di una flora fantastiche. Queste sono solo alcune delle ricchezze che Procida potrebbe offrire ai turisti ma anche e soprattutto ai procidani ed è in questo immenso patrimonio artistico che va investito il nostro futuro. Ho saputo che per quanto riguarda Vivara si sta sta facendo il possibile per renderla accessibile a tutti, così come è  stato già fatto per i Giardini di Elsa Morante, è la strada giusta ma non bisogna mai fermarsi. Il carcere, invece credo che rappresenti un qualcosa di unico, ma che allo stesso tempo non è “sfruttato” a dovere. Escludendo i progetti megalomani che molti fanno (complesso turistico), per i quali gli ostacoli sono rappresentati dal tempo e soprattutto dal denaro, stando con i piedi per terra credo che si potrebbe richiedere un’autorizzazione almeno per ripulirlo e renderlo accessibile ai più ,perché depositario di un tesoro culturale fantastico(racconti dei carcerati, diari, una cantina dove si faceva il vino con metodi antichi, e tanto altro)che io stesso sono riuscito ad ammirare ,seppur in modo illegale , con i compagni di scuola nei “filoni” a Terra Murata di qualche anno fa.

Questi sono solo alcuni spunti di riflessione che mi farebbe piacere venissero discussi, ma allo stesso tempo rappresentano per me un punto di partenza sul quale lavorare volti ad un miglioramento generale. Ciò che noi dobbiamo creare va reso pubblico e allo stesso tempo deve investire la coscienza e la conoscenza di ogni procidano e al giorno d’oggi grazie a strumenti come la rete il nostro “fare” può essere facilitato e ampiamente ripagato, per non sprofondare così nell’anonimato e nell’ignoto del nostro essere appartenenti ad un angolo di tempo e di mondo che siamo obbligati a valorizzare per valorizzare noi stessi!

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