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“All’armi all’armi” ultima fatica letteraria di Giacomo Retaggio

di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

In questi giorni è disponibile nelle librerie di Procida la nuova fatica letteraria del dr. Giacomo Retaggio. Già dal titolo e dal dipinto che campeggia in copertina si arguisce il contenuto. Quel mostruoso sgherro con un occhio bendato, torturato dalle fiamme e minacciato da un San Michele incombente, riporta alla memoria quel famoso quadro del Russo, che campeggia a sinistra nell’abside della Chiesa Madre di Terra Murata. Anche qui un San Michele minaccioso, che apparendo a sorpresa in tutto il suo fulgore da uno squarcio delle nubi in tempesta, mette in fuga i saraceni, che stavano in procinto di assaltare la Terra Casata, nel lontano 8 maggio 1534.
Proprio da questo episodio il medico scrittore trae ispirazione , riportandone una storia romanzata, che comprende tutto il periodo che va dall’8 maggio 1534, giorno appunto dell’apparizione di San Michele, al 24 giugno del 1544 quando ci fu un’ altra incursione e questa volta disastrosa.
Quest’ultima opera del Retaggio, l’ho definita fatica non a sproposito. Immaginare il passato e rievocarne in maniera verosimile la vita dell’epoca , è molto difficile, perché i fatti col passare degli anni vengono distorti dalle esperienze future , trasformando spesso la Storia in leggenda.
La bravura del Retaggio sta proprio nell’aver saputo ricreare il pathos di queste immani tragedie della Storia, facendocele rivivere nella trama di una tragica storia d’amore, nella quale i personaggi sono rappresentati in tutta la crudezza della propria vita e dei propri sentimenti.
I personaggi di Retaggio sono talmente vivi e reali da apparire veri e attuali. Lo scrittore ha saputo togliere la maschera a ciascuno di essi scavando all’interno dell’anima di ciascuno, attardandosi spesso anche sugli aspetti meno nobili . Il lettore che si avventura nelle pagine del libro è attratto a tal punto dall’autenticità dei sentimenti descritti, che si sente anch’egli personaggio.
La seconda incursione dei Saraceni, del 24 giugno 1544, non solo fu disastrosa per l’isola, per le ruberie e per la distruzione di uomini e cose, ma soprattutto fu sconvolgente per i superstiti. Questi, a cominciare dai personaggi principali Michele, Giobattista, Salette, ormai travolti da un infausto destino, non saranno più quelli di prima.
Michele, contadino filosofo,già scettico sul contributo di San Michele per la fuga dei saraceni,ritrovandosi abbracciato alla moglie priva di vita, su una galea turca,manda un urlo disperato al Cielo: -Dio, San Michele, dove sei?- E’ l’urlo impietrito di un uomo che non crede pù a niente. Salette, che proprio quel giorno avrebbe realizzato il suo sogno d’amore con Giobattista, si ritrova tra le braccia di un Turco, che le aveva rubato quello che aveva di più caro. Non manifesta odio per questo nemico, ma ne è addirittura attratta da” un profondo inconfessabile piacere”. E , Giobattista, il protagonista, catturato dai Turchi è costretto a pregare per un nuovo Dio, diventando anch’egli Turco. Catturato in seguito dai Crociati è costretto a pregare per il vecchio Dio. Ma, ormai marchiato come “rinnegato” in cuor suo prega per il suo dio, un Dio d’amore e di libertà. E per la Li bertà alla fine rinuncia anche all’amore di Filomena.
Non vi voglio rubare il piacere della lettura anticipandovi la trama , ma vi consiglio di leggere il libro, che verrà presentato nei giardini di Elsa Morante il 4 agosto prossimo. Posso assicurarvi che immergendovi nella sua lettura avvincente e piacevole, scoprirete il sorriso sornione di “Giacomino”, che immedesimandosi nei suoi personaggi, vi narra con voce “parlata” e con disincanto la grandezza e le miserie dell’animo umano.

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