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Anche a Procida asta per le concessioni demaniali?

In Italia sono circa 25.000 le concessioni demaniali legate a poco meno di 12.000 stabilimenti balneari che insistono sui quasi 4.000 km di costa idonea per tale attività. Dei circa 8.000 km di costa italiana (isole comprese) si valuta infatti che solo la metà abbia caratteristiche idonee alla balneazione. Questo non solo in considerazione alla morfologia della costa, come ad esempio scogliere o zone lagunari, ma anche all’accessibilità di questa basti pensare alle aree del demanio militare o quelle interessate da strutture portuali, urbane, industriali, ferroviarie ecc.
Secondo uno studio della Doxa, svolto con la società di ricerche economiche Mercury specializzata nel settore turistico, gli stabilimenti balneari nel 2001 erano 5368. Sono dunque praticamente raddoppiati pur considerando che nell’attuale novero dei 12.000 stabilimenti vengono ricomprese situazioni di ogni tipo, dalle cittadelle sulla spiaggia dotate di ogni servizio e confort alle aree in concessione senza possibilità di realizzare strutture fisse. Il conto comunque è presto fatto, di media il nostro Paese nel periodo estivo ha uno stabilimento ogni meno di 350 metri di costa utile alla balneazione. Si calcola che complessivamente gli stabilimenti balneari occupino non meno di 900 km di costa, ovvero quasi un quarto della costa idonea complessiva.
E’ evidente, quindi, che nel momento in cui si parla di porre all’asta le concessioni demaniali marittime, in piena crisi economica, si è avuta una forte mobilitazione da parte di chi, al di la delle mega strutture, con qualche centinaio di metri di spiaggia in concessione porta avanti la famiglia propria e quella dei collaboratori.
“Sarà un’estate di fuoco, e non stiamo parlando di condizioni meteorologiche, quella che si
dovranno aspettare i turisti quest’anno”: ad annunciarlo e’ Riccardo Borgo presidente del Sib (Sindacato Italiano Balneari) aderente a FIPE/Confcommercio/Confturismo che associa la maggior
parte delle imprese del settore. “I balneari minacciano la serrata con la chiusura dei servizi
di spiaggia – continua Borgo – se in tempi brevi non sarà studiata una soluzione ai gravi problemi che affliggono la categoria, primo fra tutti la messa all’asta delle concessioni demaniali turistico-ricreative alla quale dal primo gennaio 2016 saranno sottoposte tutte le miglia di imprese balneari italiane”. ”La nostra categoria – prosegue Borgo – chiede e pretende dal Governo maggiore considerazione e una attenta difesa nei percorsi Comunitari che potrebbero insidiare e penalizzare l’intera economia del Paese oltre che le imprese turistiche. Tra l’altro lavoriamo da tempo con grande preoccupazione ed incertezza, questo paralizza gli investimenti più che mai
necessari per affrontare adeguatamente la concorrenza internazionale. Inoltre non si comprende perché, diversamente dalla nostra categoria, altri concessionari pubblici come i benzinai, i tabaccai, gli ambulanti, le edicole, le emittenti radio-televisive ecc. hanno ottenuto una deroga alla Direttiva
Bolkestein e pertanto vengono preservati nel loro diritto d’insistenza salvaguardando le imprese ed i loro investimenti”.
A tal proposito, a differenza di quello che accade nelle nostre realtà, buona parte dei Comuni liguri e la stessa Regione Liguria, sono intervenuti sull’argomento e, attraverso i Consigli Comunali, hanno approvato ordini del giorno nei quali si richiede una deroga alla direttiva europea Bolkestein, ed evitare così le aste delle concessioni demaniali.

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