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Apre il termovalorizzatore di Acerra il vescovo: “Non lo benedirò”

logo testatadi Conchita Sannino

Inagura domani il primo inceneritore campano. A tagliare il nastro sarà Berlusconi, invitate quattrocento persone. Ma sono previsti due cortei di protesta e il vescovo di Acerra, monsignor Giovanni Rinaldi, fa sapere: “Non benedirò questo inceneritore”


Una festa, quella della “politica quando sceglie”. Una lista di quasi quattrocento persone. Con relativo traffico di poltroncine, sedie, piante, tappeti, velluto, separé e bandierine ad uso scolaresche, trasportate da Napoli fino al “deserto” dell’ex area industriale di Acerra. Mondo politico, imprenditoriale, sindacale. Il premier e il sottosegretario Bertolaso li hanno invitati in pompa magna, a tagliare il nastro del primo inceneritore della Campania, nella regione che moriva di rifiuti e non ne aveva uno. Una festa per l’impianto che Acerra, a torto o a ragione, non vuole (non voleva). Unica grande assente: la Chiesa. Almeno, quella locale. “Non benedirò questo inceneritore”, fa sapere ieri il vescovo di Acerra, monsignor Giovanni Rinaldi. Che, tuttavia, ha deciso di non partecipare neanche alle marce contro l’”ecomostro”, pur condividendo da sempre le battaglie di chi vi si è opposto. Così, alla vigilia dell’arrivo del presidente Berlusconi, si annunciano due manifestazioni contro il termovalorizzatore che sta per inghiottire tonnellate di rifuti “tritovagliati e selezionati”. Le prime emissioni già registrate durante i test “sono al di sotto di tutti gli standard”, fanno sapere alla struttura di Bertolaso. Ma c’è chi non ci crede. Da ieri, all’ingresso di Corso della Resistenza, cuore di questo paesone abbandonato e acefalo (dopo le dimissioni di massa dei consiglieri, c’è il commissario prefettizio), ondeggia minaccioso un drappo di Rifiuti Zero: “Berlusconi aiuta le imprese. Quelle funebri”. Immagine macabra in primo piano: due piedi che sporgono da tavolo di morgue.. È l’altro volto della festa. UN paese rassegnato. Come il barista Vincenzo Esposito di Corso Italia. “Se l’hanno fatto e ce l’hanno pure al nord, ce lo dobbiamo tenere. Ma qui i miei figli non li vorrei far vivere, non mi fido”. Oppure una comunità più lucida e ferita di quanto il gioco degli schieramenti lasci intendere, come mostra la riflessione di Gennaro Calligari e Michele Rullo, nel Centro Scommesse di corso della Resistenza. “Acerra non morirà per Berlusconi, o non solo per colpa sua — dicono loro, quasi in coro — Invece di prendersela con lui, andassero a sequestrare le ville, le Ferrari e gli elicotteri a una famiglia di Acerra che smaltendo i rifiuti inquinanti e contaminando i terreni agricoli ha costruito la sua fortuna”. Il riferimento è alla famiglia Pellino, i fratelli coinvolti più volte da indagini e che però hanno sempre negato le loro responsabilità nel traffico illecito dei rifiuti. Una cittadina depressa. Come racconta Giuseppe Santoro, titolare del bar di fronte al Municipio, proprio nella strada che si chiama via Democrazia, troppa enfasi per un Palazzo che negli ultimi dieci anni ha sempre visto il consiglio comunale liquefarsi al gioco dei contrapposti veleni e sciogliersi prima della scadenza naturale, con l’arrivo dei commissari. Il popolo del no si è sempre avvalso del sostegno della Chiesa. E neanche oggi la musica cambia. “Mi hanno chiesto di benedirlo questo inceneritore, ma non me la sento”, confessa a Il Nolano online il vescovo di Acerra, Giovanni Rinaldi. Che spiega: “La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero consiglio episcopale, col quale mi sono confrontato. Non posso condividere qualcosa contro cui ho lottato anche io. E tuttavia, non me la sento di andare alla marcia del no”. La presidenza del Consiglio, per non farsi mancare nulla, ha invitato anche il carismatico cardinale di Napoli, Sepe. Gli altri vescovi. Si spaccherà la Chiesa campana? Preparativi che fervono proprio mentre oggi si snoda il giorno della protesta. Intanto il Movimento campano Rifiuti zero si dà appuntamento oggi alle 16.30 per un corteo che parte da piazza Duomo, di Acerra. Mentre domani, dalle 10, comincia un presidio a piazza Castello. In piazza scendono anche gli avvocati, i docenti, i medici. Con un duro documento in cui elencano i motivi del no. Ieri ad Acerra c’era anche Felicetta Parisi, medico, neonatologa all’ospedale San Giovanni Bosco, fronte di lotta vicino a padre Alex Zanotelli: “Si capisca che i miei colleghi medici hanno il dovere di scendere in campo. Così, domani, i loro figli e i loro nipoti non gli diranno: cosa avete fatto. Dobbiamo dire no a questa bomba ecologica. Che va ad aggravare una strage che è già in corso. Tra poche ore si riunisce l’Ordine dei Medici di Napoli per dire la sua. Sono mobilitati alle 16.30 di oggi. Usciremo con il camice bianco e il nastrino nero”.

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/apre-il-termovalorizzatore-di-acerra-il-vescovo:-non-lo-benediro/1608974

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