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Arrivano per gli Enti locali nuove regole per il disastro derivati. Un Beneficio anche per il comune di Procida.

I debiti con questi strumenti ammontano, secondo il Tesoro, a 107 miliardi. La commissione Finanze del Senato ha approvato all’unanimità un documento per delineare la futura strategia da seguire.

Enti locali, nuove regole per il disastro derivati.

di BARBARA ARDU’- ROMA – È sulla via del declino la passione dei Comuni italiani per i derivati, strumenti finanziari complessi, con i quali si sono indebitati per 107 miliardi di euro (dati del Tesoro), ingrossando i profitti delle banche e appesantendo i loro magri bilanci. Mentre i sindaci cercano una via di uscita, oggi la commissione Finanze del Senato ha approvato all’unanimità un documento che riscrive le norme in materia, sintesi di due tomi voluminosi che analizzano il problema, raccolgono le indicazione della Corte dei Conti e indicano la strada futura. L’approvazione è stata unanime, anche se le pressioni per vietare del tutto che i Comuni ricadessero nella trappola dei derivati ci sono state. Obiezioni che non sono venute solo da Elio Lannutti (Idv), che da anni denuncia l’uso improprio che ne è stato fatto da parte degli enti locali, ma anche da esponenti della maggioranza, come Candido De Angelis e Riccardo Conti (Pdl). Ma alla fine l’accordo sul documento finale c’è stato, grazie anche alla mediazione del presidente Mario Baldassarri (Pdl).

A tradurre in pratica le nuove disposizioni ora dovrà essere il Tesoro. Ma fino a quando il ministero non avrà fissato i paletti, i Comuni non potranno stipulare nuovi contratti (divieto che già c’è, tra l’altro). Le regole dettate dalla Commissione sono chiare e stringenti: vietare i derivati ai Comuni con popolazione pari o inferiore a 100mila abitanti, con esclusione dei capoluoghi di provincia. Un divieto che dovrebbe valere anche per le Associazioni di Comuni e le Comunità montane. E ancora: stop all’emissione di prestiti obbligazionari con rimborso unico alla scadenza. Necessaria una lista che definisca le tipologie di operazioni ammesse, i criteri e le condizioni per chiudere i contratti, il divieto di firmare derivati che prevedano il versamento preventivo di premi upfront, il dovere per gli intermediari di certificare di aver compreso i rischi (secondo le nuove regole in ambito europeo). Perché molti funzionari comunali in questi anni hanno sottoscritto contratti dichiarandosi competenti in materia finanziaria. Ma i derivati non sono Bot. Insomma i Comuni dovrebbero essere considerati come clienti normali, non specialisti. Tanto che nella relazione è messo nero su bianco che “sussistono dubbi” sulla validità di contratti stipulati in base a una semplice dichiarazione. Contratti che potrebbero dunque essere messi in dubbio o invalidati. Un punto caro a Lannutti. “Fosse stato per me – ha dichiarato – io li avrei annullati tutti, lasciando alle banche l’onere. Come si può pensare che i Comuni guadagnino sui debiti. È una follia”.
La finanza locale dovrebbe però reggere l’impatto. “Non sussistono rischi sistemici per l’Italia – ha sottolineato il presidente della Commissione Mario Baldassarri – ma sono emersi elementi critici rilevanti e in molti casi preoccupanti”. E l’indagine non fa sconti: le banche in molti casi hanno ecceduto nella propria posizione di forza, guardando con troppa disinvoltura all’esclusivo proprio utile, proponendo prassi finanziarie “discutibili” e “potendo contare – come afferma la senatrice Cinzia Bonfrisco – su una normativa per molti aspetti troppo fragile e su una vigilanza che è mancata”. Viengono tirate in ballo anche le responsabilità di Bankitalia e Consob, così come quelle del ministero dell’Economia. Ci sarebbe stata insomma una vigilanza soft, tanto che viene chiesto un rafforzamento dei poteri di controllo del Tesoro e, per il futuro, un organismo pubblico di consulenza individuato nella Cassa depositi e prestiti.

Altro tema scottante è il futuro. La rinegoziazione dei prestiti è la strada indicata. Già molti Comuni la stanno percorrendo. Ma Elio Lannutti la vede come fumo negli occhi. “Come si fa a rinegoziare? Gli enti locali ci perderanno sempre. Per me l’unica strada era l’annullamento dei contratti, ma non c’è dubbio che il documento finale rappresenti un vero e proprio passo in avanti sulla strada di legalità, trasparenza e responsabilità”.

Fonte REPUBBLICA

http://www.repubblica.it/economia/2010/03/11/news/enti_locali_nuove_regole_per_il_disastro_derivati-2597214/

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