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Arrivederci a Don Michele Autuoro.

Lettera aperta di un laico al Cardinale Sepe.
Eminenza Rev.ma, un gelido silenzio è sceso nella sala dove si è riunito il consiglio pastorale della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie e di San Leonardo. Immagino che sia stato lo stesso silenzio che calò sul cenacolo dove gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo.
Dopo il silenzio eloquente all’inaspettata notizia è subentrato lo scoramento misto al pianto di chi considerava Michele Autuoro inamovibile. Personalmente non sono tra quelli che, forse, spinti dall’emozione, contestano le decisioni inappellabili di sua Eminenza, se Ella ha deciso così deve aver ponderato a lungo e va bene così. Chi conosce, come il sottoscritto, le segrete cose della Chiesa sa che è consuetudine della stessa rimuovere per punire o rimuovere per promuovere. Don Michele andava senza dubbio promosso. Forse, le comunità parrocchiali si aspettavano un suo trasferimento fra un anno, quando scadevano i tempi canonici (nove anni) del mandato conferitogli in Piazza dei Martiri da Sua Eminenza Cardinale M. Giordano. In questi otto anni da parroco Don Michele è diventato un mito tra i giovani e meno giovani; le sue doti principali sono la determinazione, la caparbietà, l’indiscussa predisposizione alla mediazione e, sopratutto, il carisma.
Egli ci fu inviato dal Signore giovane per dissodare la sua terra inaridita da tanti anni preconciliari.
Egli affrontò ogni giorno difficoltà enormi trovandosi, per qualche tempo, ad amministrare anche tre Parrocchie. Ha restaurato due Chiese contando solo sulla Provvidenza Divina, ed è stato sempre vicino nonostante chiamato lontano per i suoi tanti impegni, questo grazie ai suoi preziosi collaboratori da lui formati.
Idolo dei bambini, dei giovani, degli anziani anche per via delle sue omelie semplici durante le quali portava il Vangelo nella mente di tutti. Chi scrive spesso ha avuto scontri dialettici con Don Michele Autuoro, e con altrettanta frequenza ho dovuto convenire sulle sue ragioni, specialmente quando si incamminava in imprese a mio vedere disperate ma che, alla fine, venivano sorrette è rese possibili dalla sopravvenuta Provvidenza. Questo perchè Michele Autuoro è l’uomo della Provvidenza.
Certamente Eminenza, ora che è stato trasferito per Sua decisione in una Parrocchia di Napoli egli continuerà a dare il meglio di se stesso senza fermarsi e senza differenza alcuna. Immagino che quandro avrà comunicato la notizia del suo traferimento, egli sarà andato con la mente nel Duomo di Napoli, quando prostrato davanti al suo Cardinale e steso sul pavimento, ricevendo l’ordine sacerdotale giurava obbedienza. Don Michele si vede missionario, sogna l’Africa, ed ha obbedito così come tutti quelli che gli stanno vicino.
Ora i procidani, con tanti sacerdoti che la Procida ha dato alla Chiesa di Napoli, si aspettano, in un futuro speriamo non lontano, la sua nomina a Vescovo anche se sono certo che non sarà questa lettera aperta che determinerà il suo futuro.
Io, tutti i suoi parrocchiani ed i suoi numerosi estimatori lo seguiremo, comunque, nel suo tortuoso cammino con la mente, con le labbra e con il cuore. La ringrazio per il tempo che vorrà dedicarmi e concludo, Sua Eminenza, parafrasando una sua felice frase di commiato: “Cha a Maronn ‘re le Grazie accumpagn Don Michele”
Francesco Marino

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