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Camminare, al tempo della Decrescita (terza puntata)

di Luigi Lazzarini – www.decrescitafelice.it

“Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva dal basso, per chiudere verso sud il continente tra due mari. […] È un così bizzarro groviglio di pareti montuose, a ridosso l’una dell’altra, che spesso non si può nemmeno distinguere in che direzione scorre l’acqua” [Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia]Che meraviglia l’Appennino!

Anche questa volta l’articolo di Paolo Merlini ed i suoi rimandi a Paolo Rumiz, mi hanno risvegliato ricordi e spronato a mille suggestioni.
L’Appennino è per me da sempre “il Luogo” dove si cammina, le sue incantate faggete sono cattedrali silenziose, dove si può ancora incontrare un branco di cinghiali o di caprioli e dove soprattutto ci si può dimenticare del turbine della pianura, laggiù, lontana.
Il modo più interessante di conoscere l’Appennino è attraversarlo da una pianura all’altra, vi parlerò quindi di traversate appenniniche, a piedi naturalmente.

Da millenni l’uomo cerca una strada per superare le montagne, fin dai tempi dagli Etruschi, che avevano insediamenti nella pianura padana, come Misa, nei dintorni di Bologna e che dovevano raggiungere l’Etruria meridionale. Ai Celti che si scontrarono con i Romani nel 200 a.c. presso Fiesole, valicando l’appennino in “50.000 fanti e 20.000 cavalieri” percorrendo quindi quella che già allora era un’importante asse viario. Ma come facevano ad attraversare l’Appennino?

Ma dal passo della Futa, che allora si chiamava Passo dello Stale. E così ancora oggi è possibile partire a piedi da Piazza Maggiore, risalire le colline della valle del Reno e raggiungere in 3-4 giorni il Passo della Futa. E’ quella che alcuni “illuminati” camminatori moderni hanno chiamato “La via degli Dei”. Dal crinale appenninico poi si scenderà nel Mugello, terra natale dei Medici, la famiglia più potente del Rinascimento fiorentino e di lì in altri 2 giorni il Cupolone del Brunelleschi apparirà all’orizzonte.
L’attraversamento dell’Appennino continuerà ad essere un elemento essenziale per la viabilità antica anche nei secoli successivi, per il longobardi che utilizzavano la valle del Trebbia per collegare la loro capitale, Pavia, con il monastero di Bobbio e poi, attraverso il Passo del Bratello raggiungere Pontremoli e la Tuscia. Fino ad arrivare al Medioevo, dove il flusso di pellegrini provenienti dal Nord-europa s’incanalò definitivamente lungo la Via Francigena, uno dei tre grandi pellegrinaggi medioevali, insieme a Santiago de Compostela e Gerusalemme. L’tinerario Francigeno valica l’Appennino al Passo della Cisa, anzi al passo del “Mons Langobardorum” come riporta Paolo Diacono, Passo del Monte Bardone, dal cui nome è rimasta l’omonima pieve vicino a Fornovo di Taro.

Perchè sono meravigliose le traversate appenniniche? Così come s’intuisce dal racconto del percorso fatto da Paolo da Firenze a Forlì per il Passo del Muraglione, queste permettono di scoprire gradualmente tutti i diversi paesaggi, scoprire tutti i tipi d’insediamenti umani, i boschi e la natura che cambiano con la quota.
Da Bologna a Firenze ad esempio, cammineremo prima lungo l’argine del Reno, tra pioppi, salici e ontani, poi incontreremo le aspre rupi del Contrafforte Pliocenico e Monte Adone, con una vegetazione quasi mediterranea, i lecci e l’elicriso. Salendo verso Monte Venere saranno le roverelle ed i castagni a far da padrone, poi nelle tappe centrali il bosco di faggi dominerà incontrastato e vi assicuro che camminare per una giornata intera in una faggeta appenninica è un’esperienza rigenerante, magica. Scendendo in Toscana arriveranno gli olivi e le vigne, i cipressi, le pievi romaniche e le grandi case in pietra che sono il simbolo della campagna toscana.
Più lentamente attraverserete l’Appennino e meglio vi immergerete in queste terre, che trasudano storia e cultura ad ogni passo, sono abitate dall’uomo da millenni e nelle quali l’uomo ha trovato casa e nutrimento sapendosi integrare alla natura selvaggia.
Ed un giorno salendo su di un crinale, capirete il fascino dell’Appennino, quella distesa di montagne senza nome che si stendono all’orizzonte, spesso avvolte dalle brume e che suscitano dentro di noi un misto di nostalgia e fascinazione

“19 gennaio 1817 … le numerose vette degli appennini presentano la singolare immagine di un oceano di montagne che fuggono a ondate successive
(Stendhal: Rome, Naples and Florence)

Anche tra Firenze – Forlì è possibile percorrere lunghi tratti a piedi, si potrebbe salire da Pontassieve sulle colline di Nipozzano, tra vigne e castelli raggiungere la Rufina e poi salire al Monte Giovi. Tra San Godenzo e San Benedetto in Alpe poi le occasioni per camminare si sprecano, sul versante orientale del Muraglione si stende infatti il Parco delle Foreste Casentinesi, mentre ad occidente c’è una vasta regione di boschi, torrenti e natura selvaggi, tra il Mugello e la valle del Santerno. In quest’area potrete incamminarvi verso la Cascata dell’Acquacheta oppure verso le suggestioni delle montagne intorno a Marradi, dove visse e camminò il poeta Dino Campana. Esiste un sistema di sentieri chiamato So.f.t. (Sorgente di firenze trekking) che permette facilmente d’immergersi in queste valli incontaminate.

Oppure potete decidere d’incamminarvi lungo la GEA (Grande Escursione Appenninica) che percorre tutto il crinale appenninico da sud-est a nord-ovest.
Se invece vorrete fare un viaggio a piedi, attraversando l’appennino in una settimana allora potete scegliere tra gli itinerari proposti dall’associazione La Boscaglia: la Via Romea da S.Leo a San Sepolcro, la Via Francigena da Fidenza a Sarzana, antichi itinerari sulle orme dei pellegrini, oppure ancora Dall’appennino al mare in compagnia degli asini, da Montefiorino a Marina di Carrara.

Insomma l’Appennino è un posto magico, lo è percorrerlo con una Topolino come fece Paolo Rumiz oppure con gli autobus come consiglia Paolo Merlini, ma se volete “sentirlo” davvero camminateci dentro…

Luigi Lazzarini

luigiATboscaglia.it

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