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Campagna "Il suolo: una risorsa non rinnovabile"

Campagna “Il suolo: una risorsa non rinnovabile”

30 ettari, cioè 44 campi di calcio: il terreno divorato dal cemento in Italia ogni giorno.

Convegno “Il suolo: una risorsa non rinnovabile”
organizzato dal Progetto Cambiamo in collaborazione con l’UDU-  Unione degli Universitari
Coordinamento per il Diritto allo Studio

Martedi 26 Gennaio 2010 ore 20:45 Aula del ‘400 – Università di Pavia (ingresso da Piazza Leonardo Da Vinci).

L’evento verrà trasmesso in DIRETTA WEB a partire dalle 20:45 del Martedi 26 Gennaio

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Relatori:

Domenico Finiguerra Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Marco Boschini Coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi
Maurizio Pallante Presidente del Movimento per la Decrescita Felice
Fabrizio Bottini e Maria Cristina Gibelli Eddyburg
Renato Bertoglio Legambiente
Paolo Ferloni Dipartimento di Chimica Fisica dell’Università di Pavia
Ermanno Bonazzi Sindaco di Travacò Siccomario

Moderatore: Gabriele Porrati.

La gigantesca espansione delle città avvenuta nell’ultimo mezzo secolo è stata guidata più dalla speculazione che da una corretta pianificazione urbanistica. Come risultato, il verde è stato ormai cancellato.
dalle vastissime periferie delle città. Ora il processo prosegue estromettendo l’agricoltura e degradando i paesaggi
anche al di là dei confini della città, oggi non più riconoscibili.
Per non parlare dei patrimoni storici, artistici, naturalistici che hanno contraddistinto in maniera unica il nostro Paese
ed ora sono minacciati dall’urbanizzazione selvaggia.

L’eccessivo consumo di suolo ha cominciato a manifestarsi a partire dalla metà del secolo scorso, con il crescere a dismisura del territorio costruito.
Utilizzare il suolo in modo non razionale, non sostenibile per abitare, per produrre, per gli spostamenti delle merci e delle persone, implica sottrarlo ad altre funzioni altrettanto vitali e importanti, come:

* la coltivazione per l’alimentazione di uomini e animali
* il mantenimento, tramite la vegetazione, di un’aria salubre e respirabile
* la raccolta e il filtraggio dell’acqua piovana, bene così essenziale alla vita
* la conservazione della biodiversità delle specie
* il paesaggio, la qualità della vita e la rigenerazione dello spirito

In altri Paesi esiste una volontà politica precisa, assente in Italia, che tende a salvaguardare l’interesse e la maggioranza dei cittadini rispetto a quei pochi soggetti che intendono invece arricchirsi a spese della collettività con la speculazione edilizia.
In Italia il costruire nuove strade, nuovi quartieri, l’incoraggiare la disseminazione di abitazioni e capannoni sul territorio è considerato un incentivo allo sviluppo. Senza valutare l’effettiva sostenibilità di ci` che si costruisce, senza tenere conto degli effetti negativi che questo causa a posteriori, sulla salute e sulla stessa economia, per i costi sociali prodotti dai dissesti ambientali e dagli inquinamenti generati in particolare dalla mobilità forzata indotta.
L’edificazione diffusa e non pianificata del territorio (chiamata con il termine “sprawl”) comporta una serie di gravi ricadute:

* rende obbligatorio l’impiego quotidiano dell’automobile
* provoca un aumento esasperato del traffico, dei consumi energetici, della proliferazione di strade che a loro volta aumentano il consumo di suolo
* aggrava l’inquinamento dell’aria e dell’acqua
* incide negativamente sui redditi e sull’impiego del tempo delle persone
* riduce la coesione sociale
* sopprime le produzioni agricole nelle aree più fertili
* cancella la bellezza del paesaggio e la salubrità delle campagne

Che fare?
Alcune proposte nella prospettiva di un uso intelligente del territorio:

– riutilizzare le aree già urbanizzate e dismesse, recuperando l’edilizia industriale obsoleta e quella degradata e da ristrutturare: queste porzioni possono essere riportate alla funzionalità originaria creando aree abitative, per i servizi e per il verde, essenziali per rendere le città più vivibili.

– difendere il territorio rurale da un’espansione urbana irragionevole, priva di motivazioni socialmente rilevanti, che deriva solo dalla confluenza tra la miopia dei pubblici amministratori e la pressione degli interessi privati.

– pianificare le reti di comunicazione privilegiando la riqualificazione dell’esistente e la mobilità sostenibile sia nelle città sia nelle infrastrutture extra urbane

Cliccare qui per scaricare la locandina del Manifesto (.doc)
Cliccare qui per scaricare la locandina del Convegno (.doc)

 
 
 
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