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Procida. Consulta Regionale per la mobilità marittima del 6 ottobre “approfondimento del sistema tariffario”: più pubblico e Unico terra-mare

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Nicola Lamonica dell’AUTMARE circa la questione delle tariffe dei trasporti marittimi, ha inviato in occasione dell’incontro di domani 6 ottobre della Consulta Regionale per la mobilità marittima.

Premesso che:
1. La nave, nella sua più ampia definizione suggerita dal Codice della Navigazione, è l’unico mezzo che le isole hanno per collegarsi con la “ terraferma”. Con essa si sviluppa la mobilità degli isolani e dei tanti lavoratori che vengono sulle isole; su di essa viaggiano i rifornimenti giornalieri sia alimentari che per le esigenze della normale attività umana e di sviluppo dell’economia locale; con i parametri che la definiscono e con le tariffe praticate si definisce anche la qualità del servizio e la tipologia di turismo che si vuole attivare, fonte essenziale e di vita degli isolani;
2. Le questioni tariffarie relative ai cosiddetti “servizi minimi” – regolate dalla Regione con l’approvazione del programma triennale dei servizi di trasporto pubblico – al di là dei riferimenti e degli obblighi di legge, sono vitali soprattutto per chi vive e lavora sulle isole;
3. Tra le offerte essenziali dei servizi nel campo marittimo c’è “ il pendolarismo scolastico e lavorativo e la fruibilità dei servizi da parte degli utenti per l’accesso ai vari servizi amministrativi, socioculturali e culturali del contesto delle isole”; da qui l’esigenza di creare collegamenti veloci, con aliscafi, Ischia-Procida e Ischia- Pozzuoli in alcune fasce orarie;

considerato che:
con una efficiente ed efficace servizio di mobilità marittima e con un adeguato piano equo-tariffario si realizza il diritto, l’economia ed il sociale degli isolani;

in relazione all’ordine del giorno proposto dall’ing. Mazzamurro, Presidente dell’ACAM, fermo restando la necessità dell’Unico terra mare, si può procede secondo i due seguenti approcci:
a) o si lasciano le cose così come stanno, limitando la riflessione della Consulta al solo ritocco delle tariffe esistenti, caso mai ancorandole a quelle della Caremar;
b) o si fa precedere al discorso tariffario una completa revisione dell’attuale sistema dei servizi offerti spostando il baricentro di essi sul pubblico in modo da realizzare più servizi e più entrate a favore dell’armamento pubblico con ricaduta positiva per le tariffe, almeno per i servizi minimi essenziali.

E’ su quest’ultimo punto che vorrei qui esprimere il mio pensiero e l’impegno di tutta l’associazione perché esso venga dibattuto e migliorato e poi recepito nelle sedi opportune, a partire dalla Consulta.

Il trasporto marittimo, quello cosiddetto “ minimo”, è un servizio che – se non viene visto solo come affare o come occasione per un’ulteriore accrescimento di un profitto privato – può reggere, non dico auto sostenersi, se si procede con un intervento di ridistribuzione dell’offerta OSP assegnando al pubblico Caremar/Regionale Marittima,- in aggiunta a quanto già esercisce, uno stralcio delle linee già definite OSP che completino i collegamenti essenziali commerciali, soprattutto nelle prime ore mattutine sulla tratta di Pozzuoli; in più i servizi oggi negati di cui al punto 3). Per poi assegnare con procedura di gara il resto dei servizi OSP, lasciando inalterate le regole di affidamento per i servizi integrativi residuali, ma non il libertinaggio tariffario.

Qual è il vantaggio di questa proposta dal punto di vista tariffario?
Se è vero che il previsto contributo statale o regionale per mantenere in piedi i servizi essenziali deve essere sempre meno gravoso per la collettività e che il prezzo del petrolio, che oggi incide in modo pesante, è determinante sulle politiche tariffarie ( anche se, come è evidente, solo per rincararle! ), occorre impinguare le casse del vettore pubblico con nuove entrate che possono venire solo dai servizi resi. Da qui la scelta di aggiungere una fetta di mercato alla società pubblica, di assegnarle servizi indifferibili come quello dei RSU, Combustibili e dei beni di prima necessità; lasciando il resto alla libera concorrenza.

Qualcuno mi dirà che sono un utopista, se non mi darà del pazzo, perché fuori dalla logica dominante che vuole la liberalizzazione di tutto come bene assoluto. La verità è che chi si è dato da fare per ridurre all’osso l’impegno pubblico Caremar ( ricordo qui i ricorsi alla Commissione Europea e le risposte pilotate di essa ), ha mancato di coerenza nel privato dal momento che ha imbrigliato il mercato; non ha voluto il libero mercato pensando meglio di realizzare i propri profitti con la spartizione delle aree e con la costituzione di un cartello degli armatori e la loro concorde partecipazione alla poche gare fatte. Ed il prezzo che oggi paghiamo – in termini tariffari, di diritti, di economia e di turismo – è sotto gli occhi di tutti!

Si apra quindi il dibattito nella Consulta e nelle isole!
La proposta di cui sopra che chiamerei di tipo strutturale, va nella direzione di definire l’equa tariffa rinvestendo i profitti di servizi indifferibili a vantaggio del pubblico e non, come avviene oggi, a vantaggio degli accumuli imprenditoriali. Un’azione di bilanciamento del sistema per garantire servizi a prezzi bassi per l’utenza!

Forio 04 ottobre ‘08 

Nicola Lamonica

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