Ciraccio: Il gigante crolla, ma i fondi restano sulla carta. Basta con i progetti di facciata, serve un intervento definitivo.
Non è una notizia, è un déjà vu. Un film che noi del Procidano proiettiamo da anni, purtroppo sempre con lo stesso tragico finale: un altro pezzo della nostra isola che se ne va in mare. Il distacco ha colpito il più grande dei due celebri faraglioni di Ciraccio, il simbolo della nostra costa occidentale. Un accumulo di tufo e detriti si è riversato sulla spiaggia e in acqua, sotto gli occhi sgomenti dei bagnanti che, fortunatamente, non potevano trovarsi nell’area già interdetta. La struttura principale, per ora, resta in piedi, ma con un’evidente ferita che ne minaccia la stabilità futura.
Un’interdizione che non risolve
Certo, l’area era transennata. Certo, era vietata la sosta e il transito. Ma transennare un pericolo non lo elimina, lo gestisce solo temporaneamente. E a Ciraccio, la temporaneità sta diventando perenne, mentre il territorio sparisce. Noi lo diciamo da sempre: questa interdizione è un fallimento della prevenzione e dura da oltre un ventennio ormai.
La nostra storia è un bollettino di guerra
Per chi ha la memoria corta, o per chi, negli uffici dei progetti, sceglie di non guardare, noi del Procidano ci dedichiamo a documentare questa emergenza da oltre un decennio. La nostra testata è un archivio vivente di allarmi inascoltati:
- Crollo di parte del costone sulla spiaggia di Chiaiolella
- Procida, chiesta la messa sicurezza del costone di Ciraccio
- Procida: frana costone in località Ciraccio
- Procida, ancora una frana a Ciraccio
- Spiaggia di Ciraccio: l’angolo di paradiso che non c’è più
- Procida, spiaggia Ciraccio non indicato pericolo frana
- Procida, la spiaggia di Ciraccio abbandonata tra rifiuti e pericoli
- Città Metropolitana stanzia dei fondi per la spiaggia di Ciraccio
Leggendo questi articoli, si delinea un quadro chiaro: il costone viene giù di continuo. E non si tratta solo dei faraglioni. La frana è lenta e inesorabile, minaccia la strada, i servizi e, soprattutto, le case. Diverse abitazioni in quelle zone sono già crollate in passato. È solo questione di tempo prima che ne cadano altre se non si interviene radicalmente.
Lo scandalo dei fondi fantasma e dei progetti infiniti
La cosa più inaccettabile non è la natura friabile del tufo – quella la conosciamo – ma l’immobilismo burocratico. Ad ogni frana, le istituzioni si mobilitano, promettono fondi e annunciano progetti. E puntualmente, alla frana successiva, i progetti vengono rifatti, riconsiderati, ristudiati, mentre i fondi stanziati sembrano volatilizzarsi o rimanere incagliati nella burocrazia. È un circolo vizioso che sta condannando una delle parti più belle di Procida.
Una proposta concreta: la scogliera sommersa contro l’erosione marina
Dobbiamo smettere di guardare solo in alto, al costone che frana. Dobbiamo guardare in basso, dove il mare, il vento e gli agenti atmosferici erodono incessantemente la base tufacea. L’erosione costiera è il vero motore di questi crolli.
Come procidani, torniamo a porre sul tavolo una proposta tecnica già ampiamente testata in Italia: l’installazione di una scogliera sommersa (o “barriera soffolta”) a protezione della linea di riva.
Una scogliera sommersa, posizionata a una distanza calcolata dalla battigia, agisce come un frangiflutti invisibile:
- Spezza l’energia delle onde prima che colpiscano la base del costone e dei faraglioni.
- Favorisce il deposito naturale di sabbia, allontanando la linea d’attacco delle mareggiate.
- Ha un impatto visivo nullo, preservando la bellezza del paesaggio e del panorama.
Non si tratta di una teoria astratta o di un’idea campata in aria, ma di soluzioni ingegneristiche già applicate con successo in diverse realtà italiane:
- Marina di Massa (Toscana): Come riportato dalle analisi dettagliate de La Nazione – Massa Carrara, l’esperimento della barriera sommersa posizionata dalla Provincia ha dimostrato sul campo la sua efficacia, consentendo un netto ampliamento dell’arenile (passato da circa 50 a oltre 80 metri) grazie al contenimento dell’azione erosiva del mare.
- Emilia-Romagna (Igea Marina / Misano Adriatico): L’evoluzione tecnica e l’uso combinato di scogliere soffolte (in massi o geotessile) a supporto del ripascimento sono ampiamente documentati nel Catalogo delle Opere di Difesa Costiera del GNRAC / Regione Emilia-Romagna, nonché nei report istituzionali del Portale Difesa della Costa della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di interventi che dimostrano come la protezione del litorale debba passare per strategie integrate e a lungo termine.
L’appello
Il crollo del faraglione deve essere l’ultima sveglia. Non possiamo più permetterci di perdere pezzi della nostra storia e della nostra economia mentre i progetti finiscono nei cassetti. Chiediamo trasparenza sull’uso dei fondi stanziati e un’analisi di fattibilità immediata per opere di difesa costiera sott’acqua, prima che il mare si porti via quello che resta di Ciraccio. Procida ha diritto a non cadere.
Questo articolo è stato letto 508 volte.


