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Decrescita Sanitaria – 5a puntata

di Mario Frusi

Quando è preferibile introdurre quali alimenti? Domanda linguisticamente difficile, alla quale è possibile dare una risposta semplificatoria, corredata di qualche spiegazione.

1) Già si è parlato di acidosi/alcalosi, ma non abbiamo detto che nel nostro organismo esiste un fisiologico bioritmo – alternante – di queste due funzioni contrapposte.
Per riassumere possiamo dire che le prime ore attive della giornata corrispondono a un periodo di alcalosi, mentre la sera e la prima parte della notte tendono fisiologicamente alla (moderata) acidosi.
2) Un certo ormone chiamato ACTH e prodotto dalle ghiandole surrenali tende a innalzare la glicemia e, per risposta automatica, la produzione di insulina (che promuove l’effetto opposto); viene liberato nel sangue in misura maggiore nella tarda mattinata.
3) Un altro ormone chiamato GH, prodotto dall’ipofisi, orienta le proteine del pasto verso la produzione di struttura (fibre muscolari, pareti dei vasi sanguigni, materia cerebrale…) anziché verso la combustione per produrre calorie: le proteine possono subire anche questa sorte, ma è la “meno nobile” per loro, essendo principalmente i grassi e gli zuccheri predisposti a quella funzione.
La sua liberazione nel sangue avviene in tarda serata.

 

Di raccogliere questi dati scientifici, e in tempi piuttosto recenti, si è occupata l’endocrinologia: siamo nel cuore della medicina accademica ufficiale.

Traiamo da queste informazioni una possibile guida per il bioritmo alimentare:

1) la prima parte della giornata dovrebbe prevedere l’introduzione di alimenti alcalinizzanti, coerentemente al bioritmo spontaneo, per non forzare le capacità di controbilanciamento dell’organismo. Consumare solo finocchi o carote crude a colazione, però, sarebbe di poca soddisfazione e, considerando il basso apporto zuccherino di questi alimenti, ci esporrebbe a crisi di fame nel corso della mattinata.
Può essere invece di grande soddisfazione consumare frutta, nella quantità desiderata: a meno che non svolgiamo un lavoro di grandissimo impegno fisico non soffriremo la fame, e ne avremo un piacevole senso di leggerezza.
2) a pranzo vanno benissimo i cereali nelle loro varie forme: pane pasta riso polenta orzo farro kamut e così via, accompagnati da verdure cotte e crude.
3) riserviamo invece le proteine alla cena, nuovamente accompagnate da verdure. La secrezione acida necessaria per digerirle è favorita da MODERATE dosi di alcol, pertanto in questo pasto un bicchiere di vino o birra svolge un buon lavoro.

Perché è opportuno evitare le mescolanze di proteine e farinacei?
Per essere digerite, le prime hanno bisogno di una forte secrezione acida gastrica; al contrario i farinacei vengono inizialmente digeriti da un enzima contenuto nella saliva, che per lavorare richiede un ambiente alcalino. Dovendo stazionare insieme nello stomaco per un certo tempo (anche qualche ora) i due tipi di alimenti entrano in conflitto: o lo stomaco secerne poco acido, permettendo che la digestione salivare continui MA impedendo la digestione delle proteine, oppure al contrario (ed è ciò che di solito accade) la secrezione acida intacca – come deve – le proteine MA rallenta la digestione del resto. In un caso come nell’altro c’è un ristagno fermentativo che disturba le funzioni generali.

Torniamo al tema di base: digestione più facile, migliore funzionalità metabolica di tutto l’organismo, minore ricorso a esami e farmaci, minore spesa individuale e comunitaria…

Ma ancora una volta non si pretende qui di dare delle ricette assolute: questo schema semplificante non rappresenta tutto il conosciuto in ambito alimentare. Vale la pena prendere in considerazione le variazioni proposte SE ci sono motivi di malessere imputabili all’alimentazione e SE gli adattamenti a questo schema non sono troppo difficili da sostenere.

www.decrescitafelice.it

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