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Discarica di Chiaiano. Aggiornamento dello stato del rischio idrogeologico

Fotogramma del giorno 14 Gennaio 2009, ore 11.11 (webcam di emergenzarifiuticampania.it )

Vi proponiamo una parte della relazione tecnica del Prof. Franco Ortolani datata 14.01.09 . Il documento integrale in formato PDF è consultabile qui.

Pur non essendo stati autorizzati ad effettuare altri sopralluoghi tecnici in modo da rilevare eventuali errori di progettazione e di esecuzione dei lavori al fine di dare buoni consigli istituzionali a progettisti e direttore deilavori per evitare danni alle persone e all’ambiente, è continuata l’osservazione dell’area di lavoro mediantel’analisi delle immagini diffuse dalla web cam e rinvenibili in Internet.

Rispetto al 13 ottobre 2008 sembra che sia stato rimosso il terreno “inquinato” accumulato sul piazzale di cava. E’ stato rinvenuto e, forse, rimosso in parte o completamente l’amianto rinvenuto tra il materiale accumulato nelle cave adiacenti al Poligono.

Non si sa se sia stato rinvenuto altro materiale inquinante.

Nella prima metà di dicembre 2008, nella zona di lavoro, si è verificata una colata di fango confermando il rischio per i lavoratori e la inadeguatezza delle opere definite di messa in sicurezza delle pareti di cava.

Tra dicembre 2008 e l’inizio di gennaio 2009 in seguito agli eventi piovosi si sono riversati acqua e fango che hanno allagato gran parte del piazzale di cava dove è in allestimento la vasca per contenere i rifiuti. Tali eventi confermano che non è stata effettuata la messa in sicurezza idraulica dell’area, propedeutica agli interventi di preparazione delle vasche sul piazzale di cava.

Perché non è stata eseguita la messa in sicurezza idraulica della Cupa del Cane?

Deve essere chiaro che senza questo intervento ritenuto propedeutico dagli stessi progettisti non può essere aperta la discarica.

Si ricorda che nella conferenza dei servizi del 9 agosto 2008 l’Autorità di Bacino Campania Nordoccicentale non ha rilasciato parere favorevole alla discarica in quanto carente degli elaborati relativi al rischio idrogeologico.

Secondo il progetto consultabile sul sito ufficiale del Commissario di Governo, la sistemazione idraulica dell’alveo della Cupa del Cane riguarda solo il tratto in corrispondenza della Cava del Poligono. Rimane il problema grave del recapito delle acque verso l’abitato di Marano non ancora risolto nemmeno progettualmente. (…)

Resta inteso che tutto il piazzale di cava rimane a rischio di inondazione, proprio dove è in preparazione la vasca per contenere i rifiuti. Fino ai primi giorni del 2009 le web cams inquadravano quasi tutto il piazzale di cava. Ora inquadrano tutte la stessa parte di piazzale. Perché? Forse perché sconveniente fare vedere gran parte del piazzale allagato?

Le web cams mettono in evidenza che sull’acqua che ristagna sul piazzale di cava galleggia uno spesso strato di schiuma. Tale fatto è anomalo se l’acqua è solo quella di ruscellamento naturale.

La schiuma potrebbe testimoniare un inquinamento chimico che interesserebbe proprio il piazzale e il suo sottosuolo dopo che dovrebbero essere stati eliminati i terreni inquinati dall’attività praticata nel poligono.

Dopo tre mesi dal sopralluogo del 13 ottobre 2008 il rischio idrogeologico non è stato rimosso o mitigato. Anzi si è aggravato. Il giorno 8 gennaio le web cams hanno diffuso le immagini di acqua fangosa che si accumulava sul piazzale di cava. Dal momento che l’acqua non si è riversata sul piazzale scorrendo lungo la rampa di accesso sembra che il liquido fangoso si sia riversato dalla parete laterale alla web cam dove la Cupa del Cane lambisce la scarpata di cava.

Come si osserva agevolmente confrontando le foto di figura 7 (relativa al giorno 13 gennaio 08) e 8, si rileva che il giorno 14 gennaio 2008 le precipitazioni piovose hanno fatto salire il livello dell’acqua di almeno 1 metro. L’acqua affiora anche nella parte in alto a sinistra all’interno della vasca in approntamento dove dovrebbero essere accumulati i rifiuti a testimonianza che tutto lo strato di ghiaia poggiante sul telo impermeabile è ormai praticamente saturo d’acqua.

Le riprese della web cam evidenziano che l’acqua che affluisce nella cava lungo la rampa è priva di schiuma.

Quest’ultima può essere prodotta da liquidi che si immettono nella cava dall’alto, al di fuori dell’area inquadrata dalle telecamere, oppure si può formare proprio nel piazzale di cava dove l’acqua di ruscellamento può venire a contatto con sostanze chimiche ignote.

Certamente la grande quantità di schiuma, che viene spostata in varie direzioni dal vento, non si produce naturalmente; essa potrebbe essere provocata da un inquinamento di tipo chimico.

Tale considerazione evidenzia la necessità di verificare immediatamente cosa stia accadendo nella zona della Cava del Poligono al fine di evitare danni alle persone che lavorano nel cantiere, ai cittadini di Marano e all’ambiente.

L’Esercito non può essere usato spregiudicatamente in operazioni che non hanno niente da fare con le attività militari come la sorveglianza ad un cantiere civile dove sono in corso lavori che, per errori professionali dei progettisti e per la inosservanza delle vigenti norme tecniche, non derogabili, mettono a rischio la sicurezza delle persone, compresi i militari, e dell’ambiente.

Lo stato dei lavori di approntamento della discarica nella Cava del Poligono non garantisce nemmeno la sicurezza del Comune di Marano ubicato a valle.

Diventa sempre più palese che la definizione di “discarica modello”, attribuita recentemente alla cava del Poligono dal Generale Giannini durante una trasmissione di Ambiente Italia, sottolinea un involontario ma efficace senso dell’umorismo in possesso dell’influente militare che ha usato la stessa definizione anche per la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte che dall’11 agosto 2008 è stata interessata da preoccupanti eventi franosi.

Perché non si consentono sopralluoghi tecnici nella cava del Poligono in modo che i rappresentanti dei Comuni e dei cittadini possano osservare la bontà degli interventi?

Certamente l’atteggiamento assunto dal Commissario di Governo è preoccupante, non solo per gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano, ma per tutti gli italiani.

Mentre tutti possono osservare il grave stato ambientale nel quale vengono faticosamente portati avanti i lavori di approntamento della discarica, senza alcuna garanzia di sicurezza delle persone e dell’ambiente, tutti continuano a chiedersi: “Quali segreti di Stato si nascondono durante l’approntamento della discarica?

Si rilancia l’ennesimo appello affinchè si garantisca adeguatamente l’incolumità dei lavoratori realizzando interventi degni di assicurare la sicurezza ambientale.

E’ evidente la responsabilità di tutti coloro che hanno imposto, progettato e approvato la discarica nella Cava del Poligono di Chiaiano; gravi responsabilità gravano anche su chi ha realizzato e diretto la così detta messa in sicurezza delle pareti, consistente in interventi non idonei a garantire la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente in quanto basati su dati sbagliati circa la pericolosità geoambientale, come sottolineato anche dalla recente frana.

La frana avvenuta nella prima metà di dicembre del 2008 poteva provocare seri danni alle persone; si segnala che le pareti più alte della cava possono originare frane simili e anche di maggiore dimensione che potrebbero provocare una vera e propria strage.

I responsabili, immeritatamente miracolati dalla frana annunciata, devono intervenire per evitare tragici eventi catastrofici.

Si evidenzia che la discarica non può essere responsabilmente attivata prima che siano stati realizzati gli interventi di reale messa in sicurezza ambientale e idrogeologica citati.

Con amarezza si evidenzia che l’Esercito Italiano è usato per “fare la guardia” affinché non venga disturbato chi opera realizzando interventi inadeguati e per di più in situazioni che non garantiscono la sicurezza a chi lavora e a chi frequenta la cava.

Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II


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