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Domani tutta la Cgil in piazza

da  Carta.org – La difesa dell’occupazione e l’uscita dalla crisi sono i punti cruciali delle mobilitazioni di questi mesi della Cgil, che culminano con la manifestazione nazionale di domani a Roma [alle 14, da piazza della Repubblica a piazza del Popolo]. Lo slogan è «Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte». Perché la crisi non è passata, come vogliono far credere governi e istituti finanziari, ma è invece più grave e pesante che mai, come dimostrano i numeri dei licenziamenti, della cassa integrazione e delle fabbriche in chiusura. Il caso dell’Eutelia [circa duemila lavoratori subito in mobilità, diecimila a rischio], salito in questi giorni all’onore delle cronache per l’inquietante vicenda dell’irruzione di vigliantes e di un dirigente mascherati da poliziotti all’interno di una delle fabbriche occupate [a Roma Tiburtina], è solo l’ultimo di una lunga serie, quasi sempre senza visibilità. Le ragioni della mobilitazione le spiega lo stesso sindacato: «Una manifestazione indetta per sottolineare il fatto che il peggio della crisi non è affatto alle nostre spalle, come sanno bene i lavoratori e i territori che ne sono pesantemente colpiti. Così come bisogna sapere che la ripresa sarà lunga e difficile. Per questo, per uscire dalla crisi c’è bisogno di interventi adeguati e urgenti sugli ammortizzatori sociali per tutelare il lavoro e l’occupazione. La Cgil chiede che si esca dalla crisi guardando il futuro perché in tema di lavoro e di crisi esigiamo le risposte». E attacca il governo «perché ha fatto poco per sostenere i redditi e l’economia». In piazza però, anche stavolta, c’è solo una parte del mondo sindacale. «La vera anomalia è che non si possa fare una manifestazione unitaria con Cisl e Uil come accadeva in altri tempi – dice il segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani – Oggi non siamo in grado di farlo ma con l’aggravarsi della crisi spero e chiedo che sia possibile, una manifestazione unitaria avrebbe più forza». Una frattura maturata anche fra i metalmeccanici: l’accordo sottoscritto da Fim e Uilm con Federmeccanica non è stato infatti firmato dalla Fiom, che lo considera inaccettabile nel merito delle soluzioni normative e salariali e gravemente lesivo della democrazia sindacale.

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