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Emissioni nocive oltre i limiti ad Acerra

In due mesi di attività si sono già registrate diciassette giornate in cui le emissioni di polveri sottili dal termovalorizzatore di Acerra hanno sforato il tetto consentito. Nove giornate rispetto alle 35 massime consentite e sopportabili in un anno intero. A certificarlo è l’Arpac Campania. Sul sito dell’agenzia, i report dettagliatissimi del monitoraggio delle emissioni dell’impianto.

«I valori garantiti sono sempre sensibilmente inferiori ai limiti di legge, con riduzioni percentuali fino al 75%». Questa rassicurante nota accompagna i dati relativi alle emissioni prodotte dal nuovo termovalorizzatore di Acerra, presenti sul sito web dell’Osservatorio costituito allo scopo di monitorare le matrici ambientali nell’area circostante l’impianto. Silvio Berlusconi, nell’ultima apparizione nel salotto di Rai Uno Porta a Porta ha ribadito che l’impianto inquina meno di tre auto di media cilindrata. Ma come ha rivelato oggi il Sole 24 ore Sud, le misurazioni effettuate dall’Arpac il 15 maggio e pubblicate on line registravano la presenza nell’aria di polveri inquinanti per una media giornaliera di 76,3 micron per metro cubo, ben più alta del valore consentito di 50 micron. Inoltre, secondo i dati forniti dall’Osservatorio di Acerra, la fuoriuscita del monossido di carbonio e di alcuni tipi di idrocarburi, pur nella norma, raggiunge il limite massimo autorizzato.

I dubbi e le contraddizioni sulle emissioni si sommano alle polemiche sulle “false partenze” dell’inceneritore e spingono esperti e ambientalisti a chiedere di poter verificare più da vicino il funzionamento della struttura. Le tre centraline attivate tra i comuni di Acerra e San Felice a Cancello dall’Arpac hanno segnalato, secondo il report del 17 maggio, per nove volte in due mesi lo sforamento (consentito 35 volte in un anno) dei valori di sicurezza relativi alla concentrazione nell’aria di micro particelle Pm10. La nocività delle polveri sottili denominate Pm10 (ovvero inferiori a 10 millesimi di millimetro) dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. «Anche se le nostre centraline sono in fase di taratura – spiega Luciano Capobianco, direttore generale dell’Arpac – riteniamo che la concentrazione di queste sostanze sia senza dubbio eccessiva, tanto da richiedere una particolare attenzione e un potenziamento dei controlli».

L’osservatorio di Acerra non fornisce dati sulle emissioni di Pm10 nella tabella visibile on line sul sito emergenzarifiuticampania.it. Ammette, però, concentrazioni medie giornaliere di monossido di carbonio e di I.P.A. (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che raggiungono il tetto massimo di 50 mg per metro cubo consentito dalla direttiva 2000/76 della Ue in materia di incenerimento dei rifiuti. «Si tratta di misurazioni effettuate in fase di collaudo – precisa Vincenzo Coccolo, presidente dell’Osservatorio ambientale – ma appena il termovalorizzatore sarà pienamente funzionante entreremo nel merito anche dei controlli eseguiti dall’Arpac. La nostra struttura ha comunque già avviato una serie di esami supplementari rispetto a quelli previsti dalla legge».

Inaugurato alla fine di marzo, il termovalorizzatore di Acerra si articola su tre linee di smaltimento ciascuna delle quali, a regime, dovrebbe bruciare 600 tonnellate al giorno. L’intero impianto dovrà bruciare 600mila tonnellate l’anno. «La prima linea, accesa a marzo, è partita in via definitiva – dicono i responsabili della struttura del sottosegretario Guido Bertolaso – mentre la seconda e la terza, attivate all’inizio di maggio, sono in fase sperimentale. Ci vorrà circa un mese per entrare in funzione. I frequenti stop delle macchine sono necessari per le operazioni di calibratura e valutazione dei dati di emissione. Entro la fine del 2009 è prevista la conclusione del rodaggio». Per Raffaele Del Giudice, direttore generale di Legambiente Campania, i dati sulle emissioni sono ancora pochi «perché l’inceneritore è quasi sempre spento e non si può far passare un collaudo per un reale funzionamento. Piuttosto, qualcuno dovrebbe spiegare ai residenti se è stata effettuata un’analisi di ciò che brucia nell’impianto e in che modo saranno smaltite le ceneri».

27 maggio 2009

Riferimenti:

www.arpacampania.it

Il Sole 24Ore

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