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RAI 3 -TG3 Campania "Il Cuore del Regno" di Arturo Paoli – Dissensi (edizioni creativa)

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“TG3 Campania (lo Scaffale) servizio sul libro “Il cuore del regno”, di Arturo Paoli – introduzione di Gialuca Ferrara – Dissensi (edizioni creativa). In studio Fabiola D’Agostino.

“Abbiamo costruito e seguiamo un cristianesimo individualista. Tante persone, per fortuna, ora sempre in meno, sono ossessionate dal pensiero di salvarsi l’anima, mentre si continuano ad esportare guerre, a rapinare i beni delle nazioni povere. In questo modo si è spento il messaggio reale di Cristo che è quello di trasformare in modo concreto la realtà attraverso progetti politici guidati dal vero bene.

[youtube FagCfTJOQqI] Di seguito pubblichiamo l’introduzione al volume di Gianluca Ferrara

La prima volta che ho incontrato fratel Arturo Paoli fu a Napoli, presso l’associazione Mani Tese, ma ne avevo più volte sentito parlare. Ricordo che don Andrea Gallo, con sicurezza, mi disse: «È un profeta, non ci sono altre parole per definirlo!».

In effetti basta leggere anche un solo libro scritto da Arturo per comprendere questa sua capacità di guardare oltre. Uomini come fratel Arturo sono come dei fari che segnalano la rotta da seguire ad un’umanità che sembra essersi smarrita nell’oscurità.
Ho sempre avuto la sensazione che i propri libri siano un poco come dei figli, forse perché scrivendo si vive quella magia, quella sensazione di generare che parte dall’animo. Fratel Arturo ha avuto tanti figli, “Il cuore del Regno” è l’ultimo, un figlio avuto a 97 anni di cui ho potuto notare come poco alla volta si innamorasse. Un paio di volte mi ha detto: «Gianluca sta diventando un lavoro molto interessante».
Vedendolo scrivere sul lungo tavolo nella sua dimora a San Martino in Vignale, un paesino sulle colline lucchesi, mi venne in mente ciò che confidò in una lettera all’amica Adele Toscano: «Quando scrivo è come se Egli conducesse la mia mano e questo me lo fa sentire vicino». Le foto alla fine del libro, in particolare quelle della quarta di copertina, rappresentano proprio don Arturo mentre scrive il testo che vi apprestate a leggere.
Un libro scritto da un testimone di Gesù che ha una caratteristica che purtroppo solo in pochi possiedono: la coerenza. Fratel Arturo ha vissuto e vive il Vangelo pragmaticamente. Egli ha trascorso cinquant’anni in America latina portando a quei popoli il messaggio liberante di Gesù. Un messaggio di giustizia che agli inizi degli anni ‘70 gli valse la condanna a morte da parte della feroce dittatura militare argentina. Arturo non si è limitato a trascorrere sterili decenni a studiar e a scrivere, ma ha vissuto i suoi scritti e i poveri hanno fecondato le sue parole rendendole vive, credibili.
Arturo, con la sua presenza, ha testimoniato a quella gente la differenza tra il Gesù morto, sepolto nelle lussuose stanze del Vaticano fatte di mura spesse da non far penetrare le grida degli afflitti e quello vivo che invece le ascolta e se ne fa portavoce. Un Gesù desideroso che il cuore del Regno pulsi qui tra noi. Un Regno, alla cui costruzione, ognuno di noi deve partecipare liberando il Vangelo dalla comoda interpretazione teorica che sovente viene data, in parola viva. Questo Regno di Dio ci dice Gesù si deve realizzare prima di tutto qui sulla terra, un Regno che si avrà allorché gli uomini impareranno cosa veramente significhino parole come giustizia e pace. Però purtroppo l’uomo continua a vivere nell’ingiustizia e in guerra l’uno con l’altro anche perché il messaggio di Gesù, come spiega fratel Arturo, è stato distorto ed il Regno di Dio non si può, non si deve edificare qui. Infatti il filosofo Rousseau giunse, temo ironicamente, addirittura ad accusare i cristiani di non essere dei buoni cittadini: «Il cristiano non può essere un buon cittadino. Se lo è, lo è di fatto, ma non di principio, perché la patria del cristiano non è di questo mondo».
Se si segue l’invito di fratel Arturo, se si ha il coraggio di lanciarsi allora si potrà percepire l’ebbrezza di vivere il Vangelo ed essere Vangelo. Ci vuole coraggio perché Gesù ci chiede di fare scelte radicali, del resto il Suo messaggio, proprio perché liberante, è radicale, sovversivo. Basti pensare a quando dichiarò che i pubblicani (esattori delle tasse) e le prostitute sarebbero entrati prima dei leader religiosi nel Regno di Dio. E’ come se oggi andasse in città del Vaticano e dicesse ai cardinali che le prostitute e gli strozzini vengono prima di loro nel Regno di Dio.
Un messaggio che stravolge l’immagine di un Dio maschilista, sempre incollerito, di un Dio potente che vuole per se un popolo di servi. Gesù ci ha parlato di un Dio padre, ma anche madre che non punisce ma gioisce quando il figlio perduto torna a casa; un Dio che ci vuole aiutare a superare i pregiudizi, a scuoterci dalla paura del diverso come accade con la parabola del samaritano. Gesù ci invita a superare l’idea di un Dio creato dall’uomo che ci vorrebbe intimare anche di lavarci le mani prima di sederci a tavola e di decidere cosa sia puro o impuro da mangiare. Gesù si è detto figlio di un Dio che innalza gli umili e i semplici e depone dal trono su cui si sono seduti i ricchi e i potenti.
Ma questo Dio abba di Gesù, proprio come 2000 anni fa, è per noi ancora troppo moderno e ne abbiamo paura. Così quando uomini come don Arturo ci mostrano il Suo vero volto, noi per difendere l’immagine di un Dio contraffatto che abbiamo a nostra convenienza commutato, tendiamo di riservare loro lo stesso trattamento ingiunto a Gesù.
Mi auguro che il lettore possa appassionarsi a questo libricino e comprendere che il cuore del Regno batte nel petto di ognuno di noi. Ma per sentire questo battito occorre far tacere tutta la confusione e gli effimeri richiami che ci tediano. Occorre imparare a conoscere il silenzio e ascoltare quel battito divino che pulsa in noi. Arturo quel battito l’ha ascoltato portando per tutta la vita luce e speranza in luoghi ottenebrati dall’egoismo e dall’incoerenza dell’uomo. http://www.oreundici.org/arturo_paoli/libri/cuore_del_regno.shtml

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