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I terremoti hanno un anima?

di Antoine Fratini

Gli scienziati affermano che i terremoti non sono per ora prevedibili…. Il punto è capire se la scienza rappresenta l’unico approccio efficace per l’adattamento dell’uomo al mondo o se ne esistono altri. Numerose civiltà tribali risultano, sotto al profilo dell’adattamento all’ambiente naturale, meglio preparate di noi. Il motivo di fondo va ricercato a mio parere nella differenza di atteggiamento nei confronti del mondo. Mentre l’occidentale intende piegare la Natura alla propria volontà mediante l’uso e lo sviluppo di una tecnologia della quale appare sempre più dipendente, i popoli animisti preferiscono adattare loro stessi alle esigenze della Natura e alle possibilità che essa offre. Un simile atteggiamento, antitetico al nostro, incentiva l’ascolto dei fenomeni naturali e relativi segnali e si basa sulle impressioni che questi producono sulla psiche.

Come ho spiegato nella seconda parte della mia ultima opera “La religione del dio Economia” (CSA Editrice, Lamezia 2009), l’animismo consiste infatti nella percezione soggettiva dell’inconscio proiettato sulla Natura. Di conseguenza, i membri tribali fondano il loro adattamento sulla gestione delle impressioni che ricevono dal mondo esteriore e sulle intuizioni che riescono a ricavarne. Questo fa sì che i luoghi, le persone, gli animali così come, appunto, le forze della Natura siano percepiti e concepiti come dotati di anime che occorre imparare a conoscere e rispettare. Le tradizioni che si sviluppano sono allora la cristallizzazione di insegnamenti direttamente ricavati da tali esperienze. Così, anche il terremoto, in quanto forza straordinaria della Natura, può essere esperito e gestito come una entità dotata di “comportamenti” specifici e quindi in parte intuibili ed espressi attraverso archetipi mitici. Per esempio, abbastanza diffuso nelle culture tribali e antiche è il mitologema che paragona l’attività sismica alle mosse di qualche entità sotterranea tipo “gigante della montagna” che si agita nel sonno.

Tornando al terremoto abruzzese, è un fatto noto che le scosse più forti e distruttive sono seguite ad altre di minore intensità. Di fronte a quelle scosse minori ma persistenti, un approccio di tipo animistico avrebbe potuto in teoria prevedere l’evoluzione sismica. Se il gigante della montagna si muove un po’ troppo, è probabile che possa svegliarsi. Purtroppo, siamo drammaticamente a digiuno di cultura animistica e un ragionamento del genere risulta troppo lontano dalla nostra mentalità razionale per potersi fregare un passaggio nella nostra coscienza. Anzi, come tutto ciò che ancora non viene capito, l’animismo tende ad essere deriso e liquidato come prodotto di una mentalità arretrata. In realtà, la maggior parte di queste civiltà sono notevolmente più antiche della nostra ed esprimono un grado di armonia con il mondo naturale superiore al nostro. Forse, bisognerebbe smettere di credersi superiori in tutto, essere meno arroganti e cercare di trarre insegnamenti da questi popoli. Potremmo così provare a riconciliarsi con una Natura che ci appare ormai estranea, a diminuire la nostra dipendenza dalla fredda tecnologia di cui il cemento armato può essere considerato un simbolo, e a completare l’atteggiamento razionalistico che ci contraddistingue con un approccio basato su altre competenze psicologiche.

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