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Il mio paese è verde

Segnaliamo l’ultimo numero in edicola de “L’Espresso“, che contiene un articolo sul consumo di suolo e sulle esperienze virtuose in controtendenza (Cassinetta di Lugagnano, Santa Caterina dello Ionio, nostri comuni associati).

http://temi.repubblica.it/casa/2010/01/22/come-verde-il-mio-comune/

Di Paolo Biondani – Tratto da “L’Espresso

Un’altra Italia è possibile? Da una cinquantina di piccoli comuni e da alcune grandi città cominciano a disegnarsi i primi tasselli di una rivoluzione verde anche nell’urbanistica. Giunte di centrosinistra che azzerano la speculazione edilizia. Amministrazioni di centrodestra che bocciano l’ennesima lottizzazione- alveare sull’Altopiano di Asiago. Province del Nord che sposano sviluppo del turismo e difesa dell’ambiente. Antichi borghi del Centro che si ripopolano senza tradire la bellezza del paesaggio. Paesi del Sud che vietano nuove costruzioni accanto al mare. E migliaia di cittadini che si uniscono in comitati, associazioni e reti Web per salvare un territorio unico al mondo, il vero tesoro degli italiani di oggi e di domani, dopo decenni di saccheggio immobiliare che ha impoverito tutti, per arricchire solo i signori del cemento.

Le più radicate organizzazioni ambientaliste e alcuni tra i maggiori urbanisti, interpellati da “L’espresso”, sono concordi nel segnalare «una serie di esempi positivi che fanno finalmente sperare in un’inversione di tendenza». Il primo modello citato da tutti è Cassinetta di Lugagnano, un comune di 1.800 abitanti a sud-ovest di Milano, dove il sindaco, Domenico Finiguerra, ha convinto gli elettori a «ridurre a zero il consumo di suolo»: stop alle colate di cemento nella splendida campagna che circonda il borgo, no alla tangenziale ammazza-parchi progettata da Regione e Anas.

Il Piano di governo del territorio (Pgt) studiato da Antonello Boatti, docente di architettura al Politecnico, è stato approvato nel 2006 dopo affollate assemblee civiche: prevede una crescita «ragionevole della domanda di case, fino a un limite di 695 nuovi abitanti in dieci anni, che si potrà però raggiungere, spiega il sindaco, «solo con il recupero di edifici già esistenti o la riconversione di aree industriali incompatibili con la vivibilità del centro». Eletta nel 2002, per un pugno di voti, in una zona dove Lega e Pdl partivano dal 65 per cento, la sua lista civica di centrosinistra ha stravinto le elezioni del 2007, salendo dal 50,1 al 62,1 per cento. E ora Finiguerra sogna una rete nazionale: «Siamo tra i promotori del sito per lo stop al consumo di suolo e aderiamo all’associazione dei Comuni virtuosi, che riunisce una cinquantina di amministrazioni impegnate in progetti ecologici, dall’edilizia ai trasporti, dai rifiuti all’energia».

Nel 2009 questa associazione, creata quattro anni fa dai comuni di Vezzano Ligure, Monsano, Colorno e Melpignano, ha premiato con le “cinque stelle” per la miglior politica urbanistica Santa Caterina dello Jonio. Un comune della Calabria con un piano regolatore che bandisce il cemento dai suoi otto chilometri di costa (l’intera fascia di 250-300 metri tra la statale 106 e la bellissima spiaggia bianca) e ammette nuovi centri turistici, per rilanciare l’entroterra, solo ad «almeno un chilometro e mezzo dal mare».

Per far capire che la buona urbanistica non frena ma aiuta l’economia, i dirigenti del Fai invitano a visitare Montefalco, un comune umbro che ha proibito nuove costruzioni e incentivato il recupero dei casali storici. E ha attratto imprenditori stranieri con la banda larga, anziché con le superstrade. Risultato: tra il ’99 e il 2008 i turisti sono saliti da 19 ad oltre 30 mila, con 51 nuovi agriturismi e decine di ristoranti e negozi di fresca apertura. Qui, ora, un ettaro di vigneto vale il doppio delle zone doc in Piemonte e il triplo del Lazio. Legambiente nel 2009 ha pubblicato un dossier sui 260 comuni turistici delle Alpi, che documenta la crisi del modello speculativo delle seconde case. Nelle 25 località sciistiche più cementificate, concentrate in Piemonte, Lombardia e Veneto, si contano solo 24.864 abitazioni occupate e ben 109.783 case che invece restano vuote quasi tutto l’anno, ma hanno comunque bisogno di strade, discariche, fogne, acqua, luce e gas. Mentre i 40 centri alpini con il minor numero di lottizzazioni- conigliere sono tutti in provincia di Bolzano e offrono più di 53 mila posti letto in alberghi e pensioni che accolgono turisti in ogni stagione.

Su oltre 8 mila comuni italiani, i virtuosi sono una piccola avanguardia, ma Italia Nostra, Legambiente e Wwf cominciano a sentire “aria nuova” anche in qualche città. Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, elogia «il buon esempio di Mantova, che è riuscita ad annullare la lottizzazione che avrebbe devastato le sponde del lago cancellando la storica veduta del centro con il Palazzo Ducale». Il sindaco del Pd, Fiorenza Brioni, spiega di aver potuto fermare le ruspe «grazie a un doppio vincolo della Soprintendenza, che per la prima volta ha protetto il paesaggio di Mantova come bene culturale in sé». Ad autorizzare lo scempio ora sventato fu, per inciso, una cordata di affaristi e politici di sinistra che ora briga per non ricandidarla. Il sindaco non li attacca. Ma parla chiaro: «I cittadini hanno capito che cultura e territorio sono la ricchezza di Mantova».

Gaetano Benedetto, condirettore del Wwf, cita invece «la rinascita di Torino, che ha saputo riscoprire la sua cultura urbanistica col recupero dei grandi spazi industriali e molti progetti di qualità architettonica». Ma da un’altra giunta di sinistra arriva «l’esempio peggiore», che per Wwf e Italia Nostra è «il nuovo piano regolatore di Roma: 64 milioni di metri cubi di cemento minacciano ciò che resta della grande cintura verde».

A Firenze Matteo Renzi, dopo aver bloccato «tutte, ma proprio tutte le speculazioni» inquisite dalla magistratura, ora programma di «azzerare il consumo di suolo». «I cittadini sanno che qui si è costruito fin troppo», sbotta il sindaco Pd: «Ora basta: il cemento non deve più invadere neanche un metro. Mentre dobbiamo recuperare gli enormi spazi vuoti che già esistono. Ogni fiorentino deve avere più verde e vivibilità». E gli immobiliaristi di destra e sinistra lasceranno fare? Renzi è ottimista: «Approveremo il nuovo piano entro settembre».

Gli urbanisti intravedono segnali di rinascita perfino nel Sud devastato dall’abusivismo. Edoardo Salzano cita «l’ottima programmazione della provincia di Foggia » e ricorda che «a Napoli è ancora in vigore il piano regolatore di Vezio De Lucia, l’architetto della prima giunta Bassolino, che continua a escludere qualsiasi nuova costruzione in più di 3 mila ettari di verde, oltre un quarto del territorio comunale ». Edoardo Zanchini di Legambiente elogia «il piano paesistico e di demanio costiero varato in in Puglia dalla giunta Vendola».

E Paolo Berdini, docente a Tor Vergata, documenta che «centinaia di comuni, compresi alcuni capoluoghi lombardi, si sono rifiutati di fare cassa svendendo il territorio e hanno esercitato i loro poteri di ridurre o azzerare le disastrose previsioni del piano casa». Ugo Baldini, che alla guida della cooperativa di architettura Caire sta progettando il futuro urbanistico di decine di piccoli e grandi centri, sogna di «mettere insieme ecologia ed economia»: «Il patrimonio edilizio del dopoguerra andrebbe totalmente rinnovato». Ma in un settore a rischio come l’edilizia, la priorità è fermare il riciclaggio mafioso: «Una pianificazione urbanistica seria, onesta e trasparente è il miglior antidoto ai capitali sporchi».

www.comunivirtuosi.org

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