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Il razzismo italiano passa dalla gastronomia

Secondo un giornale brasiliano, la xenofobia italica passa anche per il protezionismo verso il cibo nostrano.
Secondo questa traduzione dall’originale “Il pregiudizio contro ciò che viene da fuori dell’Italia è diventato ancora più forte nella città di Lucca, in Toscana.
Il consiglio comunale ha proibito l’apertura di nuove tavole calde e ristoranti di cucina turca, araba e cinese, con il pretesto di incentivare il consumo di cibo nazionale.
La cosa che sorprende di più gli immigrati è che l’idea comincia a diffondersi e trova sostenitori perfino tra i membri della squadra del primo ministro Silvio Berlusconi.
La prima ad adottare una moratoria nell’apertura di nuove tavole calde di cucina etnica è stata la città di Lucca. L’obiettivo era incentivare gli italiani a mangiare cibo italiano. Una versione gastronomica del protezionismo. Ancora una volta è stato il partito di estrema destra Lega Nord a difendere l’idea come un modo per “proteggere le specialità locali contro la diffusione degli alimenti etnici”. (…)
Curiosamente, i ristoranti francesi non sono soggetti alle nuove regole. I critici dei sistemi radicali difesi dal governo hanno chiesto che cosa ne sarà degli ingredienti dei piatti tipici italiani, visto che il pomodoro fu un regalo del Perù alla cucina italiana, e gli spaghetti sono venuti dalla Cina.”

Beh, direi che è un bello spunto di riflessione…

Rudy Bandiera

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