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Impallinata una quaglia nel cortile dell’istituto “F.Caracciolo-G. da Procida”.

500 chilometri in una notte approfittando dei venti meridionali che dalla Tunisia lo stavano portando in Italia. La costa è lì a due battiti d’ala. Uno sparo, un tonfo! Investito da una rosa di pallini, il maschio di quaglia non è riuscito ad andare oltre l’isola di Procida! Tutto questo è accaduto nella mattinata di ieri, verso le 9.30, a caccia chiusa da oramai quattro mesi, nei pressi della sede centrale dell’istituto superiore.
“É una vergogna – afferma il Delegato LIPU Costantino D’Antonio – che a Procida si continua a sparare tra le case e nelle vicinanze delle istituzioni scolastiche. Solo un paio di giorni fa, abbiamo fermato e denunciato al Corpo dei Carabinieri un cacciatore di frodo che nel pomeriggio sparava nei pressi dell’oratorio della Madonna della Libera. Al di là della compassione che proviamo a chi ancora considera la caccia uno sport, continua il prof. D’Antonio, speriamo in una ferma e importante decisione del Primo Cittadino che con un atto di alta civiltà dichiari Procida chiusa alla caccia.” Del resto anche la normativa vigente imporrebbe questa chiusura, basta ricordare l’art. 21 comma 1 lettera f) della L. 157/92 che recita “E’ vietato a chiunque … sparare da distanza inferiore a centocinquanta metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia … in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili … “.

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