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INFORMARE PER RESISTERE: Il commento di Serena Dandini

Nell’apatia dei trenta gradi all’ombra, aspettando l’autunno e l’estrazione del super enalotto, le parole di Nadia Urbinati su l’Unità del 12 Agosto ci hanno dato una scossa elettrica più urticante della medusa assassina. «Dove sono le donne?» si chiede l’impertinente filosofa allieva di Bobbio. E perché rimangono silenziose davanti al declino morale della politica e della società italiana, degrado che le vede non solo vittime ma ahimé spesso complici e protagoniste attive di un decadimento sociale che riporta in vita odiosi stereotipi femminili che speravamo di aver seppellito per sempre. In effetti, non ci avevo pensato, che fine hanno fatto le italiane? Non saranno tutte rinchiuse nei bagni di Palazzo Grazioli in attesa del loro turno? E poi quanti bagni ci saranno mai a Palazzo Grazioli? Se è per questo ci sono anche le toilettes del ministero degli esteri e quelle della Rai, il paese è pieno di anticamere dove ripassarsi il rossetto prima di affrontare un colloquio di “lavoro”, con mamma che aspetta a casa per sapere com’è andata. «Tutto a posto, mà, mi hanno preso, e mi è costato solo una palpatina, alla mia amica è andata peggio ma si è beccata anche un seggio elettorale». E le mamme dove sono? Anche loro, come noi, eredi delle lotte femministe ad un certo punto si sono confuse e hanno scambiato l’emancipazione con una seduta libera di botulino?

Non a caso l’instancabile direttore di questo giornale ci ricorda che ci siamo arrese «…alla docilità, all’apatia, alla disillusione» – in sostanza, nei fatti – alla logica del potere e del suo esercizio. Le donne si comprano. Si usano e si cambiano. Si convocano a decine. Le loro madri le offrono. Le loro insegnanti allargano le braccia e dicono – come quella professoressa del liceo di Noemi – chi non vorrebbe avere un amico importante? Ecco, chi?. Allora è andata. Così fan tutte? Abbiamo perso definitivamente quello straccio di dignità e autostima che le nostre nonne ci avevano consegnato marciando per il diritto al voto? E le zie e le sorelle e le madri che hanno lottato per il divorzio, l’aborto, l’eliminazione del delitto d’onore e il riconoscimento dello stupro come delitto contro la persona e non contro la morale, dove sono oggi? Tutte archiviate sotto l’etichetta “femministe baffone”, donne fuori moda. Essere o non essere trendy, questo è il problema. Meglio tacere per non passare da antimoderne, ed essere relegate nel girone “suore laiche”. Ci ricorda ancora la direttora dell’Unità che siamo nel tempo del silenzio: «Qualche intellettuale di tanto in tanto parla, voce isolata che fa eco nel vuoto». O peggio viene subito etichettata come «moralista/ bacchettona», nuovo insulto di moda che in un ridente dibattito tv si è beccata Emma Bonino da parte del principe dei fori delle tenebre Niccolò Ghedini. Insomma qual è il virus che sta minando l’immagine sociale delle donne italiane? Una volta mogli, madri e femministe integerrime e oggi all’occorrenza anche escort perfette, pronte a tutto pur di accaparrarsi vantaggi sociali, avanzamenti di carriera, o almeno un posticino al sole.

Sembravano fantasmi del passato, come le barzellette sulle maggiorate e invece eccoli di nuovo qui i pupazzi dell’eterna commedia all’italiana: il principale e la segretaria seduta sulle sue ginocchia, il capo-struttura tv e l’attricetta, il politico e la stagista. Affossati da una letteratura più entusiasmante riafforano oggi nelle boutade che fa ridere solo il premier e per contratto tutti i suoi invitati. Il virus è sicuramente potente, la malattia è diffusa e come l’influenza di tipo A gode di un’ottima stampa. Ci ricorda la storica Elisabetta Vezzosi che i periodici più diffusi e i programmi più visti sono riempiti ossessivamente da queste nuove eroine del socialclimbing, ma è una raffigurazione che non rende giustizia alle migliaia di donne che si sono guadagnate posizioni sul campo lavorando sodo per mettere in luce il proprio talento. Sapendo in anticipo che il merito non fa punteggio a questo tavolo da gioco. Sarà silenzioso e poco rappresentato ma esiste ancora un paese immune, un popolo femminile (e anche maschile) allegro e combattivo che non vorrebbe cadere nella trappola e si adopera ogni giorno in quell’assurdo percorso ad ostacoli che oggi si deve affrontare per realizzarsi. Dove sono le giovani donne? Spesso a casa a studiare. O su un charter low-cost dirette verso università straniere che hanno accolto una domanda già ammuffita nel cassetto di qualche barone nostrano.

Possiamo pontificare dall’alto di giornali, talk-show o aule universitarie sulla moralità delle nostre ragazze ma sarebbe più costruttivo spendere tutte le nostre energie per rendere trasparenti i concorsi, le audizioni, i provini, come le anticamere delle redazioni, degli ospedali, delle fabbriche, dei partiti politici e di qualsiasi altro ufficio pubblico o privato. Perché la selezione della classe lavoratrice o dirigente in questo paese, a parte poche eccezioni, è sempre affare di porte chiuse, di accordi segreti, di «do ut des». E se la legge del sopruso e delle raccomandazioni continua a vincere, sarà difficile estirpare l’idea che la strada più semplice e diretta, anche se immorale, non si dovrà percorrere. Sono pienamente d’accordo con la psicologa Simona Argentieri, intervenuta in questo bel dibattitone, quando dice: «Magari si ostenta il proprio scontento, ma non ci si sottrae a tutte quelle collusioni che mantengono in piedi il sistema: egoismi, narcisismi, complicità marginali col potere, clientelismo, omissioni, indifferenza». E più di tutto l’indifferenza che ci frega, ed è l’esempio più scoraggiante e negativo che possiamo offrire alle nuove generazioni che si affacciano alla vita. Dove sono le donne? Se ci siete battete un colpo. Evviva il dibattito.

Gli interventi:

URBINATI
RAVERA
BARZINI
MARAINI
TURCO

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=87504

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