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Intervista all'intervistatore!

Duechiacchiere è un bellissimo blog noto anche, ma non solo, per le sue interviste. Intervista oggi, intervista domani, questa volta è finito lui intervistato… Dategli una letta ;)

dal blog di Francesco Napoletano www.napolux.com

Raccontaci un po’ di te… Cosa fai, dove vivi e simili… Come nasce la tua esperienza di blogger?

Cercherò di essere breve, dieci domande sono tante, la gente potrebbe annoiarsi prima di arrivare alla terza. Ho sempre parlato poco di me sul blog: penso che dire cosa ho mangiato ieri sera non aggiunga “valore” alla rete, ma solo rumore. Ma se proprio insisti… Il web è la mia passione dal 1994 (ammazza come passa il tempo) quando misi nei casini il dipartimento di informatica dove studiavo per sovraccarico del server -)

Avevo creato un antesignano dei blog. Da allora non ho più smesso, seguendo le evoluzioni della tecnologia. Quando ho incontrato WordPress, è stato amore a prima vista, ed è nato il mio blog. Riguardo alla “vita reale”, a 30 anni ho capito che l’Italia non faceva per me e sono venuto a New York.

Hai già raccontato il perché delle tue interviste, vuoi riassumerlo brevemente per chi ancora non ti conosce?

Molto semplicemente ero curioso di sapere cosa pensassero alcuni blogger su certi argomenti (blogbabel, barcamp, e via dicendo) così non ho fatto altro che chiederglielo. Poi c’ho preso gusto. Le interviste sono anche un modo per far conoscere nuovi blog ai miei visitatori. Perché “doppie”? (mi faccio le domande da solo, che tristezza). Perché già PocaCola, Http500 ed altri fate le interviste normali. Volevo essere originale. E poi la mia casa virtuale ha un bel salotto spazioso, perché non approfittarne?

Se fossi un film, che titolo saresti e perché?

Questa l’ho già sentita da qualche parte ;) Accidenti, trovarmi dall’altra parte mi fa capire quanto siano difficili le mie domande!

(Circa 15 minuti di riflessione dopo) Ecco, ci sono: Il ragazzo di campagna, con Renato Pozzetto. Con “buone prospettive per il futuro” sono emigrato dalla campagna alla grande città, ho sempre affrontato la vita con semplicità e passione, mi faccio coinvolgere da sentimenti veri e non mi prendo mai troppo sul serio. Però non tifo Juve come Artemio, il protagonista.

Facebook o twitter? Perché?

A dirla tutta nessuno dei due. Sono presente su entrambi, ma uso i miei account come ripetitori di contenuti. Il mio plugin fa tutto da solo: ti suggerisce la ricetta del giorno, l’affare del giorno, la frase del giorno. Tutta roba riciclata, che però pare piaccia: ho circa 5 nuovi seguaci al giorno su Twitter. Il mio problema è che non riesco a capire la reale utilità di questi servizi. Come direbbe qualcuno, per me è solo fuffa. Un passatempo per quando in ufficio ci si annoia troppo. Voglio dire, quando Facebook non c’era, si viveva bene lo stesso. Ammetto però che il solitario era meno divertente!

Dai un consiglio a chi vuole aprire un blog

Dopo l’entusiasmo iniziale e la grinta nello scrivere articoli, ti accorgerai che la rete non è lì pronta a commentare in massa i tuoi pezzi. Questo può scoraggiarti, e portarti ad abbandonare tutto. La verità è che un blog richiede pazienza: se vuoi aprirti al mondo, fallo perché ti piace, non perché vuoi miliardi di visitatori già al primo giorno. E soprattutto trova un filo conduttore per il tuo diario, un tema, qualcosa che ti aiuti a non far esaurire nel tempo la vena creativa che fa nascere i tuoi articoli.

Dove trovi il tempo per cambiare così spesso il tema del tuo blog?

Come tutti immaginano, l’America è vasta. Nel mio caso ho trovato lavoro in un posto che dista più di un’ora d’autobus da casa mia. Certe mattine dormo beatamente, altre apro il portatile e giocherello con nuove idee per il tema. Ma non sono solo in quest’avventura. Lo spiritello talebano dell’accessibilità accovacciato sulla mia spalla (sai, tipo l’angioletto ed il diavoletto che si vedono in alcuni cartoni) è sempre vigile e non manca di redarguirmi se sbaglio qualcosa. Scherzi a parte, metà del merito va certamente alla moglie ed ai suoi consigli cromatici.

Vivi all’estero da un po’ se non sbaglio. Quale motivo ti spingerebbe a tornare in Italia?

Dovrebbe cambiare la mentalità della gente, che trovo troppo menefreghista verso la “cosa pubblica” e sempre pronta a lamentarsi.

Dell’America ho sempre amato l’attaccamento alla Nazione, la solidarietà sociale e quest’ingenuità che rende gli americani così amabili. Fuori casa ho una bandiera americana ed una italiana che sventolano fieramente, ed il vicino mi guarda soddisfatto. Quando in Italia attaccai la bandiera italiana per alcune settimane alla porta di casa, dopo la vittoria dei Mondiali, gli altri condomini pensavano fossi un alieno. E poi qui la tecnologia costa decisamente meno, vuoi mettere?

Cosa non mancherebbe mai sulla tua scrivania?

Qualcosa da sgranocchiare, ma non schifezze. Ed ovviamente un computer.  Per il resto sono sempre stato molto “minimalista”, sia a casa che al lavoro. Mi piace l’ordine e la pulizia, così tendo a stipare tutto nei cassetti o nei raccoglitori.

Cosa invece manca sempre?

Qui mi cogli in contropiede, ad essere sincero. Se proprio devo trovare qualcosa, direi una bottiglia d’acqua. Il mio medico in Italia mi diceva sempre che bisognerebbe bere almeno due litri d’acqua al giorno, specialmente quando si svolge un’attività sedentaria. Ma io proprio non ci penso mai. Al massimo bevo una tazza di qualche té alle erbe, prima di andare a letto.

Che effetto ti fa per una volta essere tu nei panni dell’intervistato?

Mi ha fatto capire alcune cose che finora non avevo tenuto in considerazione. E m’ha dato l’ispirazione per qualche nuova domanda da aggiungere al mio repertorio. Nessuno mi aveva intervistato prima, e non avevo messo in conto quest’eventualità. Però è stata una piacevole sorpresa, quando ho ricevuto quest’invito. Mi sono molto divertito, anche se lo spiritello talebano di cui sopra m’ha costretto a rivedere le risposte almeno 4 volte. Grazie per l’ospitalità!

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