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La Crisi della Provvidenza

di Sergio Cabras – decrescitafelice.it

Che la Provvidenza sia in crisi?  Non so, non me ne intendo, può darsi che si sia stufata anche Lei di star dietro agli affari di una banda di pericolose creaturine viziate, presuntuose e dalle vedute a volte nche ampie, ma troppo spesso corte, che si ostinano a trattare il pianeta come il loro giocattolo.
Bisognerebbe forse chiederlo al Papa, trattandosi forse di una cosa piu’ di sua competenza – certo piu’ dei sistemi che le persone usano per avere una vita sessuale senza, possibilmente, prendersi malattie (del resto, se uno ci tiene tanto alla difesa della vita, non potrebbe bastargli che qualcuno trovi il modo di non rischiare la propria? E’ la vita che vive, quella che bisogna proteggere, o quella potrebbe potenzialmente farlo?).
Ad ogni modo non e’ del Papa che mi interessava parlare, ne’ della Provvidenza, ma della crisi… se poi ce l’ha mandata Lei, be’, tante grazie: forse era ciò che ci voleva.

Ci voleva perché, come diceva il buon Giorgio Gaber (ed a proposito degli argomenti di competenza del papa) “…gli schiaffi di Dio appiccicano al muro”.  Ed è forse proprio di questo che avevamo bisogno: di un bello schiaffo di quelli di Dio (o chi per lui….magari
la Realtà), che lasciano senza parole, che non è facile indicare da che parte vengano, che difficilmente si possono rappresentare sulla
tela consunta della politica corrente, dipinta con i soli due colori della Destra e della “Sinistra”, sempre più indefiniti e sempre meno
distinguibili all’atto pratico. Uno schiaffo di Dio ancora di quelli minori, limitato all’economia – una creazione umana, per quanto importante – ma ancora solo un avvertimento se pensiamo a quali altri potrebbero seguire, se dovessero venire dai sistemi climatici, biologici, bio-patologici, alle strutture vitali che preesistono all’umanità e che ne permettono l’esistenza.
Gli schiaffi di Dio hanno la caratteristica che, quando arrivano, non c’è più troppo tempo per riciclarli nel tritatutto del dibattito in cui tutto diventa metafora di qualcos’altro a cui rimanda e così via permettendo sempre di far girare la giostra di nuovi consumismi (anche
culturali) magari mascherati o trasformisti. Gli schiaffi di Dio appiccicano al muro: bisogna finalmente stare ai fatti ed agire, salvarsi la pelle, magari dandosi una mano, se possibile, su basi concrete.

Che si creda a una qualche idea di Dio o meno, non abbiamo certo bisogno di scomodarne la figura per vedere da dove nasce la crisi che
ogni giorno sentiamo avanzare dalle notizie dei media: molto semplicemente, la “società dei consumi”, come l’abbiamo conosciuta per
qualche decennio, non è che un accidente storico che si è potuto verificare grazie ad una serie di circostanze (fortunate per alcuni e
tragiche per altri). L’economia da “boom economico” è un fenomeno apparentemente possibile, ma in realtà solo per un breve periodo. E’
stato sufficiente, però, perché due o tre generazioni ci si abituassero e vi si sviluppasse sopra un immenso sistema economico-finanziario. Un sistema che ha bisogno, per sua stessa natura di crescere senza fine e di progressivamente velocizzare questa crescita; se non che, come scrive Stephen Jay Gould, “gli alberi non crescono fino in cielo”. La base autenticamente economica, produttiva, della crescita ha smesso di essere sufficiente da tempo ad un tale ritmo e si è dunque dovuto ricorrere al “doping”, alla virtualità: a dare la possibilità di spendere a chi non la si era data di guadagnare per sostenere i consumi ancora un po’ al livello proprio delle fasi di forte sviluppo e di lasciare che il mondo degli economisti e degli speculatori si avviluppasse su se stesso rendendo terreno di speculazione anche le proprie stesse supposizioni e scommesse su ciò che avrebbe dovuto (?) essere.
Mi vengono in mente qui cartoni animati di Bip-Bip e Willy il Coyote in cui il coyote insegue il bipede fino a superare l’orlo di un precipizio e, non accorgendosene, per alcuni passi continua pure a correre nel vuoto…. finché, rendendosi finalmente conto di non avere in effetti nulla sotto  piedi…. precipita.

Ora cominciano ad andare di moda le cose semplici…ecc.., ma, per favore, cerchiamo di non banalizzare e non finire a creare nuove forme
di consumismo solo aggiungendo qualche nuovo colore alla limitatissima tavolozza del mercato politico attuale: la crisi che sembra affacciarsi adesso deve essere un’occasione da non perdere per endersi conto a fondo di ciò che ci ha portato fino a qui.
Il consumismo ha profonde radici nella nostra mente e nella nostra psiche e l’incapacità di trovare senso nelle basi naturali di una semplice esistenza armonica con le altre specie viventi e gli altri popoli ha basi ben fissate nei presupposti della cultura occidentale e
moderna. E’ a questo livello, anche, che dobbiamo valorizzare la “provvidenzialità” di questa crisi, che arriva ora che i danni sono già, evidentemente, in fase abbastanza avanzata da portarcela, ma, speriamo, forse non ancora così avanzata da portarci di peggio.
Sebbene a trarre i maggiori vantaggi da un sistema economico consumista sia un’esigua minoranza di privilegiati ai vertici della piramide, è altrettanto vero che a sostenere tale piramide è pur sempre la base (il sistema è infatti detto “consumista” in quanto si regge sul consumo di massa, non sull’azionariato di maggioranza): sta a noi cogliere l’occasione per salvarci oggi dalle conseguenze della crisi imboccando una strada che non sia pavimentata con gli stessi materiali e che non ci riporti domani di nuovo al punto di partenza.
Bisogna rendersi conto della portata a tutto tondo del cambiamento necessario e che un certo sforzo, coraggio e radicalità sono necessari: la Decrescita è Felice, ok, ma se anche all’inizio non lo fosse tanto? Dovremmo tirarci indietro per questo? O vorremmo forse
credere che possano bastare nuove tendenze artistiche e un diverso tipo di locali per incontrarsi? (voglio dire, va tutto bene, non c’è
problema, ma manteniamo la lucidità per fare delle distinzioni tra ciò che è il punto e ciò che è accessorio).

Dunque una forte crisi economica ha in effetti qualcosa di provvidenziale” perché sappiamo tutti che per cambiare davvero qualcosa ci vogliono interventi seri, ma sappiamo altrettanto che non c’è nessun governo e nessuna forza politica che si candiderebbe a farne – come pure che difficilmente troverebbe il sostegno elettorale necessario.
Ci vorrebbe dunque un intervento di autorità, un certo grado di costrizione, e la disponibilità personale di gran parte dei cittadini ad accettarla ed adeguarvisi, ma abbiamo altrettanto motivo di non amare un tale tipo di autorità e di diffidare di situazioni in cui vige una tale condiscendenza di massa. D’altra parte l’urgenza di alcune svolte nei comportamenti a forte impatto ambientale è stringente.
Allora la crisi potrebbe essere una buona maestra: capace di imporre in mutamento di rotta per necessità (e poche cose comandano meglio della necessità), ma al tempo stesso di imporlo in modo impersonale, così che sarà il nostro stesso senso della realtà e la nostra
ritrovata lungimiranza ad indicarci le nuove strade che la crisi potrebbe proporci come obbligatorie.

www.ecofondamentalista.it

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