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La morte breve del processo. Intervista a Antonio Ingroia

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dal Blog BeppeGrillo.it

Cinque magistrati sono stati minacciati di morte: Antonio Ingroia, Sergio Lari, Gaetano Paci, Nico Gozzo e Giovanbattista Tona. Non tutti sanno chi sono questi magistrati o conoscono le inchieste di cui si occupano. Il blog con l’iniziativa: “Adottiamo un magistrato” vuole dar loro visibilità. Antonio Ingroia introduce una nuova definizione del “processo breve“, quella della “morte breve del processo“. In sostanza, non si punta a diminuire i tempi processuali, ma a eliminare la possibilità di una sentenza. A Roma si lavora da vent’anni alla riforma della giustizia, dai tempi di Mani Pulite in cui i partiti si accorsero di essere soggetti alla legge. Un lavoro intenso, faticoso, bipartisan, che ogni anno rende sempre più difficile processare e condannare i politici. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Intervista a Antonio Ingroia, magistrato:

La morte breve del processo

Blog: riforma della giustizia, si tratta del processo breve, che sembra essere un accorciamento dei tempi di prescrizione.
Ingroiaa: sì, infatti credo che l’unica cosa felice dal punto di vista dell’idea del legislatore sia stata soltanto quella dell’etichetta, ossia viene messa un’etichetta accattivante a questa legge, “processo breve“, partendo dal presupposto ovvio che tutti i cittadini vogliono il processo breve, ma lo vogliono, naturalmente, anche i magistrati un processo breve. Non è certo dalla magistratura che verrà una posizione contro una vera legge del processo breve.
Il punto è che questa legge non è per il processo breve: è una legge che non assicura tempi rapidi al processo e assicura soltanto una morte rapida del processo e conseguentemente andrebbe ribattezzata come la legge della “morte breve del processo“, non del processo breve. Se si volesse davvero risolvere quello che, in questo momento per tutti i cittadini costituisce il problema dei problemi della giustizia, ossia la lunghezza dei tempi, bisognerebbe mettere mano a due cose: una è dotare il comparto di giustizia di uomini, mezzi e strumenti, che significa porre rimedio a quei gravissimi tagli di bilancio che hanno comportato l’azzeramento dei fondi per lo straordinario per il personale, di cancelleria e delle segreterie che, per esempio, non ci consentente di svolgere come potremmo udienze nei palazzi di giustizia la mattina e il pomeriggio, mentre invece così si è costretti a lavorare part- time, dal punto di vista almeno delle udienze. I magistrati, con buona pace del ministro Brunetta, lavorano la mattina, il pomeriggio e talvolta anche la sera e la notte, ma naturalmente i magistrati da soli non possono fare le udienze e, senza personale di cancelleria e di segreteria, non si possono fare udienze, non ci sono fondi per lo straordinario da pagare per il personale e le udienze di pomeriggio non si possono fare. Ma non è soltanto questo: come chiunque può verificare, i corridoi, per esempio, della Procura di Palermo, che fino a una decina d’anni fa anche nel pomeriggio, nelle tarde ore delle pomeriggio brulicavano di personale, oggi sono semideserti, per le stesse ragioni e quindi occorrono innanzitutto mezzi, ma occorrono anche uomini. In questo momento, soprattutto le Procure del sud sono abbastanza sguarnite, Palermo ha il 30% di carenza di organico, lo stesso Catania, alcuni uffici come Gela e Enna rischiano addirittura la chiusura in situazioni molto difficili: pensiamo che a Gela c’è una criminalità sanguinaria come quella gelese, che ha minacciato di morte, anzi progettato fatti omicidiari nei confronti di un giudice come il collega Tona di Caltanissetta e come l’ex Sindaco di Gela, Rosario Crocetta. E allora occorrono uomini, senza uomini non si può mandare avanti la giustizia.
Una vera riforma della Giustizia
Blog: la soluzione è il trasferimento d’ufficio dei magistrati, che è la proposta del Ministro Alfano per ridurre le vacanze di organico?
Ingroia: non è questa certo la soluzione: la soluzione è quella che sembra che il governo stia finalmente intraprendendo, grazie alla spinta della magistratura associata, alle minacce di sciopero e così via, ossia quella di ripristinare la possibilità per i magistrati di prima nomina, i cosiddetti uditori giudiziari, di venire anche nelle sedi difficili, mentre credo che siano del tutto incomprensibili le ragioni di questo ostracismo nei confronti dei giovani magistrati, ritenuti degli irresponsabili a cui non si potrebbe affidare un compito di Pubblico Ministero.
Pregiudizio e diffidenza dietro al decreto Mastella, quindi del precedente governo e poi proseguito dall’attuale governo Berlusconi.
Blog: se entrasse in vigore la legge così come licenziata dal Senato sul processo breve, che ripercussioni avrebbe sul sistema giustizia italiano?
Ingroia: credo che l’Associazione Magistrati abbia fatto un calcolo e anche proiezioni, percentuali e statistiche: certo è che si realizzerebbe definitivamente, in modo tangibile e concreto, una giustizia ancora più diseguale; già oggi la giustizia rischia di essere spesso più forte con i deboli e assai debole con i forti, come dimostra il fatto che le carceri scoppiano soprattutto di tossicodipendenti, di immigrati e così via. Il processo breve, con il rischio di diventare giustizia sommaria, sarà probabilmente soltanto per chi non si può permettere difensori e difese attrezzate, per chi non ha i mezzi economici per pagare delle difese all’altezza. I potenti, che senz’altro si possono consentire avvocati di grido, possono anche assicurarsi la capacità e l’abilità di questi legali di sfruttare tutte le pieghe che il sistema offre per allungare i tempi e approdare, quindi, a una dichiarazione di morte del processo, né di assoluzione né di condanna, perché questo sarà l’effetto principale: che la maggior parte dei processi, soprattutto dei processi più complessi e più difficili, magari di processi dove ci sono tanti cittadini vittime che aspettano molto dalla giustizia e non si aspettano che il processo si chiuda entro un certo numero di anni senza una decisione, si aspettano una decisione in tempi ragionevoli, perché la vera giustizia è una giustizia nella quale viene emessa una sentenza di merito, di assoluzione o di colpevolezza nel processo penale, o in cui si dà ragione a una parte o all’altra, nel processo civile. La legge cosiddetta processo breve non dà questa assicurazione: anzi, assicura appunto una morte rapida del processo, una sentenza che sostanzialmente non farà giustizia, perché dichiarerà il fallimento, la bancarotta della giustizia nel non pronunciarsi nel merito. Quello che occorre quindi, oltre ai mezzi, sono gli strumenti legislativi: negli ultimi anni il legislatore ha fatto una legge dopo l’altra, una legge dopo l’altra e una legge dopo l’altra che hanno avuto sempre, come effetto e come risultato, quello di allungare i tempi del processo, sono state tutte leggi del “processo lungo“, nessuna legge per un processo breve e tutt’ora si vuole parlare di una morte anticipata del processo senza fare leggi per il processo breve, nessuna legge e nessuna riforma si sta facendo per accorciare i tempi del processo, questo è quello di cui avremo bisogno e non di una nuova forma di prescrizione mascherata.
Il processo breve e la legge sulle intercettazioni
Blog: lei è autore del libro: “ C’era una volta l’intercettazione”, in cui ha fatto l’analisi di un altro progetto in cantiere. Lei dice: “c’è il rischio di perdere un importante strumento d’indagine, che già sembrava una cosa molto grave: adesso la legge sul processo breve rischia proprio di ridurre la portata dell’efficacia di quella che è la destinazione dell’indagine, ossia il processo”. Sono due cose connesse?
Ingroia: diciamo che anche la legge sulle intercettazioni avrà come effetto quello di inserire un ulteriore strumento di ingiustizia, perché? Perché le intercettazioni, come le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato, sono state uno straordinario strumento d’indagine, soprattutto in un certo tipo di procedimenti: i procedimenti dove si è svelata la criminalità del potere, la criminalità dei potenti, molti dei quali sono incappati nelle intercettazioni telefoniche e nelle intercettazioni ambientali, che hanno svelato le malefatte.
I criminali di strada vengono arrestati in flagranza di reato appunto per strada, senza necessità di sofisticate strumentazioni come le intercettazioni telefoniche e ambientali. E allora il risultato è che si allargherà, se passa la legge sulle intercettazioni l’area dell’impunità soprattutto per una certa categoria di italiani privilegiati, all’interno di una casta, facenti parte di un pezzo di classe dirigente che, in Italia, spesso ha commesso reati e sempre ha cercato l’impunità e l’autoassoluzione, per altro con il danno ulteriore che verrà meno uno strumento che è servito per colpire anche i grandi poteri criminali, ossia le organizzazioni mafiose, perché grazie alle intercettazioni si sono scoperti tanti reati di mafia, si sono scoperti insospettabili colletti bianchi che colludevano con la mafia, ma si sono catturati anche latitanti di mafia, sono stati ricostruiti i flussi del riciclaggio e i canali del riciclaggio del denaro sporco anche verso i paradisi fiscali, ma sono stati anche sequestrati interi arsenali di armi, evitando così omicidi, stragi e fiumi di droga.

L’impunità dei colletti bianchi
Blog: alcuni suoi colleghi dicono che nei tribunali si macina l’acqua, oppure che sono posti dove entrano tonnellate di carta e escono tonnellate di carta: è possibile che vada bene alla classe politica una giustizia che funziona così?
Ingroia: non mi piace fare considerazioni squisitamente politiche, registro soltanto il dato di fatto che le grida d’allarme su una giustizia che non funziona si levano soprattutto dalla magistratura da anni e le risposte sono delle risposte del tutto inadeguate e spesso offensive, accusando i magistrati di essere fannulloni, corporativi, disorganizzati, quando chi conosce – e ce ne sono tanti anche in Parlamento – come funziona la macchina della giustizia sa quali sarebbero le riforme giuste per far riprendere velocità a un motore che sembra inceppato.

Blog: con la legge sul processo breve i processi ai colletti bianchi o ai senatori Cuffaro e Dell’Utri sarebbero arrivati a una sentenza?
Ingroia: come dicevo, soprattutto i processi più complessi, che spesso riguardano uomini della classe politica o della classe imprenditoriale, questi processi sono processi dalla prova estremamente complessa, nei quali per altro difese molto attrezzate presentano centinaia e centinaia di testi, la cui audizione naturalmente allunga moltissimo i tempi del procedimento di primo grado. Credo quindi che questo tipo di processi, come quelli che lei ha citato, difficilmente arriverebbero entro il tempo massimo.

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