Home > Le 10 domande di Repubblica ed il “berlusconismo”

Le 10 domande di Repubblica ed il “berlusconismo”

Sono giorni di grande fermento politico, visto che in Italia sta succedendo qualcosa di quantomeno bizzarro: il Presiedente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di denunciare il giornale La Repubblica -e di chiedere un milione di risarcimento- per aver posto le domande sul caso Noemi Letizia, “tendenziose e provocatorie” che fecero scalpore a metà maggio.
Da quello che succede in giro pare proprio che Belrusconi questa volta l’abbia fatta davvero grossa visto che decine di persone molto in vista in Italia e all’estero si sono mobilitate per sostenere un appello in difesa della libertà di stampa.
Dice Umberto Eco, uno dei sostenitori illustri: “Ho già detto che quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla”.
Nello stesso momento in tutta Europa, si scatenano le forze trasversali dei principali quotidiani ed il commento forse più significativo di oggi è un editoriale sul Times di Londra: “Nel lanciare i suoi mastini all’attacco contro i pochi media di opposizione che rimangono stavolta il premier italiano ha esagerato, mordendo più di quello che poteva digerire: la Chiesa cattolica e una coalizione di giornali italiani e stranieri sono troppo anche per lo smisurato ego di Berlusconi”. E continua il Times: “In un mondo più semplice e diretto, Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi già da tempo, ma egli è la risposta dell’Europa al Chavez del Venezuela, un populista che alternativamente minaccia e seduce per conquistare il potere e smantellare ogni tipo di opposizione”.
Oltre al “solito” Times, anche altri grandi giornali europei si stagliano a viso aperto contro il nostro premier, e tra questi i più conosciuti sono Figaro, El Pais, La voz de Asturias ed il britannico Indipendent.
Insomma, pare proprio che solo noi non ci accorgiamo che qualcosa non funzioni e sembra che all’estero, considerando il distacco con il quale vivono le nostre vicende, riescano a vedere le cose sotto un’ottica diversa e forse meno alienata.
Ok, ma quali sono le dieci domande a Berlusconi, quelle che lo hanno fatto tanto incazzare? Eccole qua:
1) Signor presidente, come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
2) Nel corso di questa amicizia, quante volte vi siete incontrari e dove?
3) Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia, il padre di Noemi?
4) Perché ha discusso delle candidature europee con Letizia, che non è neanche iscritto al Pdl?
5) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
6) Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
7) Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
8 ) E’ vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo e in politica?
9) Veronica Lario ha detto che lei “frequenta minorenni”. Ce ne sono altre che incontra o “alleva”?
10) Sua moglie dice che lei “non sta bene” e che andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?

A questo punto io mi limito ad esprimere il mio pensiero, ovviamente, ed ognuno è libero di fare lo stesso, ma credo che il problema di fondo non stia nella tipologia di domande, che trattando di un fatto scabroso sono scabrose a loro volta, ma sul fatto che le suddette domande non si possano porre senza poi essere denunciati dall’uomo più ricco e potente d’Italia.
Le domande sono state poste e Silvio non ha risposto. Chiuso.
In un Paese normale questo sarebbe stato l’epilogo naturale della storia ma non in Italia. Se il premier non apprezza le domande non ha solo il diritto di non rispondere ma anche quello di chiedere un milione di euro di risarcimento.
Ma in questo modo, in Italia, chi mai più avrà il coraggio di fare domande VERE a Berlusconi? Quale editore, con la minaccia di multe milionarie, dirà ai suoi giornalisti di porre domande scomode?
Quale giornalista si prenderà la briga di fare le suddette domande che, se prese storte, potrebbero fare chiudere il giornale per cui scrive?
E’ proprio questo il vero nucleo, il centro del problema: siamo in una terra in cui anche le domande devono essere concordate con chi le “subisce” venendo meno ad una delle fondamentali regole dello Stato civile, e cioè la ricerca della verità anche attraverso le parole.
Il brutto è che Berlusconi anche questa volta l’ha fatta franca: nonostante la petizione, nonostante i giornali stranieri, nonostante tutto quello che la gente sensata dice, nessuno più, mai, avrà il coraggio di rivolgere delle domande al Premier prima di averle concordate.
Tutto questo fa parte di un sistema, di un guazzabuglio di mal costume e di insani principi che si chiama “Berlusconismo”, un sistema cioè nel quale chiunque può andare a puttane tanto “lo fanno tutti”, un sistema nel quale chiunque può prendere mazzette “tanto lo fanno tutti”, un sistema nel quale non sei nessuno se non mostri le tette in TV, se non scopi con l’uomo importante di turno ed un sistema nel quale se sei ricco puoi fare il cazzo che vuoi, al di sopra della legge e della vera morale, non quella che si millanta al family day per intenderci.

Silvio ha vinto, e noi ne pagheremo le conseguenze per molto, molto tempo.

fonte: www.rudybandiera.com

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *