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Napoli, decreto rifiuti: proroga sui debiti Bertolaso: qualche sindaco andrà a casa

di Daniela De Crescenzo

NAPOLI (17 dicembre) – Ore decisive per il decreto che dovrebbe segnare la fine dell’emergenza rifiuti in Campania e il passaggio delle competenze a Regione e Province affiancate fino a settembre del prossimo anno da una «struttura stralcio» che farebbe comunque capo alla protezione civile.

Il tema è al secondo punto del consiglio dei ministri di oggi e ieri si è tenuto un lunghissimo «pre consiglio». Tanto lungo da rendere impossibile il previsto incontro tra i tecnici di Bertolaso e i vertici della Regione Campania che era programmato per ieri pomeriggio.

Nel summit sarebbe stato affrontato il nodo economico: i tecnici di Bertolaso, in una prima stesura del testo, avevano addossato alla Regione i debiti accumulati fino al 2004 quando le cariche di governatore e di commissario straordinario coincidevano.

Guglielmo Allodi, capo della segreteria di Bassolino e delegato alle questioni dei diversi commissariati aveva, invece, invocato un percorso istituzionale di solidarietà. Da Palazzo Santa Lucia era arrivata la richiesta di utilizzare i mesi in cui resterà in funzione la struttura stralcio, che dovrebbe essere capeggiata dall’attuale responsabile della missione finanziaria, Vincenzo Galiani Caputo, per quantizzare con precisione i debiti accumulati che secondo la relazione di Bertolaso al parlamento superano il miliardo e duecento milioni di euro.

Solo a quel punto si arriverebbe a decidere come distribuire le spese. Un’ipotesi che permetterebbe maggiore serenità nella prossima campagna elettorale e che si rifletterebbe nel testo che andrà in discussione domani. Ma non è detto che tutti i ministri siano favorevoli ad allungare i tempi, e quindi la discussione si presenta estremamente aperta e complessa.

Il decreto stabilirebbe anche i modi per accertare il debito fissando i termini entro i quali le imprese che vantano crediti nei confronti del commissariato devono farsi avanti presentando la necessaria documentazione. Gli altri nodi da sciogliere riguardano la proprietà del termovalorizzatore e la sistemazione definitiva dei dipendenti dei consorzi di bacino.

L’impianto da Acerra, che è stato costruito da Fibe, società del gruppo Impregilo, appartiene attualmente alla cordata di Romiti e a collaudo ultimato (la data prevista era del 31 dicembre, ma potrebbe slittare almeno di qualche giorno) sarà gestito dalla A2A. Secondo una prima versione del decreto la proprietà sarebbe poi passata alla Regione che avrebbe dovuto risarcire l’impresa costruttrice in base alle valutazioni svolte dall’Enea.

Impregilo, naturalmente, pone però le sue condizioni per andare via e non sembra intenzionata a passare le consegne senza una road map precisa sulle fasi della consegna del pagamento. Resta il problema dei dipendenti del consorzio di bacino: martedì sera Galiani Caputo aveva chiesto ai dirigenti dei consorzi (che faranno capo alle società Provinciali) di valutare gli esuberi in maniera da portare cifre concrete in consiglio dei ministri.

Ai consorzi, infatti, resteranno i lavoratori assunti prima del 2001 che dovrebbero essere pagati dalle società provinciali (ancora da costruire) con i proventi della Tarsu. Tutto il personale in esuberò verrà poi collocato in un elenco che non potrà avere più di settecento nomi, dal quale dovranno attingere gli enti locali in deroga al patto di stabilità. Norma che non piace a tutti i ministri, considerati i costi dell’operazione. Secondo una prima valutazione, infatti, a Caserta ci sarebbero 260 persone in più e a Napoli 220.

E non è finita: difficilmente tutte le società provinciali saranno pronte per l’anno nuovo e i dipendenti rischiano di restare senza stipendio. Mentre a Caserta, infatti, si sta disegnano una nuova società, a Napoli potrebbe essere nominato un commissario ad acta.

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