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No-B Day: il giorno della vendemmia

porta la sporta05.12.2009: ROMA, No-B Day

da:http://www.aglioecipolla.com…

ROMA, NO-B DAY — Il 5 di dicembre 2009 gli Italiani si sono creati l’occasione di manifestare il loro dissenso a Silvio Berlusconi, loro attuale presidente del Consiglio. L’iniziativa è partita dalla rete. È appoggiata dalla maggior parte della “cosiddetta” resistenza, ma non dal Partito Democratico italiano. Più che desolarsi dell’assenza della “sinistra italiana”, sarebbe tempo di chiedersi chi sono tutti questi “frammenti di” delusi o pentiti di ideologie e partiti, magari “giustizialisti”. E dove metterli sul piano politico.Che sia chiarissimo subito, il « solito gauchiste alla francese » che sono e che ha saputo due giorni fa di vivere in un Paese dove « certe cose non si devono neanche pensare » sostiene apertamente questo No-B Day, e ancora di più lo fa sentendosi vicino al “popolo delle agende rosse”.

Ma quella che rimarrà forse LA manifestazione « resistente » del 2009 non potrà risolvere tutto. « Resistente » con le virgolette, appunto, è il soggetto.

Il No-B Day sarà l’ennesimo e necessario movimento di truppe dal 2009 della « resistenza », al quale assocerei volentieri il tour elettorale a 5 stelle di Beppe Grillo (prima della creazione del Movimento di Liberazione Nazionale) e la campagna abbonamenti (forse ancora più della creazione del giornale stesso) del nuovo Fatto Quotidiano. È una chiave di lettura del tutto plausibile di questo evento, credo.

Il 5 di dicembre sarà dunque il « giorno della vendemmia », la raccolta 2009. E ci mancherebbe altro. Ma spero anche quello di una maggiore definizione del campo.

Sappiamo già che il raduno sarà minimizzato, ignorato o diffamato dalla maggior parte della stampa, forse dai vertici del PD stesso, visto che non ci sarà come partito. Marino, Serracchiani ed altri sembra di sì, ma come persone. Un PD sfasato ma pure logico, se la direzione Bersani dice di capire dunque accettare che Berlusconi si difenda dai processi e non nei processi. Fondamentale differenza tra resistenti e sinistrati della gauche italienne, se non dell’ “idea” stessa de la vostra gauche. Almeno credo, o piuttosto: lo spero bene.

Stampa e tv. Rai news è stata ostacolata affinché non possa fare la diretta della manifestazione, che sarà verosimilmente riassunta sulla stampa in un articolo del week-end, della domenica, con foto in prima pagina dovuta e distruzione di massa da parte della « stampa di casa ». Ci sarà sicuramente da rider poco se uno avrà poi il coraggio di guardarsi il « riassunto tv ».

Del resto è già da tempo che il sabato-domenica è diventato il vero luogo di combattimento della « strategia della bassa tensione ». Dal Giornale al Resto del Carlino abbiamo varie infestazioni di brigate rosse, barbuti mezzo-marci presunti quaedisti (siamo quasi arrivati alla profanazione delle sepolture), auto-minacce di morte a giornalisti ed esponenti del potere italiano, « Maometto pedofilo », l’ebreo avaro (De Benedetti) e la zoccola perfida (Veronica Lario), la lista dei programmi televisivi nemici del popolo (Santoro and co: « il palinsesto del regime » lo chiamano), L’Aquila-tutto-risolto, la TAV funzionante (!), la guerra civile in arrivo e gli svizzeri che, dal segreto bancario ai minareti, finalmente avrebbero imboccato la « giusta strada », ovvero l’odio. Sono alcuni dei soggetti di copertina (eccetera). Il Corriere è in agguato ed ogni tanto tra due cavolate spara sul web cose come una “classifica dei più brutti monumenti della storia” che nessuno ha chiesto a nessuno, dove si ripercorrono edifici in maggioranza “comunisti”. Cose così, nelle rubriche le più visitate. E voi « resistenti » siete i rossi-musulmani-terroristi che volete mandare da papa Bettino il povero Silvio-Cristo, difensore della croce. Per questo Giornale e « Resto » ricordano tutti i week-end di Al Quaeda e di BR. E quando le dichiarazioni dei PM non sono nascoste in fondo alla cronaca, sono spesso a fianco delle ultime news sulla Bin Laden SpA. E su Il Giornale di ieri è morto (ancora) l’ex-caporedattore Montanelli, diventato l’eterna vittima delle BR.

La manifestazione del 5 dicembre farà anche piacere ai salotti dell’opinione pubblica internazionale, tra cui quelli de « la gauche caviar » parigina, a differenza dei loro compagni di partito italiani. Perché è ovvio che fa sempre molto comodo di avere un altro Paese sotto mano per stigmatizzarne, ovvero scaricare, i propri casi di coscienza irrisolti (conseguenze dei propri atti di guerra -militare o commerciale-, collaborazione, ecc). Mentre in Francia l’ex-ministro degli Interni, Charles Pasqua, si lamenta della Giustizia francese con le stesse parole usate da Berlusconi o Dell’Utri (« voler fare giustizia 15 anni dopo i fatti è una cosa indegna » ha detto in sostanza)

Ma se in Francia è apparsa qualche mese fa una terza via a chiave ambientalista-giustizialista (Cohn Bendit, Eva Joly,…) con Europe Écologie, che ha preso d’assalto lo share elettorale con ben il 16,28% alle ultime europee (quelle « de » Luigi Di Magistris e Sonia Alfano), in Italia il verde non è affatto il colore de « l’écologie », e un tale score sembra improponibile ad ogni pronostico. Proprio perché non c’è neppure il gruppo.

Detto questo, quale sarebbe il paesaggio italiano? È perfettamente « RGB », rosso/verde/blu. La maggioranza sono quelli ex-blu/neri diventati tutti blu da marzo assieme a quelli verdi leghisti. Poi c’è l’opposizione (e tutti gli oppositori) che sarebbero i rossi. Finiti i colori appunto viene la « cosidetta Resistenza » che non si sa bene cosa sia e che non è affatto invitata al sogno « bipartisan » degli « RGB ». È fuori dagli schermi, però è lei, frammentata, che organizza e sarà verosimilmente in massa a Roma. Si potrebbe finalmente amalgamare.

Chi siete? Dove andate? Quale sono allora gli esponenti della « resistenza », la sua identità? Fa effetto incominciare così ma l’attualità l’impone: a livello istituzionale c’è il « camarade Fini », pentito fascista e presidente della Camera. Tutti sono più meno d’accordo che sarebbe lui il male minore per il futuro dell’Italia, l’alternativa. Una parola grossa. Poi, in ordine sparso ci sono: l’uomo definito « di destra » proprio da tanti nella sinistra italiana e non solo: Antonio Di Pietro, dell’Italia dei Valori, l’ex-magistrato di Mani Pulite. Avrebbe secondo certi punti di vista spianato la strada a Berlusconi, Mani Pulite s’intende. Poi, più di Michele Santoro, c’è il giornalista Marco Travaglio, figura di spicco del nuovo « Fatto Quotidiano », a suo dire liberal-montanelliano e non di sinistra, quindi? Il comico-politico-ambientalista (e « populista » dice l’accusa) Beppe Grillo, seguito da milioni di bloggers, che nel PD non sta (l’ha fatto accertare da poco), e neanche comunista. Ha creato di recente il proprio movimento. Salvatore Borsellino lui è cresciuto a destra e rimpiange il suo recente passato col PD, e non è comunista. Ha dato vita al « popolo delle agende rosse » per il quale non vuole né capo né struttura, piuttosto legalità e giustizia portando un « fresco profumo di libertà ». Non è un mistero che Paolo Borsellino fosse un uomo di destra, e credo si possa dire lo stesso di Giovanni Falcone: due punti di riferimento importantissimi della « resistenza », al centro con Di Pietro della problematica « giustizialista » (il primo diritto del potere è di dover essere a disposizione della giustizia del proprio Paese).

Tra i pentiti del PD e quelli che il PD non vuole, ci sono stadi da riempire. All’ultima conta erano più di 4 milioni, chissà oggi? Però il PD è la sinistra? Se non lo è sarà solo matematico che perda voti. Ma poi?

La prima cosa da constatare è che forse la parola « di destra » potrebbe non essere un parolaccia. Poi chiarire urgentemente. Perché sono in tanti quelli pentiti di aver creduto nella sinistra italiana del PD e nell’attuale presidente della Repubblica. E in questo si sentono vicini al deluso-cronico Antonio Padellaro, caporedattore del « Fatto« . Si sentono anche vicini a l’Italia dei Valori, ancora forse di più con Luigi De Magistris e Sonia Alfano sbarcati lì, con o senza la « patente ». E stanno alla grande col Fatto Quotidiano, la sua squadra di giornalisti che racconta di tutto di più, che « ci consegna il nostra Travaglio quotidiano ». Io lo compro ogni mattina dal numero uno, col sentimento d’investire bene. Però non può neppure diventare “Il (mio) Giornale”, senza confrontarmi con altro. Sarebbe in primis un affronto verso i suoi giornalisti. Ma poi in Italia dove la stampa è troppo spesso « impegnata », chi sono questi giornalisti? Perché appena uno di loro alza la voce o la piuma gli danno del « rosso », « sinistroide » ecc. Ma quale senso ha? Non è neanche qui il PD, la « sinistra italiana ».

Poi, parlando di giornali e giornalisti, prendiamo il caso di Gianluigi Nuzzi. Con Vaticano SpA. Ce l’ho sulla scrivania assieme a un libro di Enzo Biagi, come fossero trofei. Il libro sicuramente si meriterebbe un premio giornalistico, come l’inchiesta di Marco Lillo su Schifani. Per modo di dire, io non sono nessuno per attribuire tale merito. Però, facciamo la solita equazione: esce su Chiarelettere che mi piace assai e che ho conosciuto con l’indispensabile blog Voglioscendere, che sono quelli del Fatto. Poi è veramente un libro con un contenuto incredibile, una “atomica”, sì. Ma sembra destinato a non esser tradotto, a non uscire dall’Italia, ed è stato scritto da un giornalista di Panorama e Libero. Un prodotto interno a circuito chiuso. Allora perché non pensare che potrebbe esser uscito con la benedizione pure del PDL, come “atto zero” della sua campagna di intimidazione contro il Vaticano? « Vaticano SpA » è uscito appena prima del ritorno di Feltri al Giornale e dunque poco prima dell’ « affaire Dino Boffo ». Prima i soldi poi la morale, un quadro completo. Poi se Berlusconi ha davvero nemici dappertutto, dentro o fuori galera… Addirittura in questo periodo in prima pagina sul Giornale non ci sono neanche più gli abbonati Santoro e Di Pietro ma esponenti di “destra”, Pdl o affiliati.

In tema libri, una curiosità sul No-B Day è che avverà nella capitale italiana durante la « fiera del Libro di Roma 2009?, allorché l’ultima manifestazione (pre-No-B Day?) ad altissima tensione, quella degli studenti contro il G8 (L’Aquila era stata poco prima il teatro della « festa della Libertà » di Silvio e aveva appena preso il posto della Maddalena) era stata il 15 di maggio 2009 a Torino, durante la fiera del libro di Torino (14-18/05). Proprio dove Marco Travaglio aveva lanciato il tema « Doppio Stato ». Sarà un caso o la Cultura versione « parole stampate » è proprio diventata sinonima di resistenza in Italia?

Ma questa resistenza chi della “sinistra italiana” proprio non sembra far parte (o allora « che ingiustizia… » di farsi fregare il posto così) non potrebbe pure essere l’emergenza (all’insaputa degli adetti) di una specie di nuova destra italiana, giustizialista e laica, che non c’è più o che non c’è mai stata? Essendo lei, di fatto, la prima e vera nemica di questa formazione che ha impegnato le parole “destra” e « libertà » in questo Paese? Ormai si è capito da un po che la creazione del PDL a marzo aveva come unica funzione di creare un vero e proprio muro per difendere da futuri processi « tutti assieme appassionatamente » il suo tycoon eletto all’applause. E se l’effetto collaterale (trasformare postfascisti in uomini della Libertà) sembra essere oggi un micro-dettaglio, allora, ancora di più della Resistenza è tempo che si capisca di più.

Magari a Roma si devono aggiungere (tra altre) le città di Firenze, Caltanissetta e Palermo. Lì ci sono « frammenti di procura » che lavorano sodo per la repubblica italiana, forse l’esempio di personaggi che fanno “No B Day” tutto l’anno, senza saperlo né volerlo. Loro vanno solo « avanti ».

Poi teniamoci pronti per la vera atomica. Uscirà il 9 di dicembre (Aliberti editore) il libro dell’uomo più pericoloso per quelli che volete far fuori. Si chiama Gioacchino Genchi, e il libro è intitolato « IL CASO GENCHI – La storia di un uomo in balia dello Stato ».

Domani ne consegnerà la prima copia a Salvatore Borsellino, a Roma, al No-B Day. Una cosa bella.

È proprio tempo di chiarire.

“frammenti d’Italia, unitevi!”.

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