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Non bastano le cartoline: dove è finita l'"emergenza" campana?

Il CO.RE.ri (Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania) si è fatto promotore della seconda visita dei giornalisti dell’associazione “Stampa estera” in Campania, invitati venerdì 23 ottobre ad un nuovo “spazzatour” tra le provincie di Napoli e Caserta, per documentare il perdurare dello sversamento dei rifiuti tossici provenienti dal Nord, e la gestione scellerata della cosiddetta “emergenza” dei rifiuti urbani.

Rispetto alla cosiddetta “emergenza rifiuti” il Il CO.RE.ri, il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania attivo ormai da due anni e comprendente più di cinquanta associazioni da tutte le provincie della regione, denuncia che nonostante le dichiarazioni ufficiali ne abbiano più volte affermato la fine e abbiano dipinto la cartolina di una gestione esemplare dei rifiuti urbani, in Campania la realtà sia ben diversa: il territorio e la popolazione continuano ogni giorno a subire il traffico illegale di rifiuti tossici provenienti dal Nord, e la gestione criminale dei rifiuti urbani ormai depositati senza alcuna cautela in pregiate aree agricole, con gravissime conseguenze sulla salute umana, sulla salubrità dell’ambiente e sull’economia agricola.
I processi in corso a Napoli, sebbene privi dell’attenzione della stampa nazionale, stanno confermando le denuncie che i comitati portano avanti da anni: i poteri forti – la Fibe-Impregilo e le banche –  hanno strumentalizzato il bisogno fisiologico della gestione dei rifiuti urbani al fine di ottenere enormi profitti, impedendo la raccolta differenziata per accumulare tutti i rifiuti e trasformarli in ecoballe da bruciare in enormi inceneritori in modo da poter usufruire dei contributi pubblici per l’incenerimento (Cip6) sull’intero quantitativo dei rifiuti prodotti, contrariamente a quanto previsto dall’ordinanza dell’allora Ministro dell’Interno on. Giorgio Napolitano del 31 marzo 1998. Infatti, come ha spiegato l’ing. Paolo Rabitti (consulente della Procura di Napoli) sia nel libro “Ecoballe” che durante le sedute del processo “FIBE – IMPREGILO” (processo di enorme portata storica condotto coraggiosamente dai Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo) l’ordinanza 2774/98 prevedeva che, per non scoraggiare la raccolta differenziata, il contributo Cip6 per l’incenerimento riguardasse solo la metà dei rifiuti prodotti, ma l’influenza dei poteri forti ha fatto estendere il contributo Cip6 all’intero quantitativo dei rifiuti scoraggiando la raccolta differenziata.
Inoltre la raccolta differenziata è stata scoraggiata una seconda volta, perché cedendo alle richieste delle banche, è stato imposto ai Comuni di dover pagare la quantità di rifiuto che non veniva dato a Fibe-Impregilo per essere trasformato in ecoballe, rendendo così la raccolta differenziata un costo doppio e insostenibile per i Comuni.
La raccolta differenziata ai minimi nazionali, le discariche, come quella di Ferrandelle o di Sant’Arcangelo Trimonte, sempre più grandi e inquinate, la salute dei cittadini – anche in zone prevalentemente agricole – che subisce un crescendo di malattie e tumori, e il rischio che gli uccelli che affollano le discariche diventino i vettori di gravi malattie infettive: queste le conseguenze della truffa Impregilo, documentata nel libro “Ecoballe” di Paolo Rabitti, nel processo FIBE-IMPREGILO, in quello “Rompiballe” entrambi in corso a Napoli, e in alcuni articoli apparsi sulla stampa (cfr. “Radiografia di una truffa”, di Roberto Fuccillo, Repubblica 1 aprile 2009; “Napoli, processo alle ecoballe e al disastro dei rifiuti campani”, di Eduardo Di Blasi, L’Unità 23 aprile 2009; “Napoli, così la gara europea produsse l’enorme costo delle ecoballe”, di Eduardo Di Blasi, L’Unità 30 aprile 2009).
Inoltre, denuncia il Co.Re.ri, anche se il termovalorizzatore di Acerra – impianto giudicato obsoleto già dalla VIA del 1999 – sfora continuamente i limiti di emissione di gas nocivi, tuttavia continuano a restare in vigore i piani di gestione dei rifiuti che prevedono soltanto la costruzione di decine di inceneritori tutti di enormi dimensioni, a volte mascherati anche come “impianti a biomasse”.
Una intollerabile speculazione finanziaria ha compromesso l’economia agricola campana – famosa in tutto il mondo, ed unica per la qualità della sua terra – e ha aggravato la crisi sanitaria già in atto nella regione a causa di quarant’anni di sversamento di rifiuti tossici che, come ha confermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul quotidiano “la Repubblica” il 5  giugno 2008 – provengono dalle aziende del Nord che si servono con la camorra per sversare nella Campania e nel Mezzogiorno i rifiuti tossici.
La recente riscoperta del disastro delle navi colme di decine di migliaia di fusti di rifiuti tossici e radioattivi, provenienti dal nord Italia e dai maggiori paesi industrializzati d’Europa e d’America, e affondate in varie zone a largo della penisola italiana e in particolare di fronte alle coste calabresi e pugliesi, ha confermato che il Mediterraneo e il mezzogiorno d’Italia sono stati condannati a diventare il centro dello sversamento di gran parte dei veleni industriali. Infatti il Mediterraneo non è stata l’unica rotta percorsa dai trafficanti di rifiuti: come ha confermato il pentito di camorra Gaetano Vassallo, centinaia di migliaia di tir gremiti di veleni hanno quotidianamente, per quarant’anni, attraversato le strade dell’Italia, finendo la loro corsa scellerata nelle contrade più fertili del Mezzogiorno, in quella che un tempo era chiamata Campania felix per la fecondità della sua terra. Con quei rifiuti sono state avvelenate le campagne e le acque, e costruite le mura delle case dei cittadini meridionali che da Caserta a Crotone muoiono ogni giorno di mali terribili che mai prima d’ora avevano così diffusamente colpito queste terre.

Il CO.RE.ri denuncia che i poteri forti del nord Italia hanno tradito la loro missione industriale che consisteva nel produrre beni e servizi d’interesse generale, e accecati dal profitto hanno stretto un patto d’acciaio con mafia, camorra e ‘ndrangheta, per lo smaltimento illegale nelle regioni meridionali dei rifiuti tossici prodotti dalle loro industrie, nonché provenienti dalle maggiori industrie dei paesi occidentali, e imponendo la creazione di leggi criminogene come quella del Cip6 che hanno scatenato l’avidità dei gestori di rifiuti ed impedito la raccolta differenziata facendo costruire ad Acerra uno degli inceneritori più grandi d’Europa.
Per queste ragioni venerdì 23 ottobre 2009 il Il CO.RE.ri ha guidato una delegazione della stampa estera in giro per la Campania, per far documentare le terribili condizioni in cui tutt’ora si trova la regione, ed ha concluso il giro con una conferenza stampa in cui ha distribuito ai giornalisti ampia documentazione.

Il CO.RE.ri, solidale con le altre regioni oppresse dal traffico di rifiuti tossici e da subdoli poteri finanziari che impediscono la raccolta differenziata, invita tutti i giornalisti ad occuparsi del processo “Rompiballe” e della vera e continua emergenza rifiuti: il traffico di rifiuti tossici provenienti dal Nord e l’impedimento della raccolta differenziata che scatena l’emergenza rifiuti urbani ed è la causa della creazione di enormi discariche come quelle di Ferrandelle e Maruzzella, oggi descritte da un articolo di Eduardo Di Blasi apparso su L’Unità.
Il CO.RE.ri chiama fortemente la stampa ad intervenire nel processo di svelamento delle verità, per scuotere l’opinione pubblica nazionale ed europea da un torpore che impedisce di riconoscere la portata storica dei processi che si stanno celebrando contro i responsabili di un disastro di proporzioni inaudite, un disastro che ha bruciato, oltre a milioni e milioni di fondi pubblici, il futuro stesso della regione e del Mezzogiorno e che ha scolpito nel bronzo della storia l’infamia dei poteri forti del Nord Italia che hanno, dopo un lungo sfruttamento di tutte le risorse destinate al Mezzogiorno, colonizzando il territorio della Magna Grecia con spietata violenza e asservendo a questo fine anche i poteri dello Stato.

CO.RE.ri – Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania

Napoli 27/10/2009

Per informazioni:
tel: 329 29 42 818 –  334 622 43 13
sito: http://www.rifiuticampania.org/

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