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Non bastano le cartoline: dove è finita l'"emergenza" campana?


Venerdì 23 ottobre, ore 17,30 conferenza stampa a Napoli, piazza Santa Maria degli Angeli 1, presso la sede della Società di studi politici .

Nonostante le dichiarazioni ufficiali abbiano più volte affermato la fine dell’emergenza rifiuti in Campania e abbiano dipinto la cartolina di una regione gestita in modo esemplare, la realtà in Campania è ben diversa: il territorio e la popolazione continuano ogni giorno a subire il traffico illegale di rifiuti tossici e la gestione criminale dei rifiuti urbani, con gravissime conseguenze sulla salute umana, sulla salubrità dell’ambiente e sull’agricoltura.
La recente riscoperta del disastro delle navi colme di decine di migliaia di fusti di rifiuti tossici e radioattivi, provenienti dal nord Italia e dai maggiori paesi industrializzati d’Europa e d’America, affondate in varie zone a largo della penisola italiana ha confermato che il Mediterraneo e il mezzogiorno d’Italia sono stati condannati a diventare il centro dello sversamento di gran parte dei veleni industriali. Infatti il Mediterraneo non è stata l’unica rotta percorsa dai trafficanti di rifiuti: come ha confermato il pentito di camorra Gaetano Vassallo, migliaia di tir gremiti di veleni hanno quotidianamente, per quarant’anni, attraversato le strade dell’Italia, finendo la loro corsa scellerata nelle contrade più fertili del mezzogiorno, in quella che un tempo era chiamata Campania felix per la fecondità della sua terra. Con quei rifiuti sono state avvelenate le campagne e le acque, e costruite le mura delle case dei cittadini meridionali che da Caserta a Crotone muoiono ogni giorno, silenziosamente, di orribili mali che mai finora avevano così diffusamente colpito queste terre. Il 5 giugno 2008, sul quotidiano “la Repubblica”, il Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, ha confermato che il traffico di rifiuti tossici proviene dal nord Italia con meta nelle regioni meridionali.  I poteri forti del nord Italia hanno tradito la loro missione industriale che consisteva nel produrre beni e servizi d’interesse generale, e accecati dal profitto hanno stretto un patto d’acciaio con mafia, camorra e ‘ndrangheta, per lo smaltimento illegale nelle regioni meridionali dei rifiuti tossici prodotti dalle loro industrie, nonché provenienti dalle maggiori industrie dei paesi occidentali.
I processi in corso, sebbene privi dell’attenzione della stampa nazionale, stanno dimostrando che i poteri forti hanno strumentalizzato il bisogno fisiologico della gestione dei rifiuti urbani per ottenere enormi profitti: infatti hanno impedito la raccolta differenziata e la creazione di impianti di recupero della materia per accumulare tutti i rifiuti in costose discariche ed enormi inceneritori, in modo da poter usufruire dei contributi pubblici per l’incenerimento (Cip6) sull’intero quantitativo dei rifiuti prodotti, contrariamente a quanto previsto dall’ordinanza Napolitano del 1998. Infatti, come spiega Paolo Rabitti (consulente della Procura di Napoli) nel libro “Ecoballe” l’ordinanza 2774/98, per non scoraggiare la raccolta differenziata, prevedeva che il contributo Cip6 per l’incenerimento riguardasse solo la metà dei rifiuti prodotti, ma l’influenza dei poteri forti ha fatto estendere il contributo Cip6 all’intero quantitativo, con le conseguenze che oggi abbiamo sotto gli occhi: la raccolta differenziata ai minimi nazionali, le discariche, come quella di Ferrandelle o di Sant’Arcangelo Trimonte, sono sempre più grandi e inquinate, la salute dei cittadini – anche in zone prevalentemente agricole – subisce un crescendo di malattie e tumori, e il rischio che gli uccelli che affollano le discariche diventino i vettori di gravi malattie infettive è sempre più alto.
Dai processi in corso in Campania sta emergendo che la Fibe (Impregilo, maggiore azienda italiana in materia di costruzioni e general contractor per la TAV, il Mose di Venezia, il Ponte sullo Stretto di Messina e altre opere in tutto il mondo), e le banche finanziatrici hanno impedito la raccolta differenziata con il solo scopo di fare enormi profitti tramite il Cip6 che garantisce centinaia di migliaia di euro per ogni giorno di attività dell’inceneritore di Acerra che è stato costruito per bruciare di tutto, compresi i rifiuti industriali, scaricando ogni giorno milioni di metri cubi di fumi tossici e migliaia di tonnellate di ceneri tossiche su quello che resta dell’attività agricola meridionale. Inoltre anche se il termovalorizzatore di Acerra, impianto giudicato obsoleto già dalla VIA del 1999, sfora continuamente i limiti di emissione di gas nocivi, continuano a restare in vigore i piani di gestione dei rifiuti che prevedono soltanto la costruzione di decine di inceneritori tutti di enormi dimensioni, a volte mascherati anche come “impianti a biomasse”.
La popolazione campana ha sempre tentato di ribellarsi a questo stato subcoloniale a cui è stata condannata dalla parte ricca e industrializzata del paese e da qualche anno è riuscita a unirsi in un coordinamento di comitati regionale (Co.Re.Ri) che con la collaborazione di una minoranza coraggiosa di professori universitari cerca di scuotere l’opinione pubblica nazionale ed europea da un torpore che impedisce di riconoscere la portata storica dei processi che si stanno celebrando contro i responsabili di un disastro di proporzioni inaudite, un disastro che ha bruciato, oltre a milioni e milioni di fondi pubblici, il futuro stesso della regione e del mezzogiorno.

 Questi i temi principali della conferenza stampa che si svolgerà venerdì 23 ottobre a Napoli (Piazza S. Maria degli Angeli 1, presso la Società di studi politici) alla presenza di giornalisti della stampa nazionale e straniera.
Durante la conferenza interverranno: il prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, il prof. Giuseppe Ortolani . prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli, e il prof. Giuseppe Comella, ex direttore del dipartimento di medicina interna presso l’Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro “Pascale” di Napoli. Francesca Menna direttrice del corso di specializzazione in Tecnologia e Patologia delle specie avicole della facoltà di Veterinaria, che illustrerà risultati allarmanti circa la possibilità che, a causa del gran numero di discariche, le specie avicole possano diffondere in Campania, e trasmettere ad altri uccelli migratori, malattie altamente pericolose per l’uomo, di cui mai prima d’ora gli uccelli erano stati portatori. Inoltre verranno commentati i dati delle analisi ambientali effettuate in Campania dalla marina militare americana (Us – Navy) e dall’Arpac.
Ai giornalisti verrà distribuito materiale fotografico e documentazione – in forma sia cartacea che informatica – con articoli di rassegna stampa, materiale circa i processi aperti in Campania per stabilire le responsabilità dell’emergenza ambientale, e la sintesi dello studio ambientali dei medici americani.

Il CoReRi, e i docenti chiamati a intervenire, saranno disponibili per rispondere a tutte le domande dei giornalisti.

A promuovere la conferenza è il CO.RE.ri (Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania) per informazioni:
329 29 42 818 –  338 19 02 278 – 338 63 87 694

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