Home > Prima della Fine: per non dimenticare la Shoah

Prima della Fine: per non dimenticare la Shoah

Oggi in tutto il mondo si celebra “il giorno della Memoria”. Anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau da parte dell’esercito sovietico. Manifestazioni e convegni in Italia.  Anche doi vogliamo ricordarlo con le parole toccanti, perchè vissute da vicino, di  Walter GiannòPalermo.Blogolandia.it .

Oggi è la giornata della memoria, in cui si ricorda la Shoah, ovvero il genocidio nazista degli ebrei, ma anche di zingari, omosessuali, amorfi, ecc.Una tragedia che mi tocca sul sangue: mia nonna paterna, Kaden Ester, infatti, è ebrea ed è scampata alle persecuzioni nazi-fasciste, grazie al coraggio di suo marito, Giuseppe Giannò.

Per ricordare l’abominio più grave della storia dell’uomo, a causa del quale sono stati uccisi più di 6 milioni di persone, riporto nuovamente qui un mio semplice racconto, pubblicato già il 4 giugno del 2005, intitolato Prima della Fine:
Eccomi ebreo, appena sceso da un treno carico di deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Anziché selezionato per i lavori forzati nelle fabbriche, vengo posto in una densa fila che termina in un edificio, al di sopra del quale si estende una lunga canna fumaria attiva. Davanti a me c’è una madre col volto affranto, consapevole di quanto starà per accadere a lei e alla sua piccola bambina di quattro o cinque anni, tenuta per mano, il cui dolce viso, al contrario, è ricco di gioia come ogni pargolo del mondo.

Anch’io so cosa sta per capitarmi: durante il disumano viaggio in un vagone carico di cadaveri viventi, c’è stato un mio coetaneo che mi ha detto: “Una volta giunti nel campo polacco ci metteranno in fila e ci condurranno alla morte immediatamente. Ed una volta arrivati presso un forno, ci spareranno un colpo alla nuca e poi getteranno il nostro corpo all’interno di esso e le nostre ceneri si assimileranno a quelle di tanti altri e usciranno dalla canna fumaria e si spargeranno nell’aria. Di questo ne puoi star certo, caro Walter. Io lo so poiché mi è stato raccontato da un soldato tedesco prima di essere sbattutto qui per divertirsi, volendo vedere la paura scolpita sul mio volto. Ma sai cosa gli ho detto? Non mi metti paura: quando il mio corpo sarà cenere sarà nuovamente libero; volerò dal mio Dio. Nonostante io mi sia mostrato a lui fermo, dentro di me ho provato una paura ineffabile. Non voglio morire, Walter, essendo ancora troppo presto“.

Tuttavia, quel ragazzo è stato fortunato: i medici del campo, dopo avergli controllato la gola e ascoltato il respiro, lo hanno scelto per lavorare nelle fabbriche. Almeno per qualche giorno avrà la possibilità di vivere. Io sono stato scartato, perché ho tossito durante i controlli. Intanto, la fila davanti a me si fa sempre più corta ma dietro si accresce.

“Signore, può prendere in braccio la mia bambina: è molto stanca” mi ha appena detto la madre che mi sta innanzi: i suoi occhi sono aridi, avendo esaurito tutte quante le lacrime. Prendo la bambina in braccio e la carico sulle mie spalle: ha i capelli biondi intrecciati ed ha un viso bellissimo: sta ridendo. “Signore, dove stiamo andando?”. Speravo che non me lo chiedesse. E adesso: cosa le dico? “Stiamo andando nel luogo più bello, ricco di tutto quello che è bello”.  “Viene anche la mia mamma?”. “Certo! E sarà sempre accanto a te e riderete in ogni momento”. “E papà e Stephan ci saranno?”. Gli occhi della madre hanno incrociato i miei. Ho capito: sono stati uccisi. “Naturalmente! Vedrai tuo padre e ti stringerà forte forte, mentre poi giocherai con tuo fratello e non avrai bisogno di dormire, poiché dove andremo non ci sarà né tempo né spazio”.

Intanto, la fila si accorcia sempre di più. “Cos’è quel fumo, Signore?”. “Allora, innanzitutto chiamami Walter altrimenti mi fai pensare che io sia vecchio – in realtà lo sono diventato – Quel fumo proviene dal treno che ci porterà in quel posto meraviglioso”. “Che bello, Walter! Ci andiamo insieme adesso?”. “Sì, piccolina mia, sì”. Adesso ho presso la bambina tra le braccia. Vedo perfettamente due soldati tedeschi alla destra e alla sinistra di una nera porta di metallo. Accompagnano, a turno, due di noi lì dentro. “Walter, ma dove andiamo c’è Dio?” Altra domanda difficile. “Sì, mia piccola principessa, perché me lo chiedi?”. “Mia mamma mi ha detto poco fa che Dio non c’è più accanto a noi”. “No, Dio è accanto a noi.” – Dove sei? – “Quando arriveremo in quel posto vedrai un sacco di luce bellissima e rasserenante: quello sarà il Suo messaggio di Benvenuto. Non ci farà mancare niente, perché ne abbiamo diritto dopo tutto questo”. Ops, non devo fargli capire nulla di triste! “Signore, voglio andare in quel posto subito! Diciamo alle persone davanti di lasciarci passare prima di loro? Non voglio che poi non facciano entrare più nessuno!” Non sarebbe male, piccolina, che quei due la smettessero di bruciarci! “No, dobbiamo aspettare il nostro turno. Non preoccuparti, lì c’è posto per tutti!”. Adesso è quasi giunto il turno della mamma. “Grazie per quello che hai detto a mia figlia. Tu credi davvero che saremo tra poco in quel bel posto che le hai descritto?”. “Sì. Dio ci sta aspettando”. “Allora, spero di rivederti tra poco lassù. Adesso, ridammi la mia bambina: l’accompagno io da Dio”. Sto resistendo al pianto. Vorrei gridare a più non posso che non può essere vero che tutto questo Male sta avvenendo.

Comunque, questa è la realtà. La bambina è appena entrata ma prima mi ha salutato con la sua piccola manina e poi ha cercato di toccare il cappello del soldato. Questo si è allontanato come se quell’essere innocente fosse portatore di una malattia letale. Sto aspettando il mio turno. Reagisco? Scappo? Mi ucciderebbero lo stesso e metterei paura a tutti quei bambini che mi stanno dietro. Magari, sparandomi addosso, colpirebbero uno di loro e non voglio, anche indirettamente, provocare la loro morte. Hanno aperto la porta. Il soldato a destra mi mette la sua pesante mano sulla spalla. Lo guardo negli occhi e gli dico con voce flemmatica “Sto per arrivare nel posto più bello. Sto per giungere tra le braccia del mio Dio. Buona giornata”. Sono entrato. Qualcuno mi ha puntato una pistola sulla nuca…

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *