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Procida. Amministrative: la politica estiva ed il tempo delle scelte

Siamo stati facili profeti. Non c’è voluto molto perché fosse chiaro a tutti che, come avevamo rilevato prima della “presentazione ufficiale”, la trovata pubblicitaria dell’”Agenda 21” non fosse altro che un bidone vuoto con cui noti tromboni cercano di farsi scudo per coprire vecchi fallimenti e nuovi tentativi di scalata, perseverando nel proprio vuoto propositivo assoluto. La “presentazione” della fantomatica “Agenda” non poteva essere che un flop ed è stata utile solo perché, al di là delle nostre ovvie considerazioni, che fosse una “bufala” se n’è dovuto rendere conto di persona chiunque abbia preso parte alle cosi pomposamente definite ”assise”, finite con lo sconcerto degli “interni” e l’ilarità degli “esterni”. Finanche dagli scritti del pennivendolo incaricato di raccontare mirabilie in merito sulla stampa cittadina, oltre i paroloni di circostanza, è emersa per intero la nullità della proposta. Ora nessuno potrà dire di non sapere del “bluff”, a meno di palese interessata mistificazione.

Bufala “Agenda” a parte su cui non vale la pena soffermarsi più di tanto, da quanto emerge da “documenti” pubblicizzati e da incontri tra promotori di “liste”, non si intravede quel “ravvedimento operoso” che auspicavamo. Buoni propositi ed espressioni buoniste a iosa, “trasparenza e partecipazione” a volontà, tutta roba a buon mercato. Molti lupi si sono travestiti da frati, dall’ex sindaco Scotto (che a suo tempo calpestava finanche il ruolo del Consiglio e degli assessori quando le leggi assegnavano a questi organi ruoli fondamentali, figurarsi cosa sarebbe capace di fare oggi che essi hanno un ruolo di gran lunga minore) all’ex capogruppo di maggioranza Cibelli (che in tale ruolo è stato sempre sprezzante verso qualsiasi confronto con la minoranza e ha scoperto le “virtù” dopo che è stato messo fuori dal gruppo), agli altri simili. Ipocrisie allo stato puro e nulla più.

Qualche giorno fa Antonio Polito su “Il Riformista”, nel rilevare che i peggiori nemici del Meridione sono molti meridionali, scriveva: “La storia di Capri è un emblema del cupio dissolvi nazionale, di un Paese che non si ama, che non riconosce la bellezza come suo unico patrimonio, che anzi non ha un’idea ben precisa del concetto di «pubblico», perché preferisce la ricchezza privata al bene collettivo. Ma è soprattutto al Mezzogiorno che questo deficit nazionale diventa emergenza, ai limiti dell’autolesionismo, in fondo al quale si può barattare la perla del Mediterraneo con un barile di merda.” Procida non è lontana da Capri e da noi abbondano altrettanti autolesionisti fino allo stesso fondo del “baratto”.

Pur a conoscenza di tutto ciò noi propendiamo, guardando il bicchiere, nel vederlo mezzo pieno, anche nelle vicende del paese, per quell’ottimismo della volontà che ci spinge ad operare con immutato impegno civico, pur nei momenti difficili per l’isola.

Da inguaribili ottimisti speriamo ancora che, sollevato il velo di ipocrisie e cattivi propositi, si possano coinvolgere le energie politiche, economiche, culturali in uno sforzo comune per invertire il declino dl paese e le difficoltà dei cittadini procidani. Nessuna discriminazione, nessuna diversificazione se non sulla soluzione da dare ai problemi, nessuna candidatura preconfezionata. La proposta di “unità isolana” da noi avanzata nei mesi scorsi alla maggioranza ancora tale, alle minoranze consiliari e al paese intero, scaturiva dalla considerazione che la gravità della situazione è tale che solo un reale concorso e coinvolgimento effettivo dell’intera comunità e delle sue espressioni politiche e sociali potessero ottenere i risultati necessari. La proposta di scegliere quali assessori anche personalità esterne al Consiglio, aveva la precisa connotazione del più ampio coinvolgimento e partecipazione, senza surrettizie spartizioni di poltrone. La “maggioranza” non ritenne di accoglierla, arroccandosi nel “palazzo”, vari oppositori scelsero di tentare una “resa dei conti”, conti amministrativi, conti politici, conti personalistici, conti di interessi di singoli e di parte, un coacervo di posizioni alcune legittime, altre molto meno, che hanno avuto il pregio di mettere ai margini i problemi reali e quei profondi cambiamenti comportamentali che poi vengono sbandierati per vestirsi di “nuovo”.

Col paese sul ciglio del baratro, per senso di responsabilità riproponiamo l’“unità” su un “progetto”. L’alternativa alla nostra proposta è lo scontro di tutti contro tutti, costi quel che costi.

E’ il caso di rilevare che sarebbe un boomerang per molti la ricerca del voto come condanna per le altrui responsabilità. Certamente quelle più immediate ed evidenti sono da attribuirsi all’Amministrazione in carica da anni, compresa quella parte che da qualche mese ne è fuori. Ma quella parte di minoranza, quei consiglieri e membri delle varie commissioni che mai si sono visti e che non hanno esercitato il compito affidato dall’elettorato di stimolo e di controllo ne sono esenti?. Poiché la vita di un paese non è a compartimenti stagni, ma gli eventi nel tempo sono concatenati, coloro che nell’89 impedirono lo sviluppo dell’isola, anzi la dissestarono per scelta non avendo la capacità di amministrare, tenuto anche conto che per la dichiarazione di dissesto il Comune fu immobilizzato per otto anni dal 1990 al 1997 con pesanti conseguenze ed i cui postumi gravano ancora sul Bilancio, hanno responsabilità per lo stato di degrado?. E quali conseguenze il paese soffre oggi per le mancate scelte nei decenni di dominio democristiano, quando l’isola era inondata da petroldollari e di qualche erede della “balena bianca” è ancora in circolazione? Ognuno faccia il proprio esame di coscienza. O dobbiamo fermarci a chi ha il cerino in mano, all’insegna di “scurdammece ‘o passato”? Troppo comodo per molti lavarsi le mani e utilizzare il “degrado” che c’è per perseguire finalità tutt’altro che “comunitarie”!

Quando nei giorni scorsi abbiamo ricordato ciò che ha significato per l’isola la breve presenza socialista nell’amministrazione del paese, in particolare i più giovani si sono mostrati interessati nell’apprendere quella che è stata la progettualità e le realizzazioni a fronte delle false e interessate rappresentazioni a loro fornite. C’è stato anche chi ha cercato di banalizzare il tutto sostenendo che “secondo i Socialisti tutto quello che si è fatto di buono nel passato sia merito loro”. No, non è questa la lettura da dare a ciò che ha voluto essere un contributo all’informazione ed una indicazione programmatica per riprendere l’essenza di una progettualità ancora valida da cui ripartire, aggiornandola, per creare futuro. Va in ogni caso riconosciuto, e nessuno può smentirlo, che nella storia amministrativa dell’isola, l’unico progetto di sviluppo socio-economico serio e articolato è stato quello elaborato dai Socialisti, dimostrando essi, nel contempo, evidenti capacità operative con l’avvio della sua attuazione nel pur breve periodo in cui hanno inciso nell’amministrazione del paese. Sono in molti a ritenere che in realtà il contrasto tra antisocialisti e socialisti poggi proprio su un diverso modo di concepire i contenuti di un’azione amministrativa per l’isola. Nessuno è perfetto e chi non opera non sbaglia, ma se oggi i Socialisti hanno l’autorevolezza di richiamare tutti alle proprie responsabilità per cercare di dare il meglio al paese, è perché possono poggiarla su ciò che hanno dato all’isola, in minoranza o in maggioranza, sempre con lo stesso spirito positivo e con la concretezza della proposta. Nessuna disinformazione lpuò cancellare tutto ciò.

I “Riformisti” proseguono con tali intenti il lavoro di aggiornamento del programma amministrativo, in continuità col “progetto” di cambiamento di cui sono portatori.. La scelta è di confrontarsi, con chi ne è in grado ed è animato dalla stessa volontà, sui problemi concreti del paese, con la sguardo al futuro. Nel contempo sono impegnati ad impedire che, sotto mentite spoglie, il peggior passato ritorni o che prevalga il vuoto populismo e non mancheranno di fornire ai cittadini ogni utile indicazione, affinché ognuno possa scegliere con consapevolezza il destino del paese.

E’ più che evidente che non sono in gioco le fortune de “I Riformisti” che hanno dato, danno e continueranno a dare il loro contributo positivo, come per scelta e convinzione hanno fatto dagli anni ’60 ad oggi, per quanto nelle loro possibilità. E’in gioco invece il destino della collettività. L’invito all’impegno operativo lo rivolgiamo a tutti, innanzitutto a coloro che quella “progettualità” ebbero a condividere, da elettori o da eletti, per riprendere insieme quella spinta al cambiamento urgente, pur restando ciascuno nella eventuale diversa collocazione politica che i convulsi eventi politici nazionali di questi anni hanno determinato per molti.

Se l’”unità isolana” per il cambiamento condiviso non dovesse essere praticabile e sarà dato registrare forti spinte alla disgregazione, all’arrembaggio, a quel “baratto” a cui faceva riferimento Polito, bisognerà responsabilmente individuare soluzioni sostitutive almeno di “minor danno”, facendo di necessità virtù, per non cadere dall’attuale padella alla brace del peggio dal punto di vista amministrativo ed umano che s’agita nell’isola. Anche questo andrebbe considerato, in casi estremi, un contributo verso il paese, di monore spessore ma pur sempre positivo.

Pasquale Lubrano

Per i “Riformisti per Procida”

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