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Procida: Buone intenzioni e pessimi propositi

Pasquale Lubrano
Per i “RIFORMISTI PER PROCIDA”

La casualità di eventi che si incrociano aiutano a capire la realtà che ci circonda. Negli ultimi giorni della scorsa settimana il rilancio dei “Riformisti” della loro proposta di cambiamento dell’azione amministrativa ha posto amministratori ed oppositori di vario genere, all’interno e all’esterno del Consiglio Comunale, di fronte alle loro responsabilità verso i problemi urgenti dei procidani. E non con generici proclami di astratti principi, ma su aspetti specifici non rinviabili a futuri mirabolanti, dando concretezza all’invito a quanti intendono dare il proprio contributo nell’interesse della collettività, al di sopra di schieramenti e fazioni varie. Contemporaneamente leggo che un gruppo di cittadini ed i loro “tutor” hanno esternato la volontà di dar vita alle prossime amministrative ad una “lista civica” più “civica” delle altre con l’obiettivo di “unire” più delle altre, di perseguire gli interessi collettivi, più “collettivi” delle altre. E la lista delle “liste” si allunga, i buoni propositi a chiacchiere si moltiplicano, ma non chiariscono per fare cosa, anzi chiamati ad operare da quest’orecchio non ci sentono. Accampano pretesti per non aiutare il paese, forse anche per non esibire il loro nulla. E si appalesano ipocrisie e cattive intenzioni. Se tutti intendono unire le migliori energie, tutti intendono superare steccati e divisioni, se i loro propositi sono onesti e leali perchè non aderiscono alla proposta dei “Riformisti” che non hanno posto veti o preclusioni per tali obiettivi e, come unica discriminante, la condivisione, a seguito di confronto, delle proposte di soluzione dei problemi strutturali del paese? Il manifesto dei “Riformisti” è diventato la cartina di tornasole per differenziare le intenzioni di ognuno La presenza di certi “tutor” dell’ultima lista ipotizzata indica che da questi c’é poco di positivo da sperare. In vero non c’è voluto molto perché cadesse la maschera delle belle intenzioni e apparissero i volti dei manovratori, personaggi noti per le loro nefandezze amministrative passate o, in alcuni casi, di dimostrata inefficienza. Su un forum telematico locale, sollecitati a chiarire certi comportamenti amministrativi passati, hanno mandato avanti un prestanome a cui hanno fatto raccontare cose di cui non sa nemmeno di che parla. Gli hanno fatto ripetere storielle varie con quelle falsità e denigrazione su cui si resse nell’89 l’Amministrazione Scotto di Santolo (DC-PCI-PLI-PSDI-PRI) che nacque su basi “mercantili”e fini per gli stessi motivi, con relativi strascichi, anche giudiziari. Facendo leva sulle stesse storielle oggi tentano di riemergere. Storielle, a partire dal dissesto finanziario del Comune dovuto, dicono, a “spese allegre” a “cene e cenette”e che “serviva una scossa per moralizzare l’ambiente”. Aggiungono ciarpame similare con la gestione dei porti, col povero Sindaco Scotto, vittima a loro dire di “alcuni suoi consiglieri” mentre si apprestava a grandi operazioni, (accordo FIAT, primi provvedimenti anti traffico, Barcamrcato, ecc). Le verità su tutti questi argomenti sono ben altre. Sul dissesto finanziario del Comune, come Partito Socialista, nel 1990 pubblicammo le dinamiche finanziarie comunali, dal 1977 in poi, in un opuscoletto “I Conti cantano”, mai da nessuno contestato, in cui analiticamente venivano indicati con nome e cognome i creditori del Comune con i rispettivi crediti. Si evinceva (e si evince, giacché ne conserviamo copia a disposizione di chi fosse interessato) che la gestione di più corretto equilibrio delle finanze comunali fu quella a presenza socialista. La riprova consiste nella assenza di provvedimenti da parte dei commissari liquidatori ministeriali del dissesto che di tutte le fandonie messe in giro non trovarono nulla. La verità è che il dissesto fu concepito da parte dell’Amministrazione Scotto come opportunità di farsi spazio e poter liberamente spendere e spandere. Pur se la legge lo vietava l’Amministrazione Scotto non solo moltiplicò alla vigilia del dissesto i debiti fuori Bilancio ma andò oltre, revocando, (caso unico in Italia) delibere di precedente amministrazione, correttamente approvate anche dagli organi di controllo, per forniture di beni essenziali già effettuate. E giacché si trovava, alla vigilia del dissesto rifilò al Comune altre cinque dipendenti, giungendo complessivamente a quadruplicare il deficit. Poiché le versioni delle cause ed entità del dissesto sono così contrastanti, a chi credere? Semplice. Procida TV potrebbe organizzare un confronto televisivo con chiunque intenda contestare queste affermazioni. Nell’occasione si potrebbero affrontare anche altri temi, citati e non, dalla portualità turistica, all’affare FIAT, a quello della Marelli, al Barcamercato, di chi lo realizzò e chi lo fece finire, al traffico automobilistico (non corrisponde al vero che furono i primi ad imporre divieti, al contrario fecero ritardare di anni l’istituzione del servizio pubblico per gestirlo in modo clientelare). Può essere l’occasione per chiarire come e perché furono fatti perdere i fondi europei PIM accordati per la soluzione dello sviluppo dell’isola, il perché del piano commerciale tendente allo sviluppo turistico fu impedìta l’approvazione, e quant’altro di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze che dovesse essere utile che i procidani sappiano. Se non ci sarà confronto, ritorneremo su ogni specifica questione. Pensavamo che fosse finito l’uso delle insinuazioni, delle manipolazioni dei fatti per emergere. Invece vuole essere la base del “nuovo”. Il loro “nuovo”! Dio ce ne scansi e liberi! Una triste esperienza è già stata troppa apportatrice di guai.

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