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Procida. Camminare, al tempo della Decrescita (seconda puntata)

di Luigi Lazzarini

“Camminare non è semplicemente terapeutico per l’individuo, ma è un’attività poetica che può guarire il mondo dai suoi mail”  (Bruce Chatwin)

Viaggiare a piedi nella Natura.
Camminare è un’attività che depura l’organismo, calma la mente e ci permette di ritornare più naturali, ma ha anche altri effetti che non appaiono evidente dall’esterno, agisce come “svelamento” delle nostre abitudini urbane e ci porta a guardare al nostro stile di vita con occhi nuovi.
Cominceremo questo viaggio, come tutti i viaggi, preparando lo zaino. Quando ci si appresta ad intraprendere un viaggio a piedi di più giorni, che preveda la preparazione di uno zaino con le cose indispensabili da portarsi a spalla, verremo subito messi di fronte alla considerazione più importante “cosa è necessario e cosa è superfluo?”
Scopriremo allora che, per un viaggio di una settimana, sono sufficienti due paia di pantaloni, una pile per il freddo, una giacca a vento per la pioggia, qualche maglietta, un paio di sandali e poco altro. Chi ha sbagliato uno zaino, portandosi troppe cose, ed ha poi sofferto le pene dell’inferno con le spalle tagliate dal peso, imparerà presto, in una seconda occasione, ad essere più essenziale.
E’ già da questo piccolo elemento pratico che si può partire per riflettere sull’effetto che il camminare nella Natura ha sul nostro stile di vita.
Zaino in spalle quindi e si parte.
Durante i primi giorni sentiremo tutte le nostre “frettolosità” calmarsi poco a poco, lo spostarsi a piedi infatti risintonizza il nostro corpo, e di conseguenza la mente, ai ritmi della Natura. L’abbandono delle pratiche più velenose della nostra vita urbana, la guida dell’auto nel traffico come lo stare seduti davanti al computer per otto ore al giorno, l’abuso del cellulare, farà sentire presto il suo effetto. Nei primi tre giorni sentiremo qualche disagio ed un senso di spaesamento, dovuto alla potente azione del camminare, che ci depura dalle tossine fisiche e psichiche.
Poi cominceremo a stare bene ed apprezzare questo strano mondo in cui ci si alza la mattina e si cammina per 10-15 anche 20 chilometri, ma dove non c’è più fretta e si ha il tempo di fare tutto con grande calma.
In seguito arriveranno le epifanie, una sera guardando il tramonto un brivido vi scorrerà lungo la schiena, incantati dalla bellezza del mondo e sentirete che la Natura è la vostra casa e non un insieme di “risorse” da sfruttare. Bevendo l’acqua fresca di un torrente, dopo averla desiderata sotto un sole cocente per ore, capirete all’istante il suo valore e di come l’acqua rappresenti la vita per ogni uomo e non, anche qui, una merce su cui speculare.
Svegliarsi un mattino distesi sulla spiaggia e sbirciare quella palla di fuoco che emerge dal mare di fronte a voi, vi emozionerà fino alle lacrime e vi farà rimpiangere ogni minuto che avete dedicato alla televisione invece che guardare lo spettacolo della Natura.
Anche i dialoghi con i compagni di viaggio si modificheranno con il passare dei giorni, se all’inizio eravate travolti dal bisogno di parlare del vostro lavoro, poi, con i ritmi che rallentano, gli argomenti diventeranno altri, più leggeri, ma anche più impegnati. Spesso troverete infatti tra i camminatori persone attente e sensibili all’ambiente, persone che hanno fatto scelte di vita in controtendenza rispetto all’universo di valori ispirato alla crescita che ci circonda. Persone più sobrie e più attente ai rapporti umani, che ad accumulare danaro o beni di qualche genere. E sarà meraviglioso attraversare una maestosa faggeta, mentre ci si racconta di come funziona il proprio gruppo d’acquisto, oppure scoprire che quella ragazza è socia di una Mag, mentre quel ragazzo si è autocostruito un pannello solare termico.
Camminando infine sentirete anche il bisogno di stare in silenzio ed ascoltare le voci del bosco, mescolate con i vostri pensieri più intimi. Riflettendo su di un’altra domanda essenziale: “qui mi mancano tutte le cose che riempono la mia vita di casa, qui vivo di poco, ho soltanto il sole, il vento, l’aria e l’acqua pura, un pezzo di formaggio ed un tozzo di pane per il pranzo, il sudore della salita, perchè allora in cammino sono molto più felice ?”
Sull’onda di questa riflessione s’innesta il cambiamento di sguardo sulla vita di tutti i giorni, se infatti stiamo meglio senza tante cose, allora forse di qualcuna di questa cose possiamo fare a meno. Possiamo accarezzare l’idea di una vita più semplice, più sobria, più lenta e di qualità migliore.

Sarà infatti il ritorno a casa il momento chiave, quello dove si tirano le somme, dopo un viaggio a piedi di una settimana, l’impatto con la realtà urbana potrà essere traumatico. Il cammino ci ha trasformati, ripuliti e dotati di occhi nuovi. Tante cose a cui prima non facevamo caso ora ci sembrano intollerabili. Al ritorno dai primi viaggi l’attenzione è soprattutto sulle sensazioni fisiche, l’aria è irrespirabile, si fa fatica a stare in luoghi chiusi, c’è troppo rumore.
Specialmente se durante il viaggio si è attraversato un territorio selvaggio ed il cammino è stato duro e spartano, dormendo per terra e cucinando i pasti con le proprie mani, il senso di disadattamento alla vita urbana può essere veramente doloroso. Si tratta di convincere quella parte “animale” che è dentro di noi e che abbiamo risvegliato, a ritornare in gabbia, buona buona. Non è facile e spesso è proprio da questo profondo disagio che nascono le spinte al cambiamento.
Con il tempo infatti si comprende che il cammino ci aiuta a metterci in discussione, a rivedere il nostro atteggiamento verso il mondo, sprecone e disattento, ci aiuta ad essere più rispettosi e leggeri.
“Un buon camminatore non lascia tracce” (Lao Tzu)
Il camminare ci aiuta a capire “cosa è necessario e cosa è superfluo” e quando applicheremo il metodo dello zaino alla nostra vita, salteranno fuori un sacco di cose inutili o comunque non necessarie, di cui possiamo tranquillamente fare a meno. Se non ne abbiamo bisogno, potremo evitare di comperarle e avremo bisogno di meno soldi per questo e quindi forse potremo lavorare un po’ meno e dedicarci ad attività più piacevoli, come fare l’orto, stare con altre persone, camminare, appunto.
Avremo imboccato il sentiero della decrescita.
Il camminare in questo modo, lontano dalle modalità competitive e sportive, ci porta così a vivere un’esperienza di cambiamento profondo, dentro e fuori di noi.

“più lenti, più profondi, più dolci” (Alex Langer)

Luigi Lazzarini  luigiATboscaglia.it

http://www.decrescitafelice.it

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