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Procida, esecuzione per duemila tonni nella baia del carbonchio.

dal corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Mattanza fuori dalla riserva. Subito congelati dai giapponesi che li hanno acquistati per 40 dollari al kg

NAPOLI – Il sub immobilizza con una corda la pinna caudale del pesce, poi lo mantiene con la testa perpendicolare al fondale. L’animale non si dibatte, resta immobile. Il sommozzatore spara da vicino un arpione dotato di carica esplosiva, che colpisce il pesce all’altezza delle branchie. Muoiono così, da ieri mattina, lunedì 17, i tonni all’ingrasso nella baia del Carbonchio, a Procida. Più di 2000 esemplari pescati in primavera in Sicilia e soprattutto in Algeria, perché quest’anno la Comunità europea ha anticipato la fine della caccia in Italia al 16 giugno, essendo stata raggiunta la quota stabilita dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (Iccat).

AKUA INTERNATIONAL – Animali venduti dai pescatori locali ad Akua International, società turca che li ha trasportati a Procida e li ha allevati per tre mesi nella zona B della riserva marina Regno di Nettuno. Novanta giorni durante i quali sono stati nutriti a base di sarde, sgombri e aringhe, in parte congelate, in parte fornite dai pescatori procidani. Infine la mattanza. Impegna 50 persone, due navi appoggio e una nave fattoria turca; un natante giapponese. Ogni tonno ucciso è issato a bordo, privato della testa e della coda, trasbordato sulla nave del Sol Levante.

40 DOLLARI AL CHILO – Gli imprenditori nipponici hanno già da tempo acquistato la mercanzia a 40 dollari al chilo. Al mercato di Tokio guadagneranno almeno il doppio. La strage dei tonni avviene a 300 bracciate dal punto più vicino della costa, ma al di fuori – sia pure di pochi metri – della riserva marina. Nell’area protetta è infatti vietato introdurre esplosivi. Le navi di Akua International, domenica scorsa, hanno dunque dovuto trainare le gabbie circolari 370 metri più al largo rispetto al punto dove i tonni sono stati tenuti all’ingrasso. Magra consolazione per Ciro Troiano, della Lega Antivivisezione: «Quell’impianto non avrebbe mai dovuto essere autorizzato. Le deiezioni di animali così grossi e i residui alimentari, concentrati in uno spazio ristretto, inquinano molto. Il tanfo dell’allevamento, poi, ha appestato procidani e turisti».

GREENPEACE – Alessandro Giannì, di Greenpeace, inquadra la vicenda in una contesto più ampio: «Il comitato scientifico dell’Iccat ha raccomandato di non pescare più di 15.000 tonnellate all’anno di tonno rosso. Di fatto, se ne prelevano illegalmente 60.000 ogni 12 mesi. Resterà ben poco, tra qualche anno. Gli allevamenti contribuiscono al saccheggio perché il tonno che è messo all’ingrasso è catturato, non si riproduce in cattività». Nicola Pellecchia, rappresentante dell’Adiri pesca, si schiera con la multinazionale turca: «L’impatto sull’ecosistema è trascurabile. Al Carbonchio il fondale è profondo 90 metri. L’allevamento dà lavoro a 12 famiglie di procidani che collaborano alla gestione dell’impianto ». Dovrebbe essere, comunque, l’ultima mattanza a Procida. La concessione del Comune ad Akua – 100.000 euro il canone annuo – scade il 31 dicembre. Il direttore dell’area marina difficilmente esprimerà parere favorevole, nel 2009, ad ospitare le gabbie nelle acque dell’isola di Arturo.

Fabrizio Geremicca
18 novembre 2008

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