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Procida. Finalmente qualcosa si muove!

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“Facciamo ripartire quegli orologi fermi”

Un orologio fermo da anni, con le lancette immobili a segnare un’ora che non cambia, mentre tutto intorno scorre veloce, seguendo un ritmo diverso.

E’ questa l’immagine che meglio si presta a divenire metafora di Procida, della distanza che ormai separa due mondi: quello dell’amministrazione comunale e quello dei cittadini.

Procida vive da tempo una stagione segnata da problemi che richiedono attenzione ed interventi risolutivi; problemi gravi, talora gravissimi, rispetto ai quali la politica deve assumersi le proprie responsabilità. Non si può più restare fermi o, peggio ancora, guardare al futuro con lo sguardo rivolto al passato, assuefatti alle sue promesse ed intrappolati nel suo vile immobilismo.

A Procida servono politiche di indirizzo; serve pianificazione: soluzioni credibili per dirimere questioni che da troppo tempo attendono un intervento, come le municipalizzate e i loro buchi di bilancio, lo smaltimento dei rifiuti, il traffico, le potenzialità del turismo, ecc. Occorrono strategie capaci di approntare percorsi di sviluppo su cui far convergere le risorse, rilanciare l’economia del territorio e riqualificarlo.

In tutti questi anni, purtroppo, abbiamo assistito ad un lento ma costante assopimento del senso critico dei cittadini, della loro capacità di elaborare opinioni, di ricostruire fatti. Procida rischia di apparire di nuovo senza storia (senza individuazione di responsabilità, senza nessuna ricostruzione della biografia politica degli amministratori, dei “meriti” e dei “demeriti” del loro agire politico), ma anche senza futuro (nessuna progettualità, nessuna individuazione di obiettivi strategici da perseguire attraverso una sistematica pianificazione degli interventi). È un’isola in cui vige il “fai da te”, ma soprattutto è un’isola senza coesione, dominata dal divide et impera, in cui tutti sono contro tutti.

Per interrompere questa deriva che dura da troppo tempo sono essenziali impegno, capacità ed unità.

È indispensabile cioè che ciascuno scelga di far sentire la propria voce e manifesti la propria insoddisfazione, piuttosto che optare per l’indifferenza, rifugiandosi nel privato e trattando l’amministrazione della «cosa pubblica» come una questione non di proprio interesse, recuperando il senso di una dialettica politica fondata sul confronto civile e costruttivo.

E’ necessario che Procida sia unita, mentre invece è afflitta da una tendenza alla frammentazione nel corpo sociale e nella politica, che è una delle cause della difficoltà a produrre cambiamento: l’isolamento neutralizza la «novità», la rende improduttiva e la destina ad esaurirsi. Un’unità da ritrovare non solo “contro” qualcuno o qualcosa, ma anche e soprattutto “per”, finalizzata cioè alla realizzazione di un nuovo impegno e di un nuovo progetto che faccia ripartire un’isola ormai ferma al palo.

Si tratta allora di riavviare gli “orologi”. Tutti quanti, di amministratori e cittadini.

Se l’attuale amministrazione non è capace di rimettere in moto queste “lancette”, è opportuno che lasci spazio ad altri: ognuno di noi è un potenziale orologiaio in grado di riparare il guasto, qualora sia disposto a mettere in campo le proprie competenze e, soprattutto, la propria passione per un’isola a misura d’uomo.

Condividiamo i nostri sogni di cambiamento.

È ora di ripartire. E noi ci saremo.

COMUNICATO STAMPA

Associazione “La mia Isola Laboratorio di Idee”

email: assolili@gmail.com 

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