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Procida: Grande successo per il trentennale del Coro Polifonico S. Leonardo

Di Giacomo Retaggio

Foto di Antonio Anzalone

PROCIDA – Narrano le cronache dell’epoca che il buon Antonio Vivaldi, il prete rosso per via del colore dei suoi capelli, spesso durante la messa si assentava e sospendeva la celebrazione per via,  si giustificava lui, di alcuni motivi musicali che gli urgevano dentro e che necessitavano di essere messi subito su carta. Questo suo modo di comportarsi gli causò la sospensione “a divinis” da parte delle autorità ecclesiastiche, anche se voci malevole asserivano che questa era piuttosto la conseguenza di un’assidua e molto intima sua frequentazione di una compiacente dama veneziana che gli sveva fatto perdere la” febbre di Dio”. La qual cosa non deve essere vera se proprio in quegli anni il prete musicista compose il famoso “Gloria”, pezzo di una spiritualità profonda a  testimonianza di una grande fede.  E bene ha fatto il coro polifonico S. Leonardo a voler celebrare il trentennale della sua esistenza con la messa in opera proprio di questo brano. Scelta coraggiosa (soprattutto da parte del direttore del sodalizio Aldo De Vero) perché il pezzo in questione non è assolutamente facile da eseguire, anzi è tra i più complessi della musica barocca. Va dagli scoppi iniziali degli archi e del coro al canto di voci soliste cariche di intimo lirismo; “si alternano una varietà di forme, tempi, ritmi, tonalità, temi solistici nello stile dell’aria, strumenti concertanti, colori, contrappunti, ritornelli nello stile del concerto”. E le coriste di questo coro, pur essendo voci amatoriali e dilettantistiche, hanno inteso dimostrare, prima a se stesse e poi agli altri, il livello di preparazione raggiunto in questi anni. Programma piuttosto ambizioso, non c’è che dire. Ci sono riuscite? Ritengo di si. Anche se bisogna tener conto che l’educazione delle voci di queste donne, nella loro qualifica di amatoriali e dilettantistiche, arriva fino a novantanove e non fino a cento. Così come le voci soliste di Micaela Barbiero, Rosaria Lauro e Mariya Hironovska che cercano di compensare  con la duttilità cromatica e la morbidità dei toni una non troppo elevata sostanza vocale e canora. L’aspetto della chiesa di S. Michele, la sera dell’11 maggio scorso, era quello delle grandi occasioni: le luci dai toni caldi,  tutte accese, la folla che riempiva le navate , i suoni, come da “golfo mistico” teatrale,  degli strumenti che si registravano e qualche vocalizzo proveniente dalla sacrestia davano la sensazione di trovarsi in un ambiente d’altri tempi , in piena epoca barocca. Perché le musiche erano eseguite dall’”Ischia Festival Chamber Music Orchestra”, un complesso cameristico composto da musicisti dilettanti e professionisti, che ha accompagnato il coro nell’esecuzione del “Gloria”e che si è esibito all’inizio nell’esecuzione della sinfonia del “Barbiere di Siviglia” e di “Pavane” di Faurè. Durante lo svolgimento del programma ci sono stati dei momenti di puro godimento come l’ascolto del brano “Deus Domine rex celestis” cantato d una voce solista con l’accompagnamento del violoncello. La serata è iniziata con l’esibizione delle “Giovani voci” , che rappresentano quelle che un giorno saranno i rincalzi delle voci attuali del coro. Questi “pueri cantores”, affidati alle cure di Micaela Barbiero e di Elio Di Bernardo,, e che si sono esibiti in alcune composizioni di Bach, rappresentano il futuro del coro S. Leonardo. Complimenti e ad maiora!

 

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