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Procida. Il dato politico elettorale: i numeri dicono che le scelte del PD hanno bruciato molte potenzialità della sinistra democratica

Articolo di Pasquale Lubrano

 

I risultati dell’ultima tornata elettorale evidenziano una forte richiesta di cambiamento, razionale e coerente in buona parte, irrazionale e qualunquista in una crescente misura. Il fenomeno non è locale e segna questa fase della vita nazionale in cui prevalgono caratterizzazioni personalistiche su coerenti visioni dei rapporti sociali ed economici, giustizialismi sommari sulla giustizia, moralismi ipocriti sulla morale, disgregazione e frammentazione politico-sociale su coesione e spinte aggregative.

Per quanto riguarda la nostra isola, a seguito della scomposizione dei due schieramenti di centrodestra e di centrosinistra che si erano confrontati in modo netto negli ultimi dieci anni, la competizione ha visto in lizza tre liste, ognuna delle quali vedeva impegnati candidati politicamente riferibili all’uno e l’altro schieramento. I risultati sono noti con “PROCIDA PRIMA”, Sindaco e 13 consiglieri comunali, “INSIEME PER PROCIDA”, 6 consiglieri, “LA SVOLTA”, un solo consigliere.

E’ evidente che “PROCIDA PRIMA” ha interpretato in modo più credibile l’esigenza di rinnovamento come si evince anche dagli eletti, molti giovani, alcuni alla prima esperienza.

Altra evidenza è data dal risultato conseguito dalla lobby dei medici riunita in “Insieme per Procida”, sempre in grado di fare la differenza nel numero delle preferenze interne alla lista ma storicamente mai decisiva per la vittoria della stessa a causa della nota complessiva scarsa credibilità amministrativa per l’attenzione che mostrano verso altri interessi più che verso quelli dell’isola.

Anche nell’89 fecero massa con la DC in auge, con Aniello Scotto capolista. Erano sicuri di raggiungere la maggioranza assoluta ed anche allora non l’ottennero.

Se questo è il dato amministrativo, dal punto di vista politico il Partito che ha fatto registrare un crollo clamoroso è stato il PD.

Come dimostrano i numeri, con qualunque colore delle lenti li si guardi, un paio d’anni di gestione del duo Villani, coordinatore locale, Dino Ambrosino, capogruppo consiliare, hanno confezionato un disastro politico di rilevanti proporzioni.

Confrontando i risultati delle varie competizioni nei precedenti sedici anni, i numeri danno chiaro le conseguenze delle loro scelte politicamente sbagliate rispetto agli obiettivi di cambiamento.

Da queste elezioni regionali a Procida il PD ha racimolato appena 1010 voti, pari al 16,19 %, (di cui solo circa 770 con l’indicazione di preferenze), rispetto ai 1127 voti ed il 23,54 % alle elezioni europee dello scorso anno ed ai 1963 voti, pari al 31,77 % delle politiche 2008. In due anni sono stati capaci di dilapidare quasi il 50% del capitale politico della ditta. E vistoso crollo è riscontrabile da noi per i risultati dei candidati a governatore della Regione, tra Bassolino (43.85% dei consensi nel 2000; 45,02% nel 2005) e De Luca quest’anno sceso al 30,5 %, calo ben maggiore di quanto registrato dalla coalizione in Campania.

Questo crollo del PD conferma inoltre l’entità del riflesso negativo in ambito amministrativo.

Nel 2000 il centrosinistra alle amministrative raccolse appena il 28,46% con Antonio Intartaglia candidato sindaco, dopo il disastroso quadriennio in cui quella parte del centrosinistra, tradendo il mandato elettorale, funzionò da sgabello all’Amministrazione Muro e fece opposizione all’opposizione riformista.

Poi, superando non poche ostilità, con un lavoro unitario nel quinquennio successivo, nel 2005 il centrosinistra raggiunse il risultato di 2966 voti, pari al 42,94 % con una lista di completa caratterizzazione di area politica, guidata da Michele Romano. Quell’impegno andava continuato per dare all’isola una vera alternativa democratica e riformista, il traguardo era vicino. Invece no. Le scelte sbagliate di questi ultimi due anni, in cui il PD ha rincorso e cavalcato il qualunquismo, il populismo, l’antipolitica, l’ingiustificata discriminazione verso componenti riformiste dello schieramento, ha causato una disgregazione del centrosinistra. Ha scelto la lista della lobby che diceva di porsi come alternativa ed hanno ottenuto come risultato un incremento di appena 39 voti, lo 0,82% in più rispetto al 2005. In tale aggregazione era riscontrabile ben poco di centrosinistra. I simboli di alcuni partiti d’area solo utilizzati solo strumentalmente. La terza lista ha sottratto all’Amministrazione uscente gran parte dei voti riportati.

Confrontando i risultati delle due votazioni, regionali e comunali, si evince che nel 43,76% raccolto da “Insieme per Procida”, il PD ha inciso intorno al 30% e l’area del centrosinistra ha contribuito nel suo complesso per circa il 50% del consenso dato alla loro lista, tenendo conto che candidati nelle altre due liste civiche hanno votato De Luca, per appartenenza politica, e considerando la diversa incidenza del voto disgiunto ad personam, come evidenziano i dati. L’altro 50% di “Insieme per Procida” è di area centrodestra con punte di estrema destra.

In due anni il PD locale ha riportato indietro di decenni il quadro politico, riuscendo a fare finanche peggio, e di molto, dei danni che riesce a combinare il PD su scala nazionale.

Ma c’è un altro dato singolare in ambito amministrativo che impietosamente mette il dito nella piaga: si è ripetuta la situazione politica del 1996, con lo stesso risultato.

Allora, mentre si procedeva senza contrasti a presentare una compagine unitaria con “l’Ulivo”, a pochissimi giorni dalla presentazione delle liste, molti dei faziosi personaggi che ancora oggi condizionano gli ex comunisti e soci, nel corso di un incontro nei locali del “Lido di Procida”, misero in atto un incomprensibile colpo di mano, escludendo i Socialisti. Questi, pur nel poco tempo ancora disponibile, presentarono un’altra lista. Risultato “L’Ulivo” raccolse il 27,91% dei consensi, quella con i Socialisti il 22,25%. Ottenne la carica di sindaco ed i 2/3 dei consiglieri Luigi Muro con il 30,64 % ed appena 188 voti in più rispetto a “L’Ulivo”. Il resto dei consensi andò ad una quarta lista.

Fu così che il centrosinistra per colpa dei faziosi, pur disponendo di oltre il 50% dei voti, riuscì a bruciare l’affermazione, dando l’indirizzo che conosciamo alla vita amministrativa procidana.

Oggi 2010, il rigurgito antisocialista, altrettanto ingiustificato, con l’aggravante che ha fatto seguito a dieci anni di coerente e corretto impegno unitario per la crescita del riformismo e dell’alternativa democratica, a 14 anni di distanza è sfociato nella sommatoria di ancestrali frustrazioni e allucinazioni da voglia di potere a qualunque costo, denominata “Insieme per Procida”. Ha riportato la stessa sconfitta di allora per 155 voti, anche grazie all’apporto determinante dato a favore dell’aggregazione vincente da parte di coloro che avrebbero dovuto essere discriminati.

La storia si è beffardamente ripetuta ed ha punito la cattiva politica.

Ne risponderà di fronte alla storia amministrativa dell’isola non tanto qualche parvenu, sbarcato da pochi anni nell’isola e dimostratosi avventuriero politico, ma chi continua a danneggiare, ieri come oggi, con le sue scelte la sinistra democratica.

Non sappiamo se e come l’immediato futuro potrà far prendere loro coscienza degli errori commessi e cambiare politica. I primi segnali non sono incoraggianti ma, pur nel rammarico di quanto accaduto, bisogna essere fiduciosi: le idee e la realtà non si cancellano.

E’ necessario raccordare coloro che hanno rifiutato l’aberrante logica dei personalismi e della sopraffazione e ripartire per dare una speranza di maggiore crescita civile e democratica anche a chi è stato tratto in inganno da simboli usati come coperchio e specchietto per le allodole.

 

Pasquale Lubrano

 

Per i “Riformisti per Procida”

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