Procida: “Il Golfo di Napoli è seriamente a rischio.”

“Il Golfo di Napoli, un grande malato.” Questo il tema dell’incontro organizzato lo scorso 24 marzo dalla Pro Loco di Procida, in collaborazione con il giornale “Procida Oggi”, l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore ITN “F. Caracciolo” – IM “G. da Procida” e con il patrocinio del Comune di Procida, presso l’Aula Magna dell’Istituto.
Dopo i saluti del dirigente scolastico, prof.ssa Maria Salette Longobardo, che ha posto l’accento sull’utilità degli incontri proposti in quanto avvicinano gli studenti alla vita del mare, elemento a cui Procida è, da sempre, tradizionalmente legato, ha preso la parola Paola Pergameno, Responsabile del settore cultura della Pro Loco che ha sottolineato come l’Associazione stia ponendo in essere una serie di azioni rivolte ai giovani in quanto dalla sensibilità di quest’ultimi si potrà raggiungere la salvaguardia per un bene primario per la comunità procidana qual è appunto il mare. Da questo punto di vista Domenico Ambrosino, corrispondente de “ll Mattino” e moderatore del convegno, ognuno, Enti, Istituzioni, Stampa, deve fare la propria parte per curare un malato che, da molte parti, viene descritto portatore di patologie piuttosto gravi. A tal proposito, per il comandante del Circomare Procida, T.V. Flavia La Spade, la Capitaneria di Porto è impegnata in continue attività di controllo e monitoraggio e, almeno per quanto riguarda l’area di competenza, non risultano esserci situazioni di criticità. Più orientato al realismo, come lui stesso lo definisce, l’intervento del prof. Giancarlo Spiezie, ordinario di oceanografia presso l’Università Parthenope di Napoli, per il quale, in modo particolare durante il periodo invernale, è improprio dire che il mare del Golfo di Napoli si presenta in buono stato giacché non si tiene conto della “dinamicità” che si viene a creare nel golfo nei periodi più caldi (ad esempio la terribile estate del 2009), che poi rappresentano la maggior parte dell’anno. Oltre i fattori naturali, vedi levantino e le correnti, specifica il prof. Spiezie, bisogna tenere conto, infatti, anche di tante altre variabili che vanno anche oltre la forte presenza di natanti di ogni specie e categoria, ad esempio le foci del Sele, Volturno e Regi Lagni, acque che a tutt’oggi confluiscono in mare senza depurazione, o, nel caso del depuratore di Cuma, che non va oltre il 30% del depurato. Per l’Assessore all’igiene del Comune di Procida, Maria Capodanno, bisogna alzare il tiro sul problema in quanto, per il passato, pur essendo stai i Comuni commissariati per inadempienza, il lavoro svolto dai commissari è risultato, se possibile, essere ancora pià inconsistente. C’è bisogno, conclude l’assessore Capodanno, di una maggiore consapevolezza ed assunzione di responsabilità così come, per alcuni versi, è stato fatto per le problematiche relative ai rifiuti solidi urbani.
Detto questo, sembra paradossale che, proprio in un area che gli studiosi indicano ad alto rischio ambientale, non fosse altro perché al di là dei depuratori inesistenti o quasi molti comuni della provincia di Napoli ancora mancano di condotte fognarie degne di questo nome, ci sia una presenza massiccia e rilevante di Aree Marine Protette. Ma questo è un’altra storia!

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