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Procida. La decrescita si allarga ad altri comuni italiani.

Non c’è dubbio, qualcosa sta cambiando. Ormai la parola crisi, più volte ricorrente nella storia dell’economia moderna, ha assunto un aspetto pratico, reale, concreto e ci si interroga sul perché e su come affrontarla.

Alla base però di qualsiasi pensiero ci deve essere la consapevolezza che la ricchezza dell’uomo è legata esclusivamente alla risorse naturali (purtroppo limitate) e alla sua capacità di sfruttarle. Qualsiasi ipotesi di sfruttamento senza limiti, centrata sull’idea di crescita e di sviluppo socio-economico al di fuori di qualsiasi legge naturale, si rivelerebbe sistematicamente fallimentare.

La povertà, la crisi dei consumi, l’inquinamento, le catastrofi ambientali, lo stress, le malattie, la perdita dei valori, il terrorismo, le guerre, i cambiamenti climatici, sono tutte facce di una stessa medaglia. E allora come uscire indenni da questa crisi? Con semplici riflessioni sul perché della crisi è possibile trarne delle soluzioni. Soluzioni lungimiranti, che guardano al futuro con un occhio critico ma consapevole che il declino dell’attuale società dei consumi è imputabile al modello stesso di società.

Qualcuno propone la Decrescita felice, intesa come alternativa a questo sistema basato esclusivamente sulle crescita sfrenata dei consumi e sull’aumento del PIL. Ma chi dice che senza crescita si vivrà peggio? Purtroppo attualmente ci si è abituati a parlare di Prodotto Interno Lordo, spesso senza nemmeno saperne bene cosa misuri. Non serve essere degli economisti per dire che questo non è più adeguato. Non è più pensabile di crescere i consumi senza tenere in considerazione la qualità della vita e dell’ambiente. L’idea di crescita presuppone sfruttamento di risorse illimitate, con l’inevitabile conseguenza di aumentare la produzione di scarti, rifiuti e inquinamento.

Tutto questo è assurdo. Le case sono piene di oggetti, spesso inutili, le discariche piene di rifiuti, spesso riutilizzabili e riciclabili, e le strade piene di auto, spesso parcheggiate. Non serve il clima adavvisare l’avvento di un cambiamento radicale, basta guardarsi intorno e interrogarsi se è possibile cambiare: ridurre invece di crescere.

La Decrescita non è regressione ma significa ben altro. Alla base del pensiero c’è il ritorno ad una dimensione più umana più vicina alle esigenze e ai cambiamenti del territorio. Decrescita vuol dire rallentare, avere più tempo, guadagnare meno ma spendere meno, in una nuova società dove non viene tutto mercificato. Decrescita è la riscoperta dei valori familiari, della convivialità, del dono e dello scambio, della cooperazione e del volontariato. Decrescita è riduzione dei consumi e degli sprechi, dell’autoproduzione. Decrescita è valorizzazione delle economie agricole e del commercio su scala locale. Decrescita è abbandono di una logica di schiavitù consumistica che è alla base di una perenne insoddisfazione.

Una rivoluzione che parte dal basso, coinvolge tutti da subito che, anche se a piccoli passi, può dare risultati (non tutti monetizzabili) immediati. Decrescita felice per dare più valore all’uomo, alla natura, alla qualità della vita.

Questi i temi centrali dell’incontro pubblico che si è tenuto a Formia domenica 28 dicembre organizzato dall’Associazione Cittadini del Golfo e dal gruppo locale di Fare Verde. Quale periodo migliore per parlare se non durante le festività natalizie, quando sprechi e consumi a queste associati partano a più immediate riflessioni. Tra gli invitati che interverranno ci sarà Massimo De Maio, Presidente Nazionale di Fare Verde, nonché consigliere nazionale del Movimento della Decrescita Felice.

Parleremo inoltre dei GAS e della possibilità di creare gruppi d’acquisto nell’area del Golfo di Gaeta. Il cambiamento parte dal carrello della spesa, dietro piccoli gesti quotidiani si nascondono problemi di portata planetaria: inquinamento, spreco di risorse non rinnovabili, sfruttamento dei minori e dei lavoratori.

I GAS sono lo strumento capace di avvicinare produttori e consumatori, risparmiando e garantendo condizioni di lavoro più eque, la qualità e la provenienza locale dei prodotti, oltrepassando intermediari e le grosse catene di produzione e di vendita. Una scelta di rete commerciale che fa del concetto di solidarietà il criterio guida. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che – a causa dell’ingiusta ripartizione delle ricchezze – subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.

Il gruppo d’acquisto permette inoltre di non agire da soli nella personale critica al consumo attraverso la ricerca di un’alternativa praticabile da subito, scambiandosi esperienze ed appoggio. La Decrescita felice verso nuove possibilità di consumo e di occupazione. L’incontro ha quindi l’obiettivo di coinvolgere i cittadini, ma anche i piccoli imprenditori locali che vogliono entrare a far parte della rete dei GAS.

fonte: decrescitafelice.it

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