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Procida. Le ragioni dei pescatori del “Regno di Nettuno” nelle sentenze del TAR.

In questi ultimi giorni l’argomento Area Marina Protetta “Regno di Nettuno” è ritornato prepotentemente alla ribalta delle cronache ed all’attenzione della politica locale, e non solo, e degli operatori del settore, quest’ultimi con la stagione estiva oramai alle porte alla ricerca di certezze più che di ulteriori problemi.Motivi del contendere sono le sentenze del TAR Campania con le quali, anticipando la discussione di merito, prima si è accolta la richiesta di sospensiva (ordinanza n. 1947/2008 del 9 luglio 2008) proposta dai ricorrenti pescatori ed avversa alla norma che regola la pesca con il cianciolo nelle zone C e D dell’A.M.P e, nella seconda (ordinanza n. 2929/2008 del 12 novembre 2008), si è “ingiunto” alle Autorità competenti (il Prefetto di Napoli) di verificare il porre in essere del dispositivo e, “nel caso di ulteriore inerzia delle Amministrazioni intimate, di nominare, su istanza di parte, un Commissario ad acta il quale dia esecuzione alla citata ordinanza.”
Questa prima ricostruzione dei fatti, e considerato il tempo intercorso, ci spinge a pensare che l’incontro avuto nei giorni scorsi presso il Ministero dell’Ambiente, convocato dallo stesso ministero secondo alcuni, richiesto dal Sindaco d’Ischia Giosi Ferrandino, secondo altri, sia stato determinato più che da una volontà accomodante di chiudere la partita, dalla precisa necessità di trovare la quadra per evitare il Commissariamento con tutti gli annessi e connessi.
Passando al contenuto del controverso dispositivo di sospensione si legge:
– Considerato che il ricorso appare assistito da idoneo fumus di fondatezza, quanto meno in riferimento al dedotto vizio di difetto di istruttoria, su di un piano strettamente formale evidenziato dalla circostanza che la posizione del MIPAF (in ordine alla possibilità di utilizzare il “cianciolo” all’interno dell’Area Marina Protetta) non è stata idoneamente rappresentata dal Ministero dell’Ambisnte e della Tutela del Territorio e del Mare, e quindi opportunamente valutata in sede di istruttoria; nonché, su di un piano più sostanziale, evidenziato dalla incongruità della scelta di vistare la pesca “a cianciolo” in tutta l’Area Marina Protetta (ad eccezione della zona D, ove è subordinata ad autorizzazione), pur dove il fondale sia situato ad una profondità superiore a mt. 50 (posto che dagli elementi forniti dai ricorrenti emerge che l’attrezzo in questione, in tal caso, non è pregiudizievole per i fondali; e che, in tal caso, esso non è suscettibile di arrecare pregiudizi ai mammiferi marini, alla cui tutela è funzionale la delimitazione della zona D);
– Considerato che l’evidenziato vizio appare specificatamente afferente al provvedimento di approvazione del Regolamento disciplinante le attività nelle diverse zone dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, del quale va perciò disposta la sospensione dell’efficacia co esclusivo riferimento allo svolgimento dell’attività di pesca, ma fermi rimanendo vincoli e limiti posti all’esercizio di quest’ultima dalle vigenti normative nazionali e comunitarie;
– Ritenuto che sussistono le ragioni di cui al citato art. 21 della L. 6.12.1971, n. 1034; P.Q.M.
– Accoglie la domanda incidentale di sospensione nei sensi di cui alla normativa.
Questo, integralmente, è il testo che, ad oggi, da ragione ai pescatori ed ha fatto fare un passo indietro alla complessa costituzione dell’Area Marina “Regno di Nettuno” , pescatori che, nei prossimi giorni, sono stati riconvocati dall’Assessore Provinciale alle Aree Marine, Francesco Borrelli, per una storia che, anche in prossimità di scadenze elettorali, sembra essere ancora lontana dall’aver scritto la parola fine.

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