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Procida. Lettera Aperta a Vincenzo Capezzuto jr.

vincenzo-capezzuto-jr.jpgCaro Vincenzino, mi permetto esprimerti alcune considerazioni in quanto tuo candidato a Sindaco collegato ad un progetto alternativo a chi attualmente governa da ben quindici anni e che, tu stesso, nel portarmi l’entusiastica adesione, affermavi che il loro modo di amministrare era tutt’altro che esemplare e il degrado dell’isola era sotto gli occhi di tutti. Pertanto era cosa necessaria ed urgente cambiare. Così nacque un nobile patto solidale tra uomini di buona volontà appartenenti a culture politiche diverse di cui noi due costituiamo espressioni caratterizzanti. A tal proposito, ti ricordi quante turbative ci furono durante la presentazione della lista? Ebbene a ciò posi un frenoMichele Romano consigliere PD Procida ritenendo, soprattutto nella realtà territoriale, che la mescolanza di diversità fondate sulla chiarezza e lealtà per raggiungere gli obiettivi verso il bene comune, costituisce una fermentazione di aria nuova e pulita che avrebbe potuto spezzare via la dimensione putrida di una comunità chiusa a riccio nei propri egoismi. Certamente questi quattro anni non hanno fatto brillare la fermentazione ma fra tentoni e zuccate si è cercato di tenere accesa la fiaccola della speranza di cambiare e tu, in un modo o in un altro, sembravi che volessi continuare ad alimentare.
Invece, cosa è successo che davanti ad una crisi profonda ed irreversibile degli attuali governanti hai ritenuto, cosa opportuna e giusta, offrire il tuo apporto e mantenere in piedi una gestione del potere che arrecherà ulteriori danni irreversibili al paese.
Con profonda amarezza, senza alcuna astiosità personale, perchè non appartiene alla mia formazione culturale ed umana, devo dire che assume l’emblema, per chi vuole avvicinarsi all’impegno pubblico, che la politica non è un’attività nobile al servizio del bene comune ma una mera scalata individuale alla torre d’avorio del potere.
Concludo, invitandoti, con affetto, a riflettere sugli aspetti diseducativi e devastanti del tuo comportamento sulle generazioni a te affini, cioè i giovani.
Michele Romano

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