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Procida: L'isola di Salò

di Vittorio cerase (in collaborazione con Marco Sferini)
Siamo sulla linea di demarcazione tra il ciò che era un tempo tabù e ciò che oggi è stato sdoganato dalle vittorie delle destre, dalla nuova generazione delle generazioni, anzi da più generazioni che si sono portate per mano nello scoprirsi al di là dell’antifascismo, affermando che sì, si poteva anche fieramente rivendicare il fascismo come un periodo storico in cui molti uomini e donne avevano creduto e che, pertanto, chi era morto combattendo per Salò e per Mussolini non era poi così differente da chi aveva altri ideali ed era morto per la libertà da quella dittatura e per una nuova Italia democratica e sociale.
C’è stata quindi una torsione culturale del Paese che si è trasformato e ha assorbito il berlusconismo e ne ha inalato le peggiori essenze: lo spinto desiderio di primeggiare, quel rampantismo della Milano “da bere” che tanto piaceva alla corte dei miracoli craxiana, ben simbiotizzato con la primordiale campanilistica struttura ideologica della Lega con il nuovismo padaneggiante e la mai sopita demagogia contro l’invasione di quelli che sono considerati stranieri per patria, per religione, per sessualità e per chissà che cosa d’altro. Non siamo più in presenza del solo neofascismo portatore di un evidentissimo rigurgito e conato di vomito per l’antifascismo e per la libertà; siamo davanti a nuove forme di sviluppo dell’odio che non possiamo sottovalutare e che dobbiamo, senza perdere tempo, mettere sotto una grande lente e analizzare per trovare gli anticorpi necessari alla loro distruzione.
In questi decenni ci eravamo illusi di aver sconfitto nemici del passato, mostri del sonno della ragione che non avremmo pensato sarebbero potuti tornare in superficie per battersi contro i capisaldi della Costituzione, contro la Carta stessa, contro tutto ciò che rappresenta. Ed ecco che Procida si risveglia da oramai circa 5 anni senza celebrare l’anniversario della liberazione, in tanti speravano che la nuova linfa democratica portata in consiglio comunale poteva compiere il miracolo istituzionale si sbagliava. la nuova giunta segue impietosamente le orme di quella passata che seconda bocca di alcuni suoi esponenti ancora rieletti definivano la ricorrenza inutile e priva di senso.

Ma la cosa che più mi colpisce e il silenzio totale anzi assordante con il quale queste non-iniziative sono accolte e bye-passate sia dall’opposizione vecchia e nuova sia dalla cosi detta società civile. Il colpevole oblio della dimenticanza vive e rivive sempre più in termini, azioni e visioni che non sono francamente usuali per definire una categoria strettamente individuabile come quella del revisionismo storico. In un termine di paragone, si pongo i fatti davanti alle opinioni e si identifica ciò che era bene e ciò che era male secondo le nostre attuali condotte di vita, secondo la Legge suprema (quella costituzionale) che regola da sessant’anni a questa parte il contratto sociale degli italiani e di chiunque viva nel territorio della nostra Repubblica.

Oggi il punto di vista rovesciato dei valori usciti dalla lotta di Liberazione e dalla Resistenza al nazifascismo lo esprime certamente bene tutta una propaganda leghista che si protende in forme a volte anche peggiori nella nostra isola a mettere il contorno di appestato e di pericolo pubblico a chiunque non viva secondo la tradizione. Insomma, se vi sale una abbondante nausea dopo questo breve viaggio nella nostra isola e Italia malata di oggi, ebbene vuol dire che potete festeggiare il 25 Aprile con serenità e con determinazione. La determinazione di chi sa di non aver perso la bussola di quei valori laici che sono il nervo vitale della nostra Costituzione, di quella che tante volte abbiamo definito come la religione laica del Paese: l’antifascismo.

Buon 25 Aprile a tutte e a tutti voi!

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