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Procida. Politica: prima del CHI credo dobbiamo domandarci PER FARE COSA?

di SEBASTIANO CULTRERA
Certo si sono aperti diversi “ pensatoi” più o meno efficaci sui vari programmi, e , per la verità, tutti lodevoli, nelle intenzioni. Ma non si può dimenticare la lezione di Pietro Nenni che sosteneva sempre “ la politique d’abord”. Che vuol dire, più o meno, la politica innanzitutto.
Non è, infatti, la stessa cosa se un programma sia scritto in funzione dei rappresentanti di questo o quel gruppo di interesse. Perché , cari amici, la politica è (o dovrebbe essere) anche e soprattutto il terreno di sintesi di interessi collettivi, di legittime aspettative economiche, di ripensare il futuro anche in ordine alle istanze democratiche. Senza pensare che l’approssimarsi della scadenza elettorale imporrà il confezionamento di programmi molto omnicomprensivi, se non ambigui, al fine di accontentare, sovente, anche domande ed interessi contrapposti.
Insomma, senza girarci troppo intorno: i singoli programmi e progetti rischiano di essere aleatori se non si inseriscono in una idea forza capace di rappresentare la sintesi dei gruppi di riferimento. Ma è altrettanto vero che la vicenda politica non può svolgersi SOLO sugli organigrammi o sulle indispensabili mediazioni su qualche importante scelta economica. E’ tempo di un vero disegno politico.
Dal metodo di questa analisi ne discende che, nel concreto, bisogna riconoscere che a Procida (come del resto in Italia) la sinistra ha perso da tempo la sintonia con i cittadini. Infatti, a parte un manipolo di moralisti e giustizialisti (molti dei quali… della domenica), e forse la rappresentanza di alcune categorie di dipendenti pubblici a reddito fisso, quali sono le categorie di riferimento della politica della sinistra ,anche quì a Procida? Si fa fatica a rispondere.
Dall’altro lato l’area amministrativa, vicina al centrodestra, sembra essere, da anni , meglio in sintonia con le esigenze e, ahimè, i vizi del procidano medio. Coltivando i rapporti con coloro che vogliono vivere tranquilli e che, dal punto di vista sociale e culturale, sono ancora assimilabili ai lavoratori marittimi, alle loro famiglie, alla loro storia e alle loro abitudini. E al blocco sociale, professionisti e commercianti compresi, che ruota loro intorno. Che poi, diciamo la verità, è ancora il blocco sociale ( e culturale) prevalente, e non senza ragione.
Tutto ciò per dire che, allo stato, rimangono prive di rappresentanza una serie di istanze riformatrici e alcune categorie: per primi i giovani, soprattutto i laureati, che oramai sono solo intelligenze destinate all’emigrazione ( prevalentemente verso altre città italiane). Ma rimangono al di fuori anche coloro che tentano , sul serio, di fare impresa sull’isola e coloro che, per un verso o per l’altro, auspicano o si adoperano verso un aumento della capacità del territorio di creare ricchezza.
Forse, tutto sommato, queste istanze non sono maggioritarie; anzi si corre il rischio, tenendone conto, di allontanarsi dal proprio elettorato vero di riferimento e, quindi, si cerca di tenere la questione sullo sfondo. In effetti sia la destra che la sinistra tendono, perciò, pigramente, a scelte conservatrici.
Anche a Procida, tuttavia, le vicende politiche hanno confermato il dato nazionale: la sinistra a Procida non è assolutamente attrezzata a valutare i temi dello sviluppo economico e, in genere, della produttività reale degli investimenti pubblici. La gestione della questione Sanità, anche a Procida, è particolarmente emblematica di ciò. Senza parlare delle clamorose contraddizioni nei temi dell’urbanistica, dell’ambiente e dello sviluppo turistico, della formazione. Naturalmente mi riferisco soprattutto alla sinistra postcomunista o a quella dei cosiddetti cattolici adulti.
Nell’altro “campo”, a partire dall’amministrazione Capezzuto, e poi, ancor di più con la prima amministrazione Muro, alcune istanze “riformatrici” hanno avuto diritto di cittadinanza ; ma tutto ciò è apparso , sempre, solo frutto della intelligenza di un “principe” illuminato, piuttosto che la conseguenza di una pianificazione politica. In effetti anche nel “ corpo” del centrodestra hanno prevalso scelte di destra conservatrice , per quanto vincenti, sul territorio.
Non escludo, peraltro, che tali politiche possano continuare a prevalere sulle “croniche” incapacità della sinistra, anche locale. Anche tutto ciò che di “ nuovo” sembra “muoversi” come “alternativa” sta adeguandosi alle idee forza ( o meglio , alle debolezze) della sinistra. Anche chi da anni ha sbandierato temi legati alla managerialità e alla impresa si sta sfumando nelle logiche stataliste della sinistra locale. E’ sintomatico di ciò che proprio chi propugna , da anni, un ruolo importante della crescita dell’imprenditoria privata nel settore nautico sposi, senza colpo ferire, l’idea che il Porto della Marina non solo NON debba essere venduto (parlo delle quote comunali) ma, addirittura debba essere affidato totalmente alla gestione diretta del Comune.
L’ appeal delle istanze “ riformatrici” in effetti è limitato in un’ isola che vuole (nella sostanza) rimanere immutata. Ma, per una serie di motivi che mi riservo di approfondire, a breve, in un altro intervento, credo che sia, invece, stavolta, il punto nevralgico della prossima scelta elettorale. Anche e soprattutto per motivi numerici.
Credo risulti ancora aperto , nel centrodestra, la questione delle candidature, in primis quella a Sindaco. L’approdo di Luigi Muro nel governo di Palazzo Matteotti farebbe pensare ad un suo disimpegno nelle cose dell’isola, ma la sua permanenza nell’incarico di vice Sindaco va nel segno opposto. Per la verità appare indispensabile che egli metta in campo ogni tentativo per tenere compatta una squadra, che ha dato segni di sfilacciamento. Ma se lavorerà solo su organigrammi ed aspirazioni non andrà lontano. Tra Muro e Lubrano, dal punto di vista politico, prevalgono i segni di continuità. Anzi sono stati entrambi perfetti interpreti della stessa politica, conservatrice e vincente, degli ultimi anni. Risolvendo, come è probabile, tra di loro, la formula della prossima lista, ritengono di trovare la quadra vincente. E sembrano adoperarsi, entrambi, affinchè rimanga un loro problema privato. Forse andrà così, anzi è probabile.
Ma la politica non sempre si adegua a vicende personali, per quanto nobili e legittime possano essere. Andare alle prossime elezioni riproponendo lo stesso schema (peggio ancora se rattoppato all’ultimo momento) potrebbe, tuttavia, stavolta , rappresentare un vero rischio per il centrodestra. Sia in termini elettorali sia in termini di governabilità. E credo, che, in questo momento storico, la partita si gioca sulla capacità di mettere in campo un vero disegno politico che tenga conto , anche, del futuro economico dell’isola e per le nuove generazioni.
Fine prima parte

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