Home > Procida. Quello che il NATIONAL GEOGRAPHIC non ci ha detto !

Procida. Quello che il NATIONAL GEOGRAPHIC non ci ha detto !

Procida – Forse oggi l’obiettivo principale non è scoprire che cosa siamo, ma piuttosto rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare. (M. Foucault) Parto da ciò per fare un po’ di considerazioni sull’ennesimo tentativo – della stessa mano – di gettare fango nel bel mezzo di una estate tutta da disegnare economicamente e turisticamente. L’ultimo appello – quello di un paio di anni fa targato “la repubblica”- arrivò in prossimità delle festività natalizie ed intonava la stessa ed identica litania che abbiamo letto in questi giorni sul mensile National Geographic. La stessa mano – quella del gruppo “L’Espresso” – che da Repubblica è emigrata sul mensile tanto caro agli intellettualoidi con la lacrima a comando e con la penna intinta nel qualunquismo dilagante. Più o meno – nella sostanza – lo stesso articolo di un paio di anni fa, con qualche foto nuova, qualche didascalia sbagliata e con i soliti commenti ad orologeria. Molti di noi si aspettavano che da quel accorato appello ( 2007 ) e dai suoi firmatari, fossero scaturiti dei fatti, quantomeno per l’ indignazione che dicevano di provare vedendo l’isola ridotta in quel modo. E invece niente. Perché Renzo Arbore, ad esempio, non ha regalato a Procida un suo concerto? Magari i Procidani tra un sussulto di “Maruzzella” e un “O sole mio” avrebbero riflettuto meglio. Renzo Piano, per citarne un altro, perché non ha messo e mette a disposizione dell’isola e della collettività la sua scienza, i suoi disegni, le sue architettoniche piramidi moderne ?? Dove sono stati fino ad ora ?? Per non parlare degli altri “cofirmatari”, che forse Procida non l’hanno vista nemmeno in fotografia ma quando c’è da firmare un appello, quando c’è da fare squadra ci sono sempre, anche quando non serve a nulla. Veniamo all’ultimo appello – ripreso poi sempre da “la Repubblica” a firma di Patrizia Capua: sembra una fotocopia sbiadita del vetusto pezzo. La stessa ed identica solfa, gli stessi ed identici problemi descritti e sbandierati al vento. Cambiano – però – gli intervistati. Cambia la platea a cui rivolgersi . Su un mensile, che dovrebbe occuparsi di natura, di arte e cultura, non si può far politica. E così si intervista un professore universitario che insegna storia moderna ( cosa c’entra ??) di estrema sinistra, un medico che ama il verde e che vuole adoperarsi per il bene di Procida INSIEME a un altro compagno presidente dell’ente Albano Francescano che in anteprima ci svela il costo del biglietto per visitare la NOSTRA Vivara, (che grandiosa notizia ). Poi c’è il solito orpello di ambientalisti universitari orfani di Pecoraro Scanio, che si sbattono come anguille nelle “bagnarole”. Questa è la sostanza di un articolo e del disperato tentativo di chi non sa far altro che promuoversi alla disperata ricerca di chissà quale palcoscenico. L’articolo è sbagliato, è inutile e pieno di luoghi comuni. Sbagliato perché nel bel mezzo di una estate tutta da definire turisticamente non fa bene a nessuno leggere quelle cose. C’è una piccola economia da difendere e nel mentre di una crisi, sparare notizie simili non aiuta i Procidani, l’isola e chi si sforza con costi elevatissimi di promuovere la propria bellezza in fiere, congressi, convegni, con pubblicità, brochure e manifesti ecc. Est modus in rebus. C’è una misura nelle cose. E dunque anche nei tempi e nei modi per pubblicare una specie di articolo come quello scritto su NG. E’ inutile, perché se alle chiacchiere non seguono i fatti non serve a nulla sparare a zero. Ogni giornalista ha il diritto e il dovere di riportare i fatti così come li vede. Ma se avverte l’esigenza di ascoltare anche altre persone lo deve fare tenendo ben presente che le voci non possono e non devono essere univoche e sempre con lo stesso comune denominatore. L’altro giorno sempre “La Repubblica” riportava un articolo su un’isola del nord Europa. Mi sembra che si chiamasse “Osmo”, ebbene l’articolo decantava la vita, il sole, il verde, rifiuti zero, emissioni zero, Tutto pulito e vergine. Vogliamo vedere che troviamo pure li qualcuno che non è d’accordo?? Vogliamo vedere che anche in un paradiso c’è sempre qualche angolo buio?? La signora Tripodi – articolista del NG – venga lei a viverci a Procida non per un weekend, ma per un anno, dieci anni e capirà forse qualcosa di più. L’insularità di un territorio che sta tentando di sforzarsi – sbagliando anche – nella ricerca di una propria identità, culturale, turistica e che nessun appello e nessuna sottoscrizione, se non è accompagnata dal FARE, potrà servire ad accelerare questo processo. Infine i luoghi comuni. Tantissimi e che servono – lo capisco – a fare la notizia e che mettono in evidenzia il tentativo patetico di chi vorrebbe esercitare un ruolo senza alcuna costruttiva proposizione e confonde la legittimità delle aspirazioni con l’urgenza di quelle di un’isola che vuole sì cambiare, ma per non essere più ricattata da squalificati “maitresse a penser”. Se non ci si accontenta e si continuerà l’arrampicata, chiediamo solo che finiscano l’ipocrisia o la si consideri anche nel più, portatrice di una visione nuova, con idee e programmi, oppure taccia l’appiccicosa e disonesta doppiezza di chi si scandalizza a corrente alternata. Due pesi e due misure, per descrivere un luogo dove, nonostante tutto, vale la pena viverci e combatterci. “áPortare lontano tra teneri germogli, profumi di cieli turchini, tra acque sconfinate, emozioni di cuori schiantati dal vento. Dare il nome ad un fiore, dipingere nell’aria, nella luce dell’aurora.”

Fonte “Il Golfo”

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *