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Procida Questa sera veglia di preghiera per scongiurare l’abbattimento delle case abusive di necessità.

L’iniziativa è del gruppo del “Rinnovamento nello Spirito” isolano. Si terrà, oggi, nella chiesa di Sant’Antonio Abate, alle ore 18,30. Si prevede una folta partecipazione di fedeli in quanto l’abbattimento delle due case, divenuto “esecutivo” dopo le varie sentenze passate in giudicato, e che rientra nel programma fissato dall’ufficio della Procura della Repubblica, ha molto turbato la popolazione isolana. Saranno due ore intense di canti, preghiere, recitazioni di salmi, invocazioni per chiedere – spiega la signora Rosaria Imputato, una delle animatrici della veglia, – “al Dio delle cose impossibili, un miracolo possibile, che consenta la sospensione del provvedimento “. “Sia ben chiaro – spiega la signora – che noi non vogliamo porci contro la legge. Sappiamo bene che la società va regolata e governata con regole e normative. Conosciamo bene i disastri ambientali compiuti in questi ultimi tempi da gente senza scrupoli che per sete di guadagno non ha esitato a inondare di cemento il territorio italiano. Ma conosciamo anche bene che ci sono casi, come questi due procidani, che avrebbero bisogno di una considerazione diversa. Non riusciamo ad accettare che “paghi il giusto per il peccatore”! Da qui la nostra invocazione al Signore a che illumini le coscienze di autorità, amministratori, cittadini, con un comportamento volto solo e sempre al bene comune”.
Le due sentenze esecutive di abbattimento a Procida riguardano due case abitate da due nuclei familiari, una la famiglia Scotto di Clemente in Via Marconi ed è stata costruita, nel 1998, su un’area che – il piano urbanistico comunale che non è riuscito ad avere l’approvazione regionale, aveva destinato proprio alla costruzione delle case popolari, l’altra, la famiglia Lauro – Riccio, situata in via Sottotenente Scotto di Vettimo, ed è stata costruita nel 2000, “dopo aver subito ben sette sfratti”, dice la proprietaria Archina Riccio, per la quale è stato anche chiesto e pagato il condono.
DOMENICO AMBROSINO da “Il Mattino”

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