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Procida: Referendum, le ragioni del SI

Di Michele Romano

PROCIDA – Il 4 dicembre saremo chiamati a partecipare con un voto al Referendum sulla Riforma Costituzionale inerente alcune modifiche significative come: il superamento del bicameralismo paritario; la riduzione dei parlamentari; contenimento dei costi istituzionali; soppressione del CNEL (Centro Nazionale Economia e Lavoro); revisione dei rapporti legislativi tra Stato e regione.

I primi due punti costituiscono una svolta importante sul piano dell’efficacia e dell’efficienza sulla rapidità di provvedimenti, con la riduzione ad una sola lettura parlamentare rispetto alle quattro attuali tra Camera e senato che tante nocività hanno prodotto per la risoluzione dei problemi del Paese. Per quanto riguarda il CNEL, finalmente si elimina un ente inutile e parassitario verso il quale lo Stato, che siamo tutti noi, ha versato tanti stipendi a personaggi organici della politica, della magistratura, baroni universitari (i fautori del NO ne sanno qualche osa).

La medesima validità è racchiusa dentro la revisione delle competenze Stato – Regioni perché i risultati disastrosi espressi in questi anni dalle strutture regionali sono ampiamente palesi. Certamente non è la “panacea universale”, la riforma della “vita” ma, almeno, lo sforzo di mettere in movimento un cambiamento, una grande trasformazione dei gangli di uno Stato diventato sempre di più pachiderma, lezioso, insolvente e sempre più lontano nel dare risposte concrete, immediate e alquanto risolutive alle domande che sempre più drammatiche emergono dal cuore delle tenebre della nostra società e dal contesto planetario ed europeo, impregnato di urgenze solidali e aberranti egoismi. Ecco perché è cosa opportuna e proficua mettere un bel SI sulla scheda referendaria. D’altra parte ci fa rabbrividire il quadro di famiglia schierata per il NO, da una parte D’Alema, Bersani, Berlusconi, De Mita, Pomicino, Monti, Brunetta, Alemanno, Fini ed altri, personaggi che hanno notevoli responsabilità del “Disastro Italia” degli ultimi trent’anni, dall’altra, il populismo razzista di Salvini e quello inquietante e demagogico di Grillo e i suoi balilla.

Speriamo che tale brivido di angoscia e paura percuota la schiena della maggioranza del popolo italiano in modo da non incuneare il Bel Paese dentro un labirinto in cui trovare in cui trovare il filo di Arianna per uscire diventerà un’impresa ardua e difficile per uscirne.

Forse, a questo punto, per trovare quel filo, sarebbe auspicabile l’arrivo di fate come Mary Poppins o di angeli come Josephine Ange Gardien.

Postilla finale. Siamo desiderosi di comprendere a Procida l’orientamento di tutti coloro cui abbiamo offerto la fiducia di Governare il territorio con la formula: cambiare verso. Questo perché, sia ben chiaro, che questo Referendum è uno spartiacque tra un cambiamento produttivo e una mera conservazione condita di becero populismo.

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Un commento

  1. A proposito di voto e referendum abrogativi…se il parere
    di noi cittadini assume un peso, vuol dire che ancora qualcosa contiamo ! I disfattisti dichiarano di
    non voler cambiare nulla o addirittura di non voler
    partecipare al voto ma,
    se l’italia è a rotoli per che abbiamo ” eccessivamente ” delegato scelte che spettavano a noi contribuenti,
    non ci dobbiamo poi lamentare d’ogni disservizio !!
    Una sana condivisione di pareri non può che giovare
    alla nostra democrazia, così bistrattata e demotivata .
    Non andare al voto, sopratutto al referendum, esprime rinunzia ad ogni partecipazione di qualsiasi tipo o qualità;
    per seguire i nostri interessi, siamo certi di capire il senso
    di questa nostra rinunzia ?
    Le scelte operate in tal senso debbono avere necessariamente il consenso del nostro partito ?
    Il voto non dovrebbe, come garantisce la costituzione,
    essere indipendente da ogni collettivo condizionamento ?

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