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Procida. “Riapriamo il carcere.”

Raccogliamo la provocazione pubblicata dal “Corriere dell’isola” nel n. 3 del 29 gennaio 2009 giacché pensiamo sia maturo il momento, visto anche le prossimo tornate elettorali, di tornare parlare della struttura di Terra Murata, abbandonata da oltre vent’anni della quale, ad oggi, l’unica cosa certa è che abbiamo perso “Filippo e ‘o panaro”.

Nuovi carceri modulari costruiti su terreni demaniali con criteri ecocompatibili, sfruttando vetro, acciaio, materiali isolanti, pannelli fotovoltaici, lampade a basso consumo, caldaie ad alta efficienza termica e, magari, una tinta a basso impatto ambientale per i muraglioni dell’intercinta.

Questo, sulla carta, è il piano del governo che ha presentato un emendamento al decreto milleproroghe (da convertire entro il 1° marzo) per conferire al direttore del Dap, Franco Ionta, la qualifica di commissario straordinario con il potere di sostituirsi alle amministrazioni inadempienti, così come lo ha avuto Guido Bertolaso per l’emergenza rifiuti a Napoli. …

… Sin qui la notizia raccolta da molti organi di stampa che implica una serie di considerazioni. Tanto per farne una, se proprio vogliamo essere <<ecosostenibili>>, caro Ministro, invece di togliere altro verde alle persone non sarebbe il caso di recuperare le tante strutture carcerarie dismesse di cui la nostra nazione è notoriamente zeppa?

Visto che l’ex struttura carcerario dell’isola di Procida, ad esempio, chiusa da quasi un quarto di secolo non ha ancora trovato, tra le tante ipotesi prospettate nel corso degli anni (cittadella dell’arte, casinò, centro polifunzionale turistico, regalata al Comune al prezzo di 1 euro, etc. etc.) una decente destinazione né, tantomeno, si vede principio, perché non la mettiamo a posto e la riapriamo, tanto per dargli un tocco di storia, con la scritta: “qui trovò dimora il Gran Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani?”

Nel 1988, anno in cui venne sfrattato l’ultimo inquilino, secondo calcoli maccheronici fatti dai nostalgici del tempo, aveva una ricaduta economica sull’isola (tra taxi, ristoranti, approvvigionamenti di varia natura, personale, manufatti in lino, etc.) quantificata in non meno di duemiliardi di lire annue che, rapportate ad oggi, sarebbero non meno di quattro-cinque milioni di euro, mica bruscolini.

A questo punto, visto che chiudere la struttura carceraria più che di una “palla gol”, slogan caro al buon Domenico Ambrosino, si è trattato di una immensa “palla … di fango”, non sarebbe il caso di dire al Ministro Alfano: signori abbiamo fatto una cappellata, ridateci il carcere. Non sarà il massimo dell’ospitalità diffusa ma, a modo suo, anche quello è turismo!?

 

 

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