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Procida: Riflessioni sul crocifisso


Il caso del Crocifisso. Questa figura rappresenta per una forte e significativa parte dell’umanità, il figlio di Dio morto per gli uomini, per altri, potenzialmente per tutti, anche per coloro che non credono nella sua divinità, un simbolo, un volto universale dell’umanità, della sofferenza e della carità che la riscatta, in altri termini avvolto dalla pietas dei sentimenti di generazioni. Si può e si deve osservare che le potenze terrene di cui quel crocifisso è simbolo e sostanza, ossia la Chiesa, si sono macchiate e talvolta si macchiano ancora di violenze, prepotenze, ipocrisie, che negano quell’uomo in croce e fanno del male agli uomini. Certamente il negativo che si può addebitare alla chiesa cristiana non può far dimenticare anche il grande bene che hanno offerto. Per esempio, nella chiesa cattolica, sono tante le figure fulgide che l’hanno onorata. Quell’uomo in croce che ha pronunciato l’immenso discorso delle Beatitudini non può essere espulso dalla nostra interiorità neppure da quella di chi non lo crede figlio di Dio.
La vis polemica creata da questa decisione dividerà il Paese in modo becero per entrambi i fronti, fomenterà i peggiori clericalismi, offrirà a tanti buffoni la tronfia ostentazione a presentarsi come campioni della Libertà o dei Valori, così il Crocifisso subirà un ulteriore insulto trovandosi difensori più ipocriti e indegni di coloro che, a suo tempo, il Cristo definì >.
Prof. Michele Romano

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