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Procida ritrova i libri proibiti e sui vampiri

di Domenico Ambrosino – IL MATTINO

8000 volumi, migliaia di manoscritti aggrediti dall’umidità e dalla polvere, con testi risalenti ai secoli XVI, XVII, XVIII e XIX : la biblioteca dell’Abbazia di San Michele Arcangelo rappresenta un vero e proprio giacimento culturale da recuperare e valorizzare.

L’operazione è partita grazie a due iniziative che si avvalgono del lavoro sinergico di alcune forze isolane: da un lato i giovani volontari del servizio civile promosso dalla Pro Loco dell’isola, presieduta da Fabrizio Borgogna, dall’altro, il progetto di catalogazione informatizzata del fondo antico della biblioteca abbaziale, finanziato dalla Regione Campania, diretto dalla dottoressa Rachele Pisani.

Coordina il tutto, il prof. Antonio Lubrano, delegato del curato don Michele Del Prete, che da quando è andato in pensione, si è dedicato anima e corpo alla “riscoperta e valorizzazione della culla della storia isolana, cioè il borgo di Terra Murata”.

“Lo stato dei libri – dice il prof. Lubrano – è in generale discreto, molti presentano alterazioni cromatiche , o processi di degradazione biologica con l’insorgenza di muffe e infestazione di insetti, altri hanno la legatura deteriorata. Altri ancora sono stati già recuperati dall’attacchi dell’umidità e restaurati. Ora i giovani, dopo aver provveduto alla spolveratura dei testi, li sistemano in appositi contenitori, mentre la dottoressa Pisani provvede alla loro catalogazione secondo i criteri vigenti dell’  “international standard bibliographic description” e delle “regole italiane di catalogazione autori”.

La biblioteca –  e la prova è quanto asserito nell’Inventario” dell’Abbazia del 1521, redatto dal notaio Andrea Florentino, dopo l’abbandono dell’Abbazia da parte dei Benedettini, alla fine del secolo XV, che non ve fa cenno alcuno – fu fondata per impulso del Cardinale Innico D’Avalos del quale si ha un’annotazione scritta a mano, sul frontespizio del libro “Opera Omnia Innocentii III, stampato a Venezia nel 1578. Il suo successore, il cardinale Roberto Bellarmino, incrementò la biblioteca con altri testi. Il libro più antico è datato 1534. Ci sono anche otto antichi Corali, di cui quattro in pergamena. Essi trattano argomenti i più vari: teologia, dogmatica, prediche, catechismi, tesi di supporto didattico al clero con funzione di cura d’anime. Le tematiche spaziano dai diritti e doveri degli abitanti delle città marittime del “Catechismo Nautico” di Marcello Scotto (1788), al testo di “Ostetricia Pratica” (1787), agli “Annali d’Italia” di Ludovico Antonio Muratori (1755). Ci sono anche manuali di esorcismo e trattai sul demonio come le “Dissertazioni sopra le apparizioni de’ spiriti” e sopra i vampiri” (1756).

Alcuni tra i più pregiati volumi del XVI, XVII e XVIII secolo, sono usciti dai torchi dei più noti stampatori: i Giunta, (operarono a Venezia e Firenze nel mondo librario del ‘500), i Plantin, i Pezzana,  la Stamperia Simoniana. C’è anche un teso raro: è l’ “Indice dei libri proibiti” (1619). Esso è una delle poche copie ancora esistenti, non a caso è stato richiesto dalla Biblioteca Vaticana la quale, essendone priva, ha voluto microfilmarlo.

IL MATTINO

17-3-2010

DOMENICO AMBROSINO

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